InsostenibileLa Commissione europea non vuole abbandonare il Green Deal, le aziende europee sì

La presidente Ursula von der Leyen e il vice Timmermans mandano messaggi politici per non rinunciare agi obiettivi ambiziosi anti cambiamento climatico. Ma alcuni eurodeputati e compagnie aeree spingono per allentare le norme

Afp

«La nostra bussola sarà il Green Deal europeo, che può trasformare le nostre economie e società, per affrontare i cambiamenti climatici e diventare più resilienti», lo ha spiegato con un video su Twitter la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Non ci manca l’inquinamento delle macchine o il rumore del traffico. Quando apriamo le finestre respiriamo aria fresca. Dovremmo riprenderci meglio da questa pandemia, possiamo far si che la nostra società e il nostro pianeta diventino più sani investendo nelle energie rinnovabili e migliorando così la qualità della nostra vita».

La presidente tira dritto sul progetto ambizioso del Green Deal, il piano di iniziative promosso dalla Commissione per rendere l’Unione europa più sostenibile e carbon neutral entro il 2050. Anche se alcuni eurodeputati, tra cui Carlo Calenda di Azione, hanno fatto notare che sarà molto difficile per le aziende rispettare le norme ambientali e allo stesso tempo riprendersi dalla crisi economica. 

 

Quello di Von der Leyen è stato un messaggio politico per far capire che la missione principale del suo mandato non sarà messa da parte a causa della pandemia, anche se finora le discussioni sulle strategie di uscita dalla crisi del coronavirus si sono focalizzate principalmente su come non far fallire le aziende europee.

Lo ha chiarito anche il numero due della Commissione europea, il vice-presidente olandese Frans Timmermans, incaricato di portare avanti il Green Deal dell’Ue. Lo ha fatto nel discorso di apertura del Petersberg Climate Dialogue, una due giorni con oltre 30 ministri dell’Ambiente provenienti da tutto il mondo, che doveva inizialmente tenersi in Germania in preparazione alla Conferenza sul clima (COP26) di Glasgow di novembre, poi annullata.

«Ci sono due vie d’uscita dalla crisi. Possiamo ripetere quello che abbiamo fatto in precedenza e immettere molti soldi nella vecchia economia; o possiamo essere intelligenti e combinare questo con la necessità di muoverci verso un’economia verde. Il Green Deal non va considerato un lusso che possiamo tralasciare quando arriva un’altra crisi. É essenziale per il futuro dell’Europa», ha detto Timmermans sottolineando che ogni euro speso nelle misure di ripresa dopo la crisi del COVID-19 sarà legato alla transizione verde e digitale.

«Il coronavirus ha radicalmente cambiato le priorità delle persone. La crisi climatica che incombeva su di noi prima della crisi del coronavirus è ancora qui e non ha perso la sua urgenza. Ma nel futuro prossimo l’attenzione sarà sulla fine del mese e non sulla fine del mondo». ha spiegato Timmermans invitando per questo i partecipanti della due giorni a non interrompere gli sforzi fatti finora.

La cancellazione della COP26, che doveva essere organizzata da Regno Unito e Italia, potrebbe rappresentare un brutto colpo per la lotta ai cambiamenti climatici. Calerà l’attenzione sul clima e la pressione esercitata dai movimenti popolari. Non ci saranno più occasioni di forte impatto mediatico in cui di solito vengono siglati gli accordi. Per questo Timmermans ha enfatizzato il bisogno di attenersi almeno all’agenda per raggiungere gli obiettivi preposti.

Non tutti sono d’accordo con Timmermans e Von der Leyen. Per esempio l’eurodeputato tedesco Markus Pieper della Cdu ha dichiarato al settimanale  Focus che il piano radicale dell’Unione europea per l’investimento nelle energie pulite non sarà più possibile. «Il Green Deal rappresentava già una sfida enorme per un’economia in crescita ed al meglio della sua forma. Dopo il massacro causato dal coronavirus, non è più finanziariamente sostenibile». Secondo l’eurodeputato bisognerebbe incentivare il commercio di certificati di CO2 invece di stabilire delle quote fisse per auto elettriche e per la ristrutturazione di edifici. 

Non ci sono solo le critiche degli eurodeputati. Lo sforzo per recuperare le quote di mercato perse a causa del virus ha aumentato la pressione delle industrie dell’aviazione e dell’automobile sui governi. Queste auspicano misure di salvataggio dagli stati e chiedono all’Ue di posticipare le legislazioni sull’ambiente che potrebbero danneggiarle ancora di più. L’accordo raggiunto la scorsa settimana tra la holding franco-olandese AirFrance-KLM e i due rispettivi paesi coinvolti è un esempio.

La compagnia riceverà un bailout (un intervento effettuato da istituzioni bancarie o pubbliche per salvare dal fallimento un’azienda privata, ndr) supportato da Francia e Paesi Bassi di circa 10 miliardi di euro in prestiti e garanzie, cruciali per il suo salvataggio.

L’importo fornito dal governo francese è già stato approvato e sarà di 7 miliardi di euro, mentre il ministro delle Finanze olandese Woepke Hoekstra potrebbe concedere alla compagnia tra i 2 e i 4 miliardi. 

Tuttavia, nell’intesa non sono state incluse condizioni severe sull’utilizzo dei fondi, soprattutto nessuna riguardante una possibile svolta sostenibile della compagnia aerea.  Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, annunciando il pacchetto venerdì scorso, ha detto che questo rappresenta «un supporto storico per AirFrance, che punta a salvaguardare circa 350.000 lavoratori, ma non daremo carta bianca». Il governo sembra quindi insistere sul fatto che insieme al piano di salvataggio verranno indicate delle clausole, ma non è chiaro se potrebbero riguardare anche politiche di sostenibilità. 

Anche il gruppo di parlamentari verdi della Commissione trasporti del Parlamento europeo è in ogni caso già intervenuto scrivendo una lettera a von der Leyen e Margrethe Vestager, sua vice-presidente e commissaria europea alla concorrenza che si occupa di fusioni e aiuti di Stato.  In questa nota, i parlamentari invitano la Commissione ad assicurare che alcune condizioni per una ripresa più verde siano già definite quando gli stati membri concludono i negoziati con le compagnie aeree.

La Comissione europea dovrebbe approvare l’aiuto degli stati alle aziende solo se presenteranno già un piano per il taglio delle emissioni di CO2, e se si impegneranno a pagare le tasse sul carburante e limitano i voli a corto raggio. «Se i contribuenti salvano le compagnie ci deve essere un quid pro quo. L’industria deve aiutare ad assicurare il nostro futuro di fronte all’evoluzione dell’emergenza climatica».

Non solo i Verdi, anche la maggioranza degli eurodeputati sono favorevoli al mantenere il Green deal europeo. Il 21 aprile in un dibattito con Timmermans, la commissione per l’ambiente del Parlamento europeo ha detto che l’Unione deve rimanere ferma nei suoi propositi sull’agenda del clima. Gli eurodeputati hanno chiesto anche la strategia europea per l’agricoltura sostenibile (Farm to fork) sia rimandata solo di poche settimane e non di un mese come già annunciato mercoledì dalla Commissione europea.

Anche nella risoluzione approvata nell’ultima sessione plenaria gli europarlamentari hanno chiesto alla Commissione che il Green Deal europeo dovrebbe essere al centro del recupero dell’economia.

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