Priorità nazionalisteLa Polonia approfitta del virus per rendere quasi impossibile abortire

In piena emergenza sanitaria da Covid-19, il Parlamento polacco si occupa di restringere i diritti delle donne e propone di rendere illegale l’insegnamento dell’educazione sessuale. Inoltre vuole vietare ai medici di fornire cure contraccettive a minori di 18 anni

Wojtek RADWANSKI / AFP

In piena emergenza sanitaria da Covid-19, le cui misure di contenimento vietano assembramenti e pubbliche manifestazioni, il Sejm (Camera bassa del Parlamento polacco) ha votato alle 14 di ieri le due proposte di legge d’iniziativa popolare Stop aborcji e Stop pedofilii con decisione di rinviare entrambi i testi in Commissione Salute.

La prima, che ricalca nel nome quella già elaborata da Ordo Iuris nel 2016 e respinta dalla Camera il 6 ottobre dello stesso anno sotto la pressione delle “proteste in nero” (Czarny Protest), ripropone quanto previsto dal pdl presentato l’8 gennaio 2018 dal partito di maggioranza Prawo i Sprawiedliwość (PiS): eliminare, cioè, l’accesso legale all’interruzione di gravidanza per malformazione e malattie genetiche del feto, continuando a consentire l’aborto solo in caso di pericolo di vita per la madre, stupro e incesto.

La seconda proposta di legge, invece, che è stata promossa dalla fondazione Pro – Prawo do Życia, proscrive come illegale l’insegnamento dell’educazione sessuale e vieta ai medici di fornire cure contraccettive a minori di 18 anni con una pena detentiva fino a tre anni. 

Nel documento illustrativo al testo i proponenti hanno rilevato come «le organizzazioni e gli attivisti maggiormente coinvolti nella promozione dell’educazione sessuale in Polonia siano la lobby Lgbt. Nell’Europa occidentale i componenti di questi movimenti coinvolti nell’attuazione dell’insegnamento scolastico dell’educazione sessuale sono stati condannati per pedofilia».

Entrambe le proposte di legge d’iniziativa popolare (ma al Sejm se ne sono discusse altre tra ieri e oggi compresa quella che vieterebbe la restituzione della proprietà ebraica prima della seconda guerra mondiale nei casi in cui nessun erede è in vita imponendo pene detentive a chiunque si adoperasse per soddisfare tali rivendicazioni) rispecchiano appieno quelli che sono stati i cavalli di battaglia della campagna elettorale del partito di Kaczyński in vista delle parlamentari del 13 ottobre, da cui è uscito nuovamente vittorioso. 

Eppure, proprio il PiS ha mostrato una certa riluttanza a sostenere lo Stop aborcji in Parlamento prima delle imminenti presidenziali del 10 maggio, su un cui rinvio in ragione della pandemia ci sono tensioni interne al partito e alla coalizione di maggioranza. La riluttanza è dovuta alla consapevolezza che i sondaggi danno per crescente in Polonia la posizione di chi sostiene la decisione autonoma delle donne di non portare a termine una gravidanza non voluta. 

Martedì si è fatta sentire anche la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, che in un comunicato ha invitato il Parlamento polacco a respingere i progetti di legge limitanti la salute sessuale e riproduttiva delle donne nonché i diritti dei bambini all’educazione sessuale. 

Ma già l’11 febbraio Mijatović, nell’ambito della supervisione dell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, aveva ricordato alle autorità polacche l’inadempienza di ben tre verdetti di condanna (20 marzo 2007, 26 maggio 2011, 30 ottobre 2012) in relazione a casi di accesso all’aborto legale e invitato le stesse ad adottare misure per la tutela di un tale diritto.

Fra l’altro una petizione lanciata ieri da Ogólnopolski Strajk Kobiet – Osk (National Women Strike), il movimento che ha promosso le accennate proteste in nero del 2016, ha superato in un giorno le 700.000 firme con le adesioni delle principali associazioni europee per i diritti delle donne. 

Nonostante le restrizioni, inoltre, già da martedì non poche attiviste, osservando le distanze di sicurezza e indossando mascherine, hanno protestato in strada a Cracovia e a Varsavia, mentre automobilisti hanno affisso ai finestrini delle loro macchine striscioni di Ogólnopolski Strajk Kobiet.

«Sfruttare la crisi sanitaria per attaccare la salute delle donne e il diritto all’educazione è sconsiderato e crudele – dice a Linkiesta Marta Lempart, figura di spicco di Osk – Il governo forse pensava che le restrizioni imposte per il Coronavirus (fra l’altro illegali perché non è mai dichiarato lo stato d’emergenza) ci avrebbero fermate ma si sono sbagliati. Abbiamo protestato in auto, in bicicletta, dalle finestre e dai balconi. E poi otto ore di protesta in streaming su Facebook, cui hanno partecipato oltre 100.000 persone. Naturalmente saremo perseguitate: oltre 100 persone stanno già aspettando di essere multe, ma faremo ricorso in tribunale e vinceremo. Il fatto che i due testi di legge siano stati rinviati in Commissione è comunque un risultato della nostra azione: vuol dire che possono restarvi da un minimo di un mese a un massimo di quattro anni. Certo il pericolo non è scongiurato, ma abbiamo il tempo per organizzarci».

Le fa eco la nota intellettuale Klementyna Suchanow, co-organizzatrice e anima di Ogólnopolski Strajk Kobiet, che ha afferma: «Il governo e i movimenti anti-scelta hanno cercato di trarre vantaggio dal blocco legato al Covid-19 per introdurre una legge che è già stata massicciamente respinta diverse volte. Le donne polacche considerano ciò un disonore alla loro dignità e sono sconvolte dal fatto che il governo, anziché aiutarle, stia cercando di togliere loro dei diritti».

Secondo Lilia Giugni, ricercatrice italiana presso il Centro studi di Innovazione sociale dell’Università di Cambridge e co-fondatrice nonché direttrice del think tank britannico GenPol: Gender & Policy Insights, «i servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva sono prestazioni mediche essenziali, come dichiarato anche dall’Organizzazione mondiale per la Sanità. Limitarne l’accesso durante la pandemia significa incrementare a dismisura il numero di gravidanze non volute e di aborti poco sicuri, mettendo in pericolo la salute delle donne e aumentando nel medio termine il peso sul sistema sanitario. L’attacco ai diritti delle donne polacche, oltre ad essere di per sé gravissimo, rappresenta purtroppo un segnale molto allarmante: sono tante a livello globale le forze reazionarie interessate ad approfittare dell’emergenza per minare ulteriormente i diritti sessuali e riproduttivi». 

Tra queste forze reazionarie in Polonia è da segnalare l’Istituto di cultura legale Ordo Iuris, già artefice del primitivo progetto di legge Stop aborcji, che nel 2016 aveva ospitato a Varsavia il summit di Agenda Europe. Questo gruppo internazionale ultraconservatore, in nome del ristabilimento dell’ordine naturale, mira a rovesciare le leggi esistenti sui diritti umani fondamentali legati alla sessualità e alla riproduzione come il diritto al divorzio; per la donna l’accesso alla contraccezione, alle tecnologie di riproduzione assistita o all’aborto; l’uguaglianza per le persone Lgbti. 

Tra i finanziatori anche il multimilionario russo Konstantin Malofeev, noto come l’Oligarca di Dio, di cui Report ha svelato i legami con Gianluca Savoini, Roberto Fiore (Forza Nuova) e Toni Brandi (ProVita). Senza contare il ruolo diretto in Agenda Europe di Alexey Komov, “emanazione” di Malofeev, rappresentante del Congresso Mondiale delle Famiglie (Wcf), componente del Consiglio di amministrazione dello stesso Wcf e di CitizenGo.

Nel summit di Varsavia, cui partecipò Aleksander Stępkowski, allora vice-ministro per gli Affari esteri e presidente di Ordo Iuris, furono anche presentate diverse iniziative popolari in difesa della “famiglia tradizionale”. Si misero inoltre a punto strategie su come influenzare gli sviluppi legislativi in corso, quali per esempio impedire la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, contrastare le minacce derivanti dalle leggi contro la discriminazione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla persecuzione dei cristiani.

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