I tedeschi riapronoIl «fragile successo temporaneo» della Germania

Nella conferenza stampa di mercoledì sera Angela Merkel ha annunciato la fase due, alcune attività torneranno alla normalità. Si tratta dei piccoli negozi, parrucchieri e scuole. Pur in assenza di obbligo si raccomanda l’utilizzo di mascherine protettive per il naso e la bocca

Bernd VON JUTRCZENKA / POOL / AFP

«Un fragile successo temporaneo» – così Angela Merkel ha definito i risultati ottenuti in Germania nella gestione della pandemia, durante la conferenza stampa di mercoledì sera. Come ha dichiarato anche Lothar Wieler, il presidente del Robert Koch Institut, grazie alle misure messe in campo in queste settimane sono stati raggiunti due traguardi importanti: separare la diffusione del coronavirus dall’ondata della normale influenza, in modo da non sovrapporre i dati e avere un quadro più preciso dell’epidemia, e rafforzare il sistema sanitario aumentando il numero di unità di terapia intensiva e trattamento delle vie respiratorie  disponibili. 

Il lockdown, finora ha funzionato: ma come ha ricordato la Cancelliera, non è ancora il momento di abbassare la guardia, e per questo motivo le disposizioni generali rimangono in vigore fino al 3 maggio.

È possibile tuttavia un timido primo passo verso la fase 2: ed in questa direzione vanno i provvedimenti discussi dal governo insieme ai governatori dei Länder e presentati mercoledì alla stampa. In Germania, piano piano, si inizia un progressivo ritorno ad una specie di normalità: da lunedì 20 aprile potranno riaprire alcuni negozi con un’area di vendita fino a 800 metri quadri, i concessionari di auto, i negozi di biciclette, le librerie – a patto di rispettare stringenti norme igieniche e di distanziamento.

Il 4 maggio potranno riaprire le scuole e i parrucchieri: rimangono invece chiusi bar, hotel e ristoranti, e per i grandi eventi – incluse le partite di calcio – bisognerà aspettare almeno fino al 31 agosto. Continua anche la cancellazione delle cerimonie religiose e delle riunioni nei luoghi di culto; i cittadini sono poi invitati a evitare viaggi e visite private, e pur in assenza di obbligo si raccomanda l’utilizzo di mascherine protettive per il naso e la bocca.

I Länder potranno stabilire come implementare queste direttive, e mantenere alcune restrizioni: la Baviera del leader CSU Markus Söder, ad esempio, probabilmente introdurrà l’obbligo di mascherine nei negozi e sui mezzi pubblici e farà slittare alcune aperture al 27 aprile, visto che si tratta del Land più colpito col numero più alto di contagiati e di morti. 

E certo la situazione può cambiare rapidamente: la task force del governo sul coronavirus e i governatori regionali hanno in programma altri incontri a fine aprile per valutare la situazione e decidere un eventuale cambio di rotta.

Nella sua conferenza stampa, Angela Merkel non ha solo aggiornato il Paese sul momento attuale della crisi, ma ha soprattutto fornito ai tedeschi i primi contorni di una exit strategy, di una prospettiva. Li ha però anche chiamati al senso di responsabilità: si passa ad un lockdown light, ma tenendo sempre ben presenti le linee guida che rimangono in vigore, per non sciupare quanto di buono ottenuto finora e non dover tornare indietro alla chiusura totale.

Probabilmente a convincere la Cancelliera a tentare un primo allentamento, oltre al cauto ottimismo mostrato dal Robert Koch Institut, è stato anche un recente rapporto della Leopoldina, l’accademia nazionale delle scienze. Nel documento gli esperti spingono per la riapertura delle scuole, sempre nel rispetto delle principali norme di igiene e di distanziamento sociale – ad esempio introducendo l’uso di mascherine e riducendo il numero di alunni per classe a 15. 

Soprattutto, però, gli accademici invocano un graduale rilassamento delle restrizioni, anche solo per motivi legati ai diritti costituzionalmente garantiti. Se il numero di contagi rimane basso e costante, se i pazienti possono essere adeguatamente trattati negli ospedali, se i cittadini rispettano le misure igieniche e di distanziamento, non ci sono ostacoli ragionevoli ad una progressiva normalizzazione della vita pubblica. Sarà però fondamentale mantenere la tracciabilità dei contagi, attraverso delle app dedicate, e controllare costantemente l’eventuale stato di immunità sviluppato dalla popolazione.

Lentamente, la Germania si avvia quindi verso una nuova normalità, i cui contorni sono ancora molto incerti. Da un lato bisogna fare presto, per ovvi motivi – per citarne uno solo, si prevede che la crisi legata alla pandemia potrà costare al Paese oltre 5 punti percentuali di PIL; dall’altro, per motivi altrettanto ovvi, non si può rischiare di compromettere tutto facendo il passo più lungo della gamba. 

L’unico dato sicuro è che, ancora una volta, i tedeschi si fidano della loro Kanzlerin e del suo governo: l’apprezzamento nei confronti della gestione della crisi continua ad essere molto alto, e Merkel rimane sempre in vetta ai sondaggi. Fra tanta incertezza, almeno una costante.

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