Fratelli del giaguaroÈ ufficiale, abbiamo i sovranisti più anti italiani del mondo

I nostri nazionalisti dicono che dovremmo respingere, dopo il prestito a tasso zero del Mes, anche i cento miliardi a fondo perduto proposti da Macron e Merkel. Le argomentazioni sono surreali. Speriamo che vengano dimenticati come i frontisti del Dopoguerra che si schierarono contro gli aiuti americani del Piano Marshall

Tiziana FABI/ Afp

Quale che sia l’esito concreto delle difficili trattative in corso in Europa, la ritrovata vitalità dell’asse franco-tedesco ha già avuto alcuni non trascurabili effetti sul nostro dibattito pubblico. Grazie all’iniziativa di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, infatti, possiamo goderci lo spettacolo offerto da tweet, post e interviste dei nostri sovranisti, a cominciare ovviamente dai leader, Giorgia Meloni a Matteo Salvini. 

Tutti protesi nello sforzo di spiegare a un Paese sull’orlo del collasso economico che mai e poi mai dovrebbe accettare quei miseri 36 miliardi di prestiti del Mes – ripagabili in dieci anni a tassi molto più bassi di quelli che otterremmo con i nostri maschi e patriottici bot – con motivazioni la cui astruseria sfida la capacità di sintesi anche del più benevolo dei cronisti (figuratevi la mia). 

Niente comunque in confronto agli argomenti con cui negli ultimi due giorni hanno dovuto spiegarci pure per quale motivo dovremmo respingere con sdegno l’ultima diabolica trovata escogitata da Merkel e Macron, quella di regalarci altