Il discorsoCosa ha detto David Sassoli agli Stati dei Balcani che aspettano di entrare nell’Unione europea

Il presidente del Parlamento europeo è favorevole al nuovo metodo più rigoroso scelto dalla Commissione per i candidati all’adesione ma ha chiarito che Albania, Macedonia del Nord e gli altri Paesi della regione non saranno lasciati soli: «Insieme saremo più forti»

Afp

«Il Parlamento europeo vuole rimanere un partner affidabile a fianco dei paesi candidati all’adesione. L’allargamento è una delle conquiste più grandi dell’Unione europea. Adesso lavoriamo tutti per garantire che lo rimanga». Così il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli è intervenuto al vertice di mercoledì tra i leader Ue e dei Balcani occidentali per rafforzare la loro cooperazione e capire come affrontare la pandemia.

«L’Unione europea ha destinato 3,3 miliardi , con un aiuto complessivo pari a 3.3 miliardi di euro, di cui 38 milioni di sopporto immediato per il settore sanitario, non ha fallito nel suo ruolo di maggiore partner dei Balcani. Sappiamo che insieme saremo più forti».

Questa videoconferenza è stata voluta fortemente dal premier croato Andrej Plenković, presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Questo summit è un modo per celebrare lo storico vertice di Zagabria nel 2000 in cui l’Ue disse a Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia e Jugoslavia (quando non erano ancora divise in Serbia e Montenegro) che sarebbero stati potenziali candidati all’ingresso nell’Ue.

Dopo 20 anni però è entrata solo la Croazia (nel 2013) mentre Albania e Macedonia del Nord hanno appena iniziato il loro percorso, dopo anni di anticamera. Il Kosovo, invece tuttora non è stato riconosciuto come stato indipendente da cinque Paesi dell’Unione europea: Spagna, Romania, Grecia, Cipro e Slovacchia. Anche per questo tutti i leader degli Stati Ue e dei Balcani occidentali si sono seduti davanti uno sfondo neutro senza bandiere, simboli e nomi del proprio Stato. Un modo per evitare tensioni politiche.

«Il Parlamento ha accolto con favore la decisione di aprire i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania. È anche favorevole alla nuova metodologia per l’allargamento proposta dalla Commissione, in quanto offre più credibilità a una prospettiva rapida di adesione». ha ricordato Sassoli.

Il presidente si riferisce alla nuova metodologia presentata dal commissario europeo per l’allargamento, l’ungherese Olivér Várhelyi, che ha reso più stringente il rispetto dello stato di diritto e l’attuazione di alcune riforme economiche e sociali anche solo per iniziare i colloqui di adesione.

Questa nuova metodologia è stata creata dopo la decisione del Consiglio europeo dell’ottobre 2019 di non aprire i negoziati di adesione con Albania e Macedonia del Nord. Poi riaperti ad aprile. «Tuttavia, la natura più politica della nuova metodologia, non deve ostacolare l’impegno dell’Unione europea per un’adesione progressiva fondata sui meriti rispettivi dei candidati. I valori fondamentali sui quali la nostra Unione è stata costruita devono rimanere il faro che illumina il percorso di ogni paese verso l’Unione europea», ha detto Sassoli.

«Il Parlamento europeo è desideroso di irrobustire la sua cooperazione con le istituzioni democratiche dei Balcani. Misure straordinarie di emergenza possono essere legittime per combattere con efficacia la propagazione del virus. Invece la sospensione dei diritti, o meglio dei doveri di ogni parlamento nel controllo e la supervisione di tali misure, non lo sarà mai. Parlamenti forti ed efficaci sono una condizione sine qua non di qualsiasi processo di allargamento dell’Unione europea. Questo è il messaggio sul quale ho già fortemente insistito in occasione dello Speakers Summit che ho organizzato a Bruxelles a gennaio», ha detto Sassoli,

Il presidente ha mandato un monito ad alcuni Stati europei che negli ultimi anni hanno avuto uno scontro con Commissione e Parlamento europeo per il mancato rispetto di alcuni principi dello Stato di diritto, Polonia e Ungheria: «Non possiamo chiedere sforzi ai nostri partner dei Balcani, se non siamo capaci di dimostrare esemplarità anche all’interno dell’Unione europea. Credo quindi che sia necessario rinforzare i meccanismi esistenti per garantire il rispetto dello stato di diritto».

Il 20 aprile il Parlamento europeo ha chiesto a Commissione e Consiglio di concedere la liberalizzazione dei visti al Kosovo e di far partecipare i Paesi dei Balcani a iniziative europee nei prossimi mesi e anni. È fondamentale che la Conferenza sul futuro dell’Europa si riunisca senza indugio. E lo dico con chiarezza: di questo futuro i Balcani occidentali ne fanno parte, ed è perciò inimmaginabile che non vengano associati ai lavori della Conferenza».