Grande distribuzioneCosì quelli del codice a barre digitalizzano i 120mila prodotti che compriamo in quarantena

Secondo Nielsen, tra lunedì 9 marzo e domenica 15, le vendite di largo consumo in rete sono aumentate del 97,2 per cento rispetto al 2019. Ecco che cosa comprano gli italiani costretti in casa. In un magazzino di Milano, viene fotografato e catalogato tutto ciò che è venduto nella gdo

GS1 Italy

In un palazzo a trecento metri dal Castello Sforzesco di Milano, c’è un magazzino dove ogni giorno viene fotografato e digitalizzato l’81% dei prodotti venduti nei supermercati e ipermercati della grande distribuzione organizzata. Da cinque anni in via Pietro Paleocapa, zona Cadorna, sono passati da fisici a digitali oltre 120mila articoli di circa 1800 produttori. A compiere questo lavoro certosino è GS1 Italy, l’associazione senza scopo di lucro che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo con l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni e istituzioni. Il ramo italiano di un’azienda presente in 114 paesi, con 1,5 milioni di aziende utenti e 6 miliardi di bip ogni giorno. Per capirci, come loro amano chiamarsi, «quelli del codice a barre». Questo servizio web si chiama “Immagino” e da anni semplifica lo scambio tra produttori e distributori per la gestione, l’aggiornamento e la validazione delle immagini e delle informazioni dei prodotti.

Un lavoro decisivo per semplificare la vita dei tanti italiani che fanno la spesa online in questi giorni di coronavirus e prima di mettere un prodotto nel loro carrello elettronico vogliono sapere cosa c’è dentro e avere un’idea di come sia fatta la confezione. Secondo i dati Nielsen, nella settimana tra lunedì 9 marzo e domenica 15, le vendite della grande distribuzione organizzata sono aumentate del +16,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. La terza settimana con trend positivo a doppia cifra per la Gdo. Mentre le vendite di largo consumo online sono aumentate del 97,2 %, quindici punti percentuali in più rispetto al trend della settimana precedente.

Il mercato online alimentare in Italia vale circa l’1% del totale, mentre in Europa la cifra oscilla dal 4% all’8%. Ma a causa del coronavirus cè stato un boom negli ultimi giorni. «In Esselunga siamo al 4% e le richieste ricevute in questi giorni ci portano sopra al 20%, cinque volte il livello attuale», ha spiegato il ceo Sami Kahale. Secondo Nielsen nel carrello gli italiani impauriti dalla quarantena hanno preso i fondamentali della sopravvivenza: farina (+185%), latte (+62%) e pasta (+65,3) ma anche spalmabili dolci (+57,7%) e pizza surgelata (+54,3%) per rendere più tenero l’autoisolamento. L’allarme ha fatto ovviamente comprare più prodotti per lavarsi le mani:salviettine umidificate (+196%), alcol denaturato (+169,2%), sapone per le mani, liquido e solido (+100,3%), e per misurarsi la febbre il termometro (+115,9%). Il balzo più alto sono stati i 7,4 milioni di guanti comprati nell’ultima settimana: +362,5%.

Per questo il servizio web di digital brand content management non ha smesso di lavorare neanche durante l’emergenza. «Dopo due giorni per valutare la situazione abbiamo messo tutto lo staff in smart working. Ora siamo tutti operativi. Abbiamo messo in sicurezza il magazzino e a turno due fotografi entrano per continuare la digitalizzazione. Nel nostro piccolo, con le dovute differenze rispetto agli eroi nelle corsie degli ospedali, nelle farmacie, nei supermercati e nelle fabbriche, stiamo garantendo che vada avanti un servizio necessario. Perché sempre più italiani stanno comprando la spesa online e hanno bisogno di avere tutte le informazioni utili sui prodotti nuovi o modificati», spiega Marco Cuppini, research & communication director GS1 Italy.

