Idee per il dopoSe vuole diventare città della scienza, Milano dia una casa a virologi ed epidemiologi

Tutti gli esperti dicono che la modernità sarà costretta a convivere con le pandemie: finita l’emergenza, tra Human Technopole, Burioni e magari chiamando Ilaria Capua, il capoluogo lombardo potrebbe rilanciarsi come hub sanitario e di ricerca europeo

(MIGUEL MEDINA / AFP)

Venerdì con una conferenza stampa online Human Technopole e Arexpo annunceranno il vincitore del concorso internazionale per la progettazione del Palazzo della Ricerca nell’area di Rho-Pero. L’annuncio avverrà in un contesto del tutto diverso rispetto alle previsioni perché “la battaglia di Milano” contro il coronavirus è in pieno svolgimento e non se ne conosce ancora l’esito.

Come già scritto in questa rubrica l’altissimo numero di decessi registrato in particolare a Bergamo e Brescia ha sicuramente compromesso l’immagine internazionale della sanità lombarda, ma purtroppo il danno non si ferma qui. Anche l’ambiziosa candidatura di Milano a città europea della scienza sconterà, volenti o nolenti, un ribasso reputazionale.

Nel mondo è considerata la capitale del design e una delle grandi città della moda, il suo ulteriore upgrading a hub scientifico era ed è legato al successo dell’operazione Human Technopole e alla realizzazione del piano di investimenti degli australiani di Lendlease. I progetti che sono in cantiere sono validissimi, andranno sicuramente avanti ma non si potrà certo far finta che non sia successo nulla.

Bisognerà fare i conti con la variante virus e allora forse si tratta di prendere il toro per le corna, giocare d’anticipo piuttosto che subire. Tutti gli esperti dicono che la modernità sarà costretta a convivere con le epidemie, che non bisogna illudersi che il coronavirus sia l’ultima pandemia? Ebbene Milano e la Lombardia, proprio perché hanno già pagato un carissimo prezzo, potrebbero investire stabilmente proprio nella ricerca finalizzata a combattere i contagi del futuro.

In città già opera Roberto Burioni, che in queste settimane si sta dimostrando un punto di riferimento dell’opinione pubblica più avvertita. L’ospedale Sacco, nella tempesta, ha dato buona prova di sé. Si potrebbe attrarre su Milano una professionalità di valore internazionale come Ilaria Capua che oggi lavora in Florida. Le idee e le suggestioni possono essere queste o altre, l’obiettivo dovrebbe essere quello di far ritornare i riflettori della comunità scientifica mondiale su Milano per illuminare una nuova sfida e non un ripiegamento.

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