ConfindustriaCome cambia l’agenda di Bonomi ora che non potrà più puntare sul modello Milano

Sia pure lentamente, ci stiamo avviando verso la designazione del nuovo presidente degli imprenditori. Il capo di Assolombarda è in vantaggio, ma con il coronavirus dovrà riscrivere il programma per la ripartenza e trovare una nuova narrazione

(Photo by Miguel MEDINA / AFP)

Seppur lentamente ci si sta avviando alla designazione del nuovo presidente di Confindustria. Il voto inizialmente previsto per il 26 marzo è slittato al 16 aprile quando con un inedito sistema di voto a distanza i 160 membri del consiglio generale apporranno la loro scheda in un’urna virtuale.

Secondo la relazione redatta dai tre saggi una larga maggioranza delle associazioni territoriali è schierata con Carlo Bonomi, l’attuale presidente di Assolombarda. E così Milano potrebbe a breve riconquistare il vertice di Confindustria dopo la parentesi del salernitano Vincenzo Boccia e stavolta, rispetto ad altri casi precedenti, sarebbe un successo di squadra, dell’intera associazione.

In competizione c’è ancora la torinese Licia Mattioli che – sempre secondo i saggi – è però molto indietro. E quindi salvo sorprese – mai da scartare – Bonomi dovrebbe diventare presidente in un contesto però del tutto nuovo rispetto a quello in cui aveva lanciato la sua candidatura.

Fino al pre-virus la scelta di Assolombarda ai vertici di Viale dell’Astronomia si configurava come un avvicinamento dell’associazione alle imprese, un ritorno alla supremazia del Nord dell’export e del 4.0 e un’accentuazione dell’autonomia rispetto alla politica. Il tutto in nome di una lotta alle burocrazie interne e una riorganizzazione dei rapporti centro-periferia.

Non sapremo mai come Bonomi avrebbe poi concretamente onorato questi impegni, se con piglio decisionista e approccio radicale (ai limiti della rottamazione) oppure con un programma più graduale. Di sicuro con il coronavirus, la chiusura di una parte consistente delle fabbriche e i rischi che tutto ciò comporta per l’industria italiana, il prossimo presidente dovrà riscrivere la sua agenda delle priorità.

Avrà davanti a sé un foglio bianco, dovrà riempirlo con un programma d’emergenza. E purtroppo, anche da un punto di vista psicologico, non avrà dalla sua la possibilità di usare lo storytelling del modello Milano come avrebbe potuto sicuramente fare fino a qualche settimana fa. In attesa degli eventi, Bonomi fa prove tecniche di leadership e ha destato una certa curiosità la sua ultima e veemente intervista al Giornale (titolo: «Non siamo untori») in cui ricordava che persino i medici da Cuba «li abbiamo fatti arrivare noi, grazie alla nostra rete di relazioni».

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