Anche l’idea originale del servizio è nata per una necessità: il regolamento europeo dal nome poco accattivante, l’1169 del 2011, ha obbligato i produttori a inserire nell’etichetta degli articoli venduti alcune informazioni per aiutare i consumatori nella scelta. L’Unione europea ha imposto per esempio di indicare gli allergeni in grassetto per renderli ancora più visibili e obbligato a inserire tutte le informazioni dell’etichetta anche negli articoli venduti online. Chi sta sul divano a casa deve avere le stesse informazioni di chi va fisicamente al supermercato. Questo ha creato un problema urgenti da risolvere per le aziende alimentari desiderose di vendere in e-commerce: fornire alle piattaforme online di distribuzione i dati e foto standard del prodotto.

Ma come funziona la registrazione? I corrieri portano nel magazzino un nuovo prodotto o un articolo che ha subito importanti modifiche nel packaging. Una volta arrivato inizia la registrazione. L’articolo viene identificato col codice a barre, pesato e misurato in tutti i suoi lati in maniera standard e per un certo periodo rimane fisicamente nel palazzo per evitare di farselo spedire di nuovo in caso ci sia qualche errore nel percorso. Anzi, spesso è accaduto il contrario. «Un produttore di cui ovviamente non possiamo fare il nome, per sfortuna sua aveva dimenticato di stampare in etichetta una riga, purtroppo sugli allergeni di questo alimento a base di cacao. Per fortuna siamo intervenuti in tempo evitando ripercussioni negative per i consumatori», spiegaCuppini.

 https://www.youtube.com/embed/f1mzV4APCuo/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-ITPoi il prodotto viene posizionato in un set specifico in base alla tipologia. Una bottiglia che riflette la luce è differente da un detersivo. Il prodotto viene fotografato dai tutti lati. Questo “gemello digitale” del prodotto diventa la base per coloro che dovranno inserire le informazioni dell’etichetta. Nel data entry. vengono inserite tutte le caratteristiche, compresa la bandiera italiana.

Questo controllo qualità è un passaggio fondamentale. Perché i dati delle caratteristiche del prodotto si uniscono alle rilevazioni sulle vendite di Nielsen e permettono all’osservatorio interno di Gs1 per spiegare le tendenze dei consumatori. Per esempio il 19 marzo l’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, ha notato che l’orgoglio regionale campeggia sulle confezioni dei prodotti alimentari. L’indicazione della regione di provenienza è presente sul 10,8% dei 76.290 prodotti alimentari paniere di Gs1. Bollicine” venete, taralli pugliesi, salumi emiliani, latte piemontese, yogurt altoatesini, vini siciliani, mozzarelle campane e pasta molisana. Un «carrello della spesa che sviluppa oltre 2,34 miliardi di euro di vendite e che in un anno è cresciuto di +2,6% (soprattutto grazie all’aumento dell’offerta), contribuendo per l’8,% al giro d’affari totale del mondo food analizzato». Le informazioni sono utilizzate dalle aziende per capire i trend e lanciare nuovi prodotti, la distribuzione invece li usa per fare assortimenti più tarati in funzione delle richieste dei consumatori.

Una volta terminato il processo le informazioni vengono trasmesse al produttore che dà il via libera e grazie a questa piattaforma condivide le informazioni con i vari distributori. Una volta fotografati e digitalizzati da Immagino, i prodotti fisici rimasti nel magazzino non vengono sprecati, ma donati al Banco Alimentare che riceve ogni settimana i circa 600 articoli che arrivano nel magazzino. Finora sono stati donati oltre 510 quintali di prodotti di largo consumo dalle aziende che usano il servizio.

L’immagine standardizzata spesso viene usata anche per i volantini promozionali. «Le etichette sono un nuovo media e raccontano al consumatore tante cose», spiega Cuppini. «La provenienza della materie prime storicamente erano delle informazioni tecniche ignorate dai consumatori, rimanevano nascoste nel retro della confezione. Adesso sono dati che il produttore vuole sponsorizzare nella scelta del prodotto. Nella pasta per esempio poter dire “fatto con grano 100% italiano”, sta diventando sempre più importante».

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