Decreto aprileIl governo lavora sul reddito d’emergenza ma non ha ancora deciso a chi destinarlo

La nuova misura dovrebbe sostenere i lavoratori senza ammortizzatori sociali, rimasti senza occupazione a causa dell’epidemia. Ma resta il nodo dei lavoratori in nero. L’indennità per le partite Iva potrebbe salire a 800 euro

Italian milk farmer Dario Sereno and his wife Massima Santoro, both wearing a face mask, prepare to milk cows in their farm on March 26, 2020 in the countryside of Vottignasco, Piedmont, during the country's lockdown following the COVID-19 new coronavirus pandemic. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP)

La preoccupazione del governo sulla fase uno, quella del decreto Cura Italia, è far arrivare il prima possibile fondi e liquidità a lavoratori e imprese piegate dal lockdown. E l’accordo raggiunto nella notte tra Abi, parti sociali e ministero del Lavoro per accreditare direttamente sui conti correnti gli assegni della cassa integrazione va in questa direzione. Mentre per la fase due del “decreto aprile” l’obiettivo ora è ampliare e rifinire gli aiuti. E a tenere banco è quello che i Cinque Stelle chiamano Rem, Reddito d’emergenza, e altri, come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris , “reddito di quarantena”. Ovvero una protezione che dovrebbe sostenere i lavoratori senza ammortizzatori sociali, non coperti dall’indennità per gli autonomi né dal reddito di cittadinanza, e che a causa dell’epidemia hanno perso il lavoro. Compresi i lavoratori a termine a cui non verrà rinnovato il contratto. Una platea che potrebbe allargarsi o restringersi però, a seconda che siano considerati o meno – come chiesto dallo stesso ministro del Sud Peppe Provenzano – anche tutti i lavoratori irregolari, in “grigio” o in nero, che secondo le stime dell’Istat sono 3,7 milioni.

Saranno decisivi i paletti che metterà il governo per capire la cifra da stanziare. La somma da mettere in campo oscilla tra i 2 e i 5 miliardi. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha detto che servono 3 miliardi e procedure semplificate in modo da poterlo erogare in poco tempo. Il Movimento 5 Stelle spinge perché venga creata una sezione ad hoc del Reddito di cittadinanza, eliminando alcuni requisiti e condizionalità di accesso alla misura. Il Pd, invece, vorrebbe che la misura si agganciasse al decreto Cura Italia, allargando il bonus per gli autonomi anche a chi finora è stato escluso. Una ipotesi potrebbe essere quella di rafforzare il Fondo per il reddito di ultima istanza da 300 milioni, in larga parte destinato ai professionisti iscritti agli ordini, che quindi verrebbe allargato modificando destinatari e requisiti di accesso.

L’obiettivo è «non lasciare indietro nessuno», ripetono le diverse anime dell’esecutivo. Ma tracciare la platea dei destinatari non è semplice. Anche perché includere tutti i lavoratori in nero significherebbe legittimare le irregolarità, e la cosa non piace a tutti. Il perimetro si potrebbe restringere al cosiddetto “lavoro grigio” di chi ha lavorato saltuariamente anche per brevi periodi e ha subito una contrazione del reddito a causa dell’emergenza sanitaria. Ci sono da considerare poi lavoratori domestici esclusi dalla cassa in deroga, gli intermittenti, gli stagionali che non rientrano nelle coperture del Cura Italia, e pure i fast job con contratti giornalieri, settimanali o mensili. L’idea dell’esecutivo potrebbe essere anche quella di ampliare il Rem ai lavoratori che hanno finito il sussidio di disoccupazione.

L’assegno, che potrebbe fermarsi ai 600 euro dell’indennità già prevista per gli autonomi a marzo o più probabilmente restringersi a un mini bonus di 400-500 euro, sarà però temporaneo (della durata di un paio di mesi) e legato all’emergenza. Il sottosegretario all’Economia, il Dem Pier Paolo Baretta, ha spiegato comunque che il sostegno potrebbe arrivare «come erogazione di denaro oppure sotto forma di pagamento di bollette e affitti per il sostegno immediato».

Sul tema si è fatto sentire pure Beppe Grillo, che ieri dal suo blog ha chiesto un reddito di base universale per tutti, dai più poveri ai più ricchi, al di là dell’emergenza.

La misura è ancora in gestazione. Una proposta analitica, a cui il governo potrebbe guardare con attenzione, arriva dal Forum disuguaglianze e diversità, guidato dall’ex ministro Fabrizio Barca, in collaborazione con l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile dell’ex ministro Enrico Giovannini, coordinati da Cristiano Gori, docente di politica sociale dell’Università di Trento. Nell’ultimo documento pubblicato, il team prospetta due interventi distinti, anche per evitare «uno spezzatino di micro-misure», spiegano: il Rem e il Sea. Per il Rem, si potrebbero usare i dispositivi del reddito di cittadinanza, estendendolo ai nuovi richiedenti per la durata del periodo di emergenza, ma eliminando i vincoli patrimoniali legati all’Isee, semplificando le procedure, eliminando le condizionalità (d’altronde già nel decreto Cura Italia era stato eliminato l’obbligo di accettare una proposta di lavoro) e allentando le sanzioni. Una seconda misura chiamata Sea, Sostegno di emergenza per il lavoro autonomo, potrebbe invece sostituire il bonus di 600 per le partite Iva. L’importo però non sarebbe fisso, ma determinato in modo progressivo a seconda delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo e parametrato alla perdita di guadagno, così da supportare in misura maggiore chi subisce più danni.

Entro oggi, intanto, dovranno essere presentati al Senato i subemendamenti al primo decreto Cura Italia. Finora sono arrivati in commissione Bilancio oltre 1.100 emendamenti, di cui 95 del Movimento Cinque Stelle e 57 del Pd. Visto il margine di manovra limitato, il Pd ha presentato 37 ordini del giorno con l’intento di impegnare il governo a farsi carico di alcune misure nel prossimo provvedimento. Tra le richieste, ci sono la cig in deroga anche per colf e badanti e aiuti per chi non riesce a pagare l’affitto. Il decreto, che potrebbe avere una dote intorno ai 30 miliardi, dovrebbe essere varato tra il 12 e il 13 aprile. Prima però l’esecutivo dovrà passare di nuovo dal Parlamento per chiedere un nuovo scostamento di bilancio. Il governo sta valutando di incrementare i 600 euro dell’indennizzo per autonomi e professionisti fino a 800 euro, rendendolo però più selettivo. Ma solo per il rinnovo della cassa integrazione fino al 31 luglio, quando scadrà lo stato di emergenza, serviranno circa 10 miliardi.

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