Fallimenti Il mercato americano della carne è sempre più in crisi

Il coronavirus porta con sé fallimenti e chiusure nei mercati agricoli e dell’allevamento degli Stati Uniti. Trump cerca di correre ai ripari con il “Farmers to Family Food Box” e rilancia con 19 miliardi di dollari il programma di aiuti alle imprese, ma la Cina fa i record

Foto di Clarence Alford da Pixabay

Secondo l’American Farm Bureau Federation i fallimenti di imprese agricole negli Stati Uniti sono cresciuti del 23% a causa dell’emergenza Covid nel paese. Da settimane gli Usa sono attraversati da gravi tensioni legate anche all’approvvigionamento alimentare.

La chiusura di negozi e ristoranti ha fatto crollare la domanda e a tutto ciò si è aggiunto un grave problema sanitario di tenuta dei grandi macelli sparsi nel paese e bloccati dai contagi di migliaia di lavoratori. Secondo Usa Today almeno 4.500 lavoratori sono risultati positivi al virus in almeno 80 stabilimenti causando la chiusura di 28 siti di lavorazione.

Proprio queste mega strutture per la macellazione si sono rivelate un anello fragile del sistema alimentare a stelle e strisce, tanto da dover costringere il presidente Trump a firmare un atto per disporre l’apertura di una parte di essi per garantire gli approvvigionamenti nonostante la contrarietà di diverse associazioni d’impresa e del lavoro.

Secondo il Guardian la produzione di carne bovina nell’aprile 2020 è scesa del 25% mentre quella suina del 15%. Come per il petrolio anche per le carni la capacità di stoccaggio è limitata e nel caso delle carni lavorate, ai primi di maggio, gli Usa avevano scorte sufficienti appena per un paio di settimane.

I capi di bestiame suino, infatti, hanno perso valore nel giro di poco tempo mentre sugli scaffali la loro carne spariva dagli occhi dei consumatori. Per tanti allevatori l’unica scelta possibile è stata quella di eliminarli sopprimendoli e bruciandone le carcasse, con perdite stimate per 22 miliardi di dollari.

Mentre gli allevatori di polli sono stati addirittura costretti a distruggere migliaia e migliaia di uova per non dover gestire altre nascite e limitare così il numero dei capi. La Tyson Foods, uno dei maggiori produttori di carne in America, ha comprato proprio in quei giorni un’intera pagina sul New York Times per denunciare il rischio della rottura delle catene di approvvigionamento alimentare.

Trump ha cercato di correre ai ripari decretando gli impianti di confezionamento della carne “critici” – e dunque da mantenere aperti – ma il panico sull’acquisto sicuro, generato dalla situazione, ha mantenuto i suoi effetti nefasti rivelando un nervo scoperto assai delicato per la potenza americana. Con uno dei suoi immancabili tweet il presidente a metà maggio ha annunciato l’acquisto di 3 miliardi di dollari di prodotti lattiero-caseari, carne e altri alimenti dagli agricoltori a stelle e strisce secondo il progetto chiamato “Farmers to Family Food Box” e ha rilanciato il programma di aiuti per 19 miliardi di dollari al mondo agricolo e il programma di assistenza alimentare che fornirà aiuti diretti per 16 miliardi di dollari sulla base delle perdite effettive dei produttori.

E così, mentre l’America con la pandemia ha toccato con mano la pesante crisi di una parte del sistema dell’approvvigionamento alimentare, la Cina ha annunciato per il 2020 raccolti e produzioni agricole record mai raggiunte fino a qui.

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