Decrescita infeliceMazzucato vuole tassare le attività non essenziali per finanziare quelle essenziali

La consulente di Giuseppe Conte, e membro della task force per la fase due, ha una visione para-marxista: bisogna ridurre il valore “estratto” da abbigliamento, chimica e turismo e riversarlo sulle attività necessarie

Pixabay

«Se ci sono lavoratori “chiave” o “essenziali” nell’economia, il passo successivo è riconoscere la parte “essenziale” dell’economia che necessita di fondi, nutrimento e un ampio ripensamento. Il corollario è capire perché è stato possibile estrarre così tanto valore dalla parte “non essenziale” e invertire questa cosa». Lo scrive su Twitter (in inglese) Marianna Mazzucato, consulente del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a palazzo Chigi e componente della famigerata task force per la “Fase 2”. Traduciamo in italiano corrente: ora che – per reagire al virus – abbiamo definito ciò che è essenziale e cosa no, possiamo tassare di più le attività ritenute non essenziali, che siano imprese manifatturiere, attività commerciali o di servizi.

Per Mazzucato, dal negozio alla produzione di abbigliamento, dai mobili alle macchine agricole, dalla chimica al turismo, bisogna dunque ridurre il valore “estratto” da tali settori e riversarlo sulle attività essenziali. Una visione para-marxista per aggiornare la teoria della decrescita felice al tempo del coronavirus, usando i codici Ateco come discrimine tra l’essenziale e il superfluo, o tra il morale e l’immorale. È forse un abbozzo di misure fiscali e regolatorie che potremmo ritrovarci presto a dover commentare e contrastare?

Le teorie della professoressa resterebbero confinate sul suo account Twitter o nella sua bolla ideologica di seguaci, se l’economista non occupasse oggi un ruolo chiave nel disegnare la strategia per l’adattamento e la ripartenza dell’economia e della società italiana dopo l’emergenza. Le sue idee possono anche essere considerate un omaggio alla fronda più dura e pura del Movimento Cinque Stelle, ma faremmo un torto alla stessa Mazzucato se pensassimo che nella task force lei non porti le proposte. E cosa ci sta a fare allora?

È ormai ampiamente dimostrato che l’azione politica e di governo del M5S non è affatto estranea al loro substrato ideologico e propagandistico: vedi come esempi la posizione masochista sul Meccanismo europeo di stabilità senza condizioni, lo smantellamento in atto della democrazia rappresentativa, il reddito di cittadinanza o il tentativo di ricollocazione geopolitica filo-cinese. Dunque noi prendiamo sul serio anche le parole e i pensieri di Marianna Mazzucato, consulente di Giuseppe Conte al governo.

Ci aspettiamo – da parte del governo Conte e dell’attuale maggioranza – un netto distinguo dalle parole di Mazzucato, perché tutte le attività oggi sospese stanno pagando un prezzo enorme anche a vantaggio di quelle aperte: la loro interruzione ha favorito la collettività grazie alla limitazione del contagio. Speravamo che il governo stesse pensando a come sostenerle e se possibile risarcirle, non certo a caricarle di nuove tasse e discriminazioni.

Pretendiamo che nessun governo – passata l’emergenza – pensi di poter dare un ordine gerarchico alle attività umane, ma soprattutto riteniamo che i business oggi sospesi siano spesso quelli che consentono lo sviluppo della società umana oltre un livello misero di sussistenza e sopravvivenza.

Domata l’epidemia, quando l’avremo domata, vogliamo crescere, creare ricchezza, benessere e libertà, non un regolatore che assegna priorità e diritti di estrazione del valore. Lo “Stato innovatore” di cui favoleggia la Mazzucato ha già prodotto sufficienti danni: se medici e infermieri sono pagati meno di quanto sarebbe opportuno, è forse responsabilità del mercato o del regolatore pubblico? Se sprechiamo miliardi di euro di risorse pubbliche per salvare periodicamente Alitalia anziché per sviluppare piani pandemici adeguati, è colpa del mercato o dello Stato?

La crisi cambierà profondamente la nostra scala di valori, ma vogliamo che sia la società stessa a decretare il valore delle cose, a promuovere la creatività e l’innovazione o a stabilire che la tutela dell’ambiente e della salute sono obiettivo preziosi da includere nelle nostre scelte pubbliche e private. Per chi crede il contrario, c’è la Cina.

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