EurogruppoPerché i 19 paesi dell’Euro non hanno ancora trovato un accordo contro il virus (e come ne usciremo)

I Paesi Bassi vogliono il Mes che vincoli i paesi richiedenti a rispettare delle regole e non accettano i coronabond. L’Italia vuole gli eurobond e nessuna condizionalità dal meccanismo europeo di stabilità. In mezzo mediano Francia e Germania

AFP

Finora l’Eurogruppo ha deciso di non decidere quali strumenti usare per salvare l’eurozona dal coronavirus. I 19 ministri delle finanze dei Paesi con l’euro si rivedranno oggi alle 17 in videoconferenza dopo aver provato per sedici ore a trovare un accordo tra lunedì sera e martedì mattina. Non è bastata la presenza degli altri otto ministri dell’economia dei Paesi senza euro, e della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde per trovare un accordo. 

Il negoziato si basa su quattro strumenti da adottare. Su due c’è un consenso unanime: l’uso della Banca europea degli investimenti per fornire oltre 200 miliardi di prestiti a basso costo alle piccole e medie imprese prive di liquidità e il fondo europeo Sure da 100 miliardi di euro (di prestiti da impiegare e restituire in modo preciso) per sostenere misure anti disoccupazione degli Stati nazionali, come la Cassa integrazione in Italia. Sul terzo pilastro, il fondo di solidarietà con emissione comune di titoli proposto dal ministro delle finanze francese, Bruno Le Maire. c’è un accordo generale su inserirlo nel testo e di discuterne le tempistiche e la modalità di intervento al Consiglio europeo, l’organo dove si riuniranno i 27 leader Ue in videoconferenza, la prossima settimana. 

Due fazioni si scontrano sul quarto pilastro: il meccanismo europeo di stabilità e l’idea di inserirne un quinto: i coronabond. Agli estremi opposti ci sono Paesi Bassi e Italia. Da una parte il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra è contrario agli eurobond e vuole che nel documento finale siano poste delle condizioni stringenti per accedere al Mes, tra cui l’obbligo di usare i finanziamenti solo per l’emergenza covid-19 e la promessa di fare delle riforme che renderanno stabile il Paese che richiederà il prestito.  Questa posizione è condivisa con sfumature diverse da Finlandia e altri tre Paesi: Austria, Svezia e Danimarca che da mesi con i Paesi Bassi hanno formato l’alleanza strategica dei quattro frugali per mantenere il rigore economico nell’Unione europea. 

Dall’altra parte c’è il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri che spinge per far adottare gli eurobond ed è contrario a qualsiasi condizionalità sul Mes che renda un “appestato” il Paese che richiederà il prestito. Con intransigenze diverse questa posizione è condivisa da Spagna, Portogallo, Irlanda, Belgio, Grecia Lussemburgo e Slovenia.

In mezzo a queste due fazioni ci sono Francia (più vicina all’Italia) e Germania (più vicina ai Paesi Bassi)che cercano di trovare una soluzione comune per poi convincere gli altri Stati, come spesso succede in queste faccende europee. Le Maire e il suo omologo tedesco, Olaf Scholz si sono detti ottimisti nel trovare una soluzione comune che a questo punto potrebbe essere alleggerire la posizione dei Paesi Bassi che viene indicato da almeno due cancellerie europee come la causa dello stallo. 

A provare a smuovere la situazione ci ha provato Giuseppe Conte, che in un’intervista al popolare quotidiano tedesco Bild ha detto; «Non pretendiamo che la Germania e l’Olanda paghino i nostri debiti. Ma vanno allentate le regole di politica fiscale, altrimenti dovremo cancellare l’Europa e ciascuno farà le cose per proprio conto». Un monito duro quello del presidente del Consiglio che sembra rivolta più al consiglio europeo che all’Eurogruppo. 

Finora nessuno ha ceduto dalla sua posizione, ma tutti voglio evitare di ripetere la due giorni dell’11 e 12 luglio del 2015, quando l’Eurogruppo aspettò fino all’ultimo momento prima di trovare una soluzione per salvare la Grecia dal fallimento e l’Euro dalla sua fine.

La decisione da prendere però è più politica che tecnica e Hoekstra non ha i gradi sulle spalle per poter forzare la mano e deviare dalla linea politica del premier liberale Mark Rutte che guida un governo di coalizione timoroso dell’ascesa che potrebbe avere il partito di opposizione sovranista guidato da Geer Wilders. Per questo motivo lo stallo prosegue e il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, potrebbe decidere di non decidere e passare la questione al Consiglio europeo. Ancora una volta.

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