Da Pontida a KarlsruheFare i sovranisti con l’Europa degli altri

Quelli italiani vogliono che la Banca centrale europea stampi moneta dando soldi gratis a tutti, quelli tedeschi invece pretendono di ridurne i poteri che si è presa, prima ancora di arrogarsene altri dopo l’emergenza coronavirus

Afp

La crisi del coronavirus sta mostrando, lentamente ma con progressione crescente, due verità inconfutabili: la prima è che l’Europa c’è, con tutti i suoi limiti e ritardi, e che senza l’arsenale di misure messo in campo dalle sue istituzioni e quelle ancora da prendere, economie deboli come la nostra sarebbero già a livello default come accade all’Argentina, non a caso non protetta da un analogo ombrello.

Dall’altra, i limiti del “sovranismo in un solo paese” applicato a una realtà europea in cui il sovranismo degli altri può essere molto più contundente di quello nostrano, al punto che gli alti lai dei suoi dioscuri contro Berlino o Amsterdam si confondono con le messe in guardia degli stessi responsabili comunitari.

Emblematica, da questo punto di vista, la sentenza della Corte costituzionale tedesca che ha giudicato ultra vires una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea, dando tre mesi alla Banca centrale europea per giustificare la fondatezza del proprio programma di Quantitative easing.

Riaffermando, in definitiva, il suo credo in base al quale la primazia del diritto comunitario, principio cardine dell’ordinamento giuridico europeo, cede il passo non solo alla Grundgesetz, la Legge fondamentale tedesca, ma anche alle leggi nazionali, accogliendo così il ricorso presentato, tra gli altri, da esponenti di Alternative fur Deutschland, il partito sovranista tedesco alleato della Lega a Strasburgo.

Ma come? Non è proprio Salvini a invocare un ruolo ancora maggiore della Bce che dovrebbe, semplicemente, stampar più moneta dando a tutti secondo i propri bisogni, esattamente all’opposto di quanto vogliono i suoi amici d’oltr’Alpe? Qualcosa non quadra.

Anche sulla primazia del diritto europeo, sulla quale persino la presidente della Commissione europea Ursula von der Leynen, ancorché tedesca, è pronta ad aprire una procedura d’infrazione contro il suo paese, qualche problema i sovranisti ce lo devono avere.

Nel 2018, col governo gialloverde, il Senato, nel varare la Legge europea di recepimento e attuazione della normativa europea, approvò anche un emendamento ad un Ordine del giorno, presentato da Fratelli d’Italia e votato da Lega e Movimento Cinque Stelle (oltre che da Forza Italia) che impegnava il governo: «a riportare sul giusto piano il rapporto tra le fonti comunitarie e quelle nazionali, restituendo al Parlamento, che rappresenta il popolo sovrano, la titolarità del pieno potere legislativo, oggi sottomesso ai vincoli dell’ordinamento europeo, impropriamente ritenuto superiore e preminente rispetto alla Costituzione; a sottoporre l’introduzione delle norme europee ad un vaglio di compatibilità con la tutela dell’interesse nazionale, subordinandone il recepimento e l’adozione ad una preventiva valutazione di impatto sui principi e diritti fondamentali della Costituzione italiana».

A parte il fatto che la primazia del diritto comunitario, sancita dalla celebre sentenza della Corte di Giustizia UE “Costa-ENEL” del 1964, non riguarda le costituzioni, ma le legislazioni nazionali ordinarie – che vengono disapplicate nella misura in cui siano contrarie rispetto alla normativa europea e nei soli settori di competenza legislativa dell’Unione Europea, il testo caro ai sovranisti italiani porta acqua al mulino dei sovranisti tedeschi.

Gli uni vogliono poteri illimitati per la Bce gli altri vogliono togliergli quelli che si è presa, prima ancora di arrogarsene altri dopo l’emergenza coronavirus, partendo proprio dal presupposto che cosa possono fare o non fare le istituzioni europee lo giudicano, in ultima istanza, i tribunali nazionali. Piccoli sovranisti crescono insomma. E, a brigante, brigante e mezzo.