Arrivederci al 2021Il Salone del mobile salta un anno, ma ora il design italiano potrà reinventarsi

Rinviata la madre di tutte le Expo, con danni economici e simbolici non indifferenti per la città. Adesso, però, le aziende del settore hanno l’opportunità e il tempo di riscrivere le regole di un’eccellenza italiana

(MIGUEL MEDINA / AFP)

La decisione, soffertissima, alla fine è arrivata. Il Salone del Mobile che già aveva traslocato nel calendario al 16 giugno subirà un nuovo rinvio e questa volta direttamente all’aprile 2021. Per Milano non è una botta da poco, in fondo la fiera internazionale del design è stata “la madre di tutte le Expo”, nel senso che senza la solida esperienza del Salone Milano sarebbe arrivata all’esposizione del 2015 meno abituata a gestire tutto ciò che porta con sé un grande evento. E anche dal punto di vista simbolico il Salone è stata in questi anni la riproposizione moderna del mito della Fiera Campionaria.

Senza il Mobile quindi la Milano del design e della creatività è più triste e pensosa. A strapparle un sorriso in questi giorni di quarantena è solo Chiara Alessi, un cognome una garanzia, che ogni mattina sulla Rete con una pillola di soli due minuti racconta con garbo e cultura la storia degli oggetti che hanno fatto grande il made in Italy. Dalla Fiat 500 all’orologio Solari passando per la Valentine, la Vespa e via di questo passo.

L’impressione è che di Chiara Alessi sentiremo parlare ancora a lungo ma tornando al Salone senza pace forse – sottolineo forse – non tutto il male vien per nuocere. Non parlo in termini quantitativi – giro d’affari, indotto, turismo, ecc. – ma penso alla sostenibilità di medio periodo del modello di business adottato dalle migliori aziende italiane, le nostre eccellenze.

Un modello dispendiosissimo finalizzato a produrre continuamente novità, anche con lo scopo (nobile) di alimentare la vetrina annuale del Salone. Alla fine questa rincorsa però sta assomigliando a un girone dantesco e sempre con maggiore frequenza si sente parlare di aziende che quel ritmo non sarebbero comunque riuscite a tenerlo per molto ancora. Anche perché dietro i bei nomi del made in Italy, almeno nella stragrande maggioranza, c’è poca finanza e quindi le munizioni da sparare sono contingentate. Reinventare la straordinaria storia di successo del design italiano non è un’operazione facile ma con l’annullamento del Salone il tempo per poter mettere a fuoco il tema stavolta c’è.

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