EnologikaChe cosa sta succedendo nel mondo del vino?

La chiusura di hotel, ristoranti e bar, insieme alle difficoltà legate all'export, hanno enormi conseguenze anche per tutta la filiera

Foto di Gaia Menchicchi

Dallo scorso 12 marzo hotel, bar e ristoranti sono chiusi in tutta Italia, come indicato dal decreto del Governo del giorno precedente. L’industria dell’accoglienza nella sua interezza, la cosiddetta Ho.Re.Ca., ha dovuto quindi iniziare a fare i conti con una serrata che si sta prolungando più di quanto ci si sarebbe inizialmente aspettati. Tra le molte e grandi conseguenze anche quella relativa all’improvviso stop dei consumi di vino in questo specifico segmento, per il settore uno dei più importanti in termini di volumi e di valore.

Qualche numero: l’Italia è il quarto Paese al mondo in cui si consuma più vino dopo Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Soprattutto, l’Italia è il primo produttore in termini di quantità, un enorme vigneto che tra tutte le sue regioni conta circa 650mila ettari per 310mila aziende tra piccoli vignaioli e grandi realtà, tra cantine a conduzione familiare ed enormi cooperative. Tutta questa produzione prende strade molto diverse. Una parte molto rilevante viene venduta all’estero: per volume l’Italia è il secondo esportatore del mondo, dopo la Spagna. Un’altra parte, quella che rimane nel nostro Paese, viene venduta in vari canali. I più importanti sono i supermercati, ovvero la Grande Distribuzione Organizzata, e il settore Ho.Re.Ca., Hotellerie, Restaurant and Café. In particolare, si rivolgono a questo specifico canale tutti i produttori dei cosiddetti vini di qualità, nei supermercati il prezzo di vendita del vino è infatti mediamente inferiore ai 5 euro al litro, nonostante molte catene negli ultimi anni abbiano puntato su un’offerta sempre più ampia e variegata.

La chiusura improvvisa di tutte queste attività, non solo in Italia ma anche in molti dei principali Paesi consumatori, ha causato un crollo improvviso della domanda con l’immediato risultato di fermare una grossa parte della filiera. Le cantine si trovano in una situazione particolarmente difficile: da una parte non hanno possibilità, se non limitatamente, di vendere i propri prodotti e dall’altra non possono interrompere le proprie attività essenziali (durante i mesi primaverili i vigneti richiedono costante lavoro manuale); da una parte non riescono a incassare le fatture emesse durante i primi mesi dell’anno e dall’altra devono continuare a garantire lo stipendio ai propri dipendenti.

Tutte le fiere sono state cancellate

A causa della pandemia provocata dalla diffusione del coronavirus le edizioni 2020 delle 2 principali fiere di settore sono state cancellate: Prowein in Germania, a Düsseldorf, si sarebbe dovuta tenere a metà marzo e Vinitaly, a Verona, a metà aprile. Durante queste manifestazioni buyer provenienti da tutto il mondo (33mila quelli stranieri accreditati alla fiera veneta nel 2019) incontrano i propri fornitori, ne selezionano di nuovi e in generale pianificano le proprie attività attraverso ordinativi di vino in grado di coprire i 12 mesi successivi. Non solo, in Italia si tengono su scala locale eventi dedicati al vino tutte le settimane, manifestazioni che in questo periodo sono state tutte annullate o rinviate. Occasioni durante le quali le cantine possono incontrare sia gli appassionati che gli operatori della zona, rafforzando così la propria presenza sul territorio nazionale.

La Grande Distribuzione Organizzata cresce a doppia cifra

Nella settimana dal 9 al 15 marzo i supermercati hanno segnato in Italia una crescita delle vendite del 16,4% rispetto alla stessa settimana del 2019. Numeri che certificano, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto gli italiani stiano trascorrendo molto più tempo all’interno delle proprie abitazioni. Nello stesso periodo il vino ha segnato un aumento delle vendite pari al 20%, dando così una boccata di ossigeno a quelle aziende presenti nella GDO, di gran lunga il canale più importante per il vino italiano in termini di volumi, capace da solo di assorbire il 38% del mercato nazionale. Ma è dato che si riferisce solo all’Italia: «qui i supermercati hanno retto», dichiara l’export manager di una grande cantina del Centro Italia, «tuttavia stiamo avendo grosse difficoltà a far avere il vino ai nostri clienti GDO all’estero. I trasportatori non hanno merci da consegnare e quindi sono costretti a viaggiare vuoti fino a qui, spedire in Germania un camion di vino può costare anche il doppio, con gravi conseguenze sulla nostra marginalità.»

Anche l’e-commerce va a gonfie vele

Numeri da capogiro anche per l’e-commerce, nonostante in Italia sia canale meno sviluppato che altrove, che muove qualche decina di milioni di euro in termini di fatturato e il 4/5% in termini di volumi complessivi. Tanti in questo periodo di emergenza sembrano infatti affidarsi sempre di più alle piattaforme online: «solo nelle ultime tre settimane di marzo abbiamo visto un aumento del 100% dei volumi, del 10% della frequenza d’acquisto e del 5% delle quantità di bottiglie per ordine effettuato», dichiara Marco Magnocavallo, amministratore delegato di Tannico, il più grande player italiano. Cambiano anche le tipologie di bottiglie acquistate che, in generale, registrano una diminuzione del 10% del prezzo medio per bottiglia, facendo calare il consumo di spumanti e Champagne e di tutte le denominazioni più importanti, a dimostrazione di un consumo più quotidiano che destinato alle grandi occasioni.

La vendita diretta non è sufficiente a sostituire il canale Ho.Re.Ca.

In Italia circa il 12% del vino prodotto viene acquistato direttamente in cantina, da turisti ma non solo. Molte le aziende che nelle ultime settimane hanno cercato di sopperire al calo della domanda rivolgendosi direttamente ai consumatori finali, utilizzando i social media o altre forme di comunicazione come le newsletter. Un’operazione che in rarissimi casi è stata in grado di muovere volumi di una qualche rilevanza ma che in questo periodo di chiusura forzata dei locali è stata molto utile in termini di immagine e di comunicazione.

Il futuro non è roseo: la GDO e gli altri canali ancora attivi da soli non sono in grado, se non nel caso di poche aziende, di dare quell’ossigeno necessario alla sopravvivenza del “sistema vino” italiano. Ancora non è chiaro quando il settore Ho.Re.Ca., quello più importante in termini di valore, potrà tornare all’operatività. Soprattutto nessuno è in grado di fare previsioni relative a quella fiducia nei confronti dello stare insieme, al bar o al ristorante, che è alla base di molti dei consumi di vino di qualità, in tutto il mondo.

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