Piano con le manetteCon il virus la galera può essere dannosa per la società (ma anche senza virus)

Il procuratore di Milano Francesco Greco ha scritto alle sue unità inquirenti, invitandole a chiedere l’arresto «solo per reati con modalità violente» o di «eccezionale gravità». Se si vuole evitare che le carceri scoppino e diventino focolai di coronavirus, perché non farlo anche in tempi normali?

CRUCIATTI / AFP

La notizia non era da prima pagina, evidentemente. Io l’ho trovata in un francobolluccio nell’orlo basso d’una pagina del dorso milanese del Corriere della Sera. Cronaca locale. Eppure era una notizia importante. Non è infatti cosa da poco se il capo di un importantissimo ufficio giudiziario invita i suoi pubblici ministeri ad andar piano con gli arresti. 

Questo avrebbe infatti scritto Francesco Greco, procuratore della Repubblica di Milano, alle sue unità inquirenti: di chiedere l’arresto «solo per reati con modalità violente» o di «eccezionale gravità». Pare che l’iniziativa sia riferibile all’esigenza di non aggravare la situazione di sovraffollamento delle carceri, tanto più allarmante per il pericolo che esse diventino altrettanti focolai d’infezione micidiale.

E già se si trattasse soltanto di questo, appunto, la notizia sarebbe di rilievo perché racconta che non esiste un presidio normativo capace di limitare quel pericolo, e serve un correttivo di artigianato giudiziario per porre rimedio agli effetti di un dispositivo di legge altrimenti dannoso. 

Pressappoco è così: siccome la legge dello Stato è inefficace e anzi fa danno, allora interviene un magistrato che rende inefficace la legge e limita il danno di quell’inefficacia.

Ma non si tratta soltanto di questo. Perché la necessità di ridurre il ricorso alla misura cautelare del carcere non dovrebbe risiedere soltanto in quelle ragioni, diciamo così, di contingenza logistica in periodo di crisi: per capirsi, non arrestiamone troppi ché sennò in quel carnaio facciamo una strage. 

Piuttosto, bisognerebbe valutare se già in linea di principio, e dunque non solo in tempo di emergenza sanitaria, non sarebbe opportuno (dovuto, diremmo noi) prevedere che la custodia cautelare possa essere ordinata esclusivamente quando il non disporla implicherebbe un rischio troppo grave per gli altri e per la società. In una parola: disporla solo per i soggetti effettivamente pericolosi. 

E pericolosi non nel senso che c’è rischio che alterino il prossimo bilancio o che smercino altri quattro spinelli: ma pericolosi per la gravità del delitto che hanno commesso e per la ragionevole considerazione che possano commetterne altri altrettanto gravi.

L’intervento del magistrato milanese è benemerito, ma è maledetto il sistema che lo rende necessario: e non dovrebbe essere solo il rischio di contaminazione da Covid-19 a metterlo in discussione. Perché per accorgersi di quanto è insensato e ingiusto sbattere la gente in galera senza processo non bisognerebbe attendere un’epidemia che trasforma l’arresto nella probabile condanna a morte di chi finisce dentro e di quelli che ci stanno già.

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