L’adulto nella stanza Conte non basta, l’Italia ha bisogno di Mattarella per non avere più paura

Il discorso del Presidente della Repubblica era necessario, ma serve una sua presenza costante. Lui più di tutti ha autorevolezza per rassicurare la Nazione. Mentre il presidente del Consiglio non appare in grado di sostenere un ruolo così drammatico

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

Avevamo bisogno delle parole del Presidente Sergio Mattarella, che ha parlato alla Nazione oggi pomeriggio. Giorno dopo giorno, misura dopo misura, gli italiani stanno introiettando una realtà che assomiglia a una guerra. Non siamo al coprifuoco, ma l’eccezionalità degli ultimi provvedimenti non ha riscontro nella storia repubblicana. «Verranno cambiate le nostre abitudini per 30 giorni», prevede Beatrice Lorenzin, ex ministra della Salute. La rinuncia a certe libertà consolidate si sposa all’invocazione di una guida forte in grado di rassicurare il Paese spiegandogli cosa si sta facendo e perché e di persuadere tutti a comportarsi in modo adeguato. Il problema esiste se, come ha scritto su Linkiesta Francesco Cundari, nella giornata di mercoledì il Governo ha persino tentato da scaricare le colpe della sua incapacità comunicativa sui giornalisti e se addirittura Alessandro De Angelis su Huffington Post ha parlato di «confusione sistemica» sommata a «una costante recita a soggetto dei singoli».

Giudizi troppo duri? Può essere, ma è un fatto che il presidente del Consiglio a molti non appare in grado di sostenere un ruolo così drammatico in questa contingenza eccezionale: non è solo l’opposizione a nutrire sfiducia verso Conte ma anche una porzione della sua maggioranza. Attenzione, questo non significa che stia salendo dal Paese una richiesta di dimissioni del governo, ché anzi una crisi sarebbe vissuta come un colpo basso, un tafazzismo, proprio nel momento più delicato. Anche se è vero che in Parlamento si vociferi apertamente di un governo Draghi: ma si tratta di una personalità che, semmai, sarebbe indicata per ricostruire sulle macerie economiche eventualmente lasciate dallo tsunami del coronavirus più che a rivestire i panni del commander-in-chief.

Perché è proprio di un “comandante in capo” che si avverte il bisogno. Di «uno che comandi», aveva detto Renzi con linguaggio sbrigativo ma non lontano dal vero. Da varie parti si chiedeva un intervento rassicurante alla persona che più di tutti ha autorevolezza e carisma per parlare agli italiani, Sergio Mattarella. Ma può il capo dello Stato auto-assegnarsi un ruolo di guida politico? Evidentemente – secondo le regole del nostro ordinamento costituzionale – no, non può. E tuttavia ci sono situazioni in cui le regole si forzano, e se c’è un momento nel quale il Presidente della Repubblica deve in qualche modo scendere in campo, anche irritualmente, è proprio questo. Il suo discorso di oggi pomeriggio è benvenuto, e anzi non deve essere un atto isolato.

Una presenza costante di Sergio Mattarella potrebbe persino aiutare un governo figlio della debolezza strutturale della politica italiana e anche in qualche modo avvicinare maggioranza e opposizione, oggi pochissimo in sintonia, che è un’altra condizione per superare una difficilissima emergenza che potrebbe essere non breve. In una situazione meno drammatica di quella di oggi, il Parlamento andò a pregare Giorgio Napolitano a restare al Quirinale oltre il consueto settennato. Oggi un altro Parlamento non meno sfilacciato di quello potrebbe benissimo chiedere al successore di Napolitano quel qualcosa in più che occorre all’Italia del coronavirus.

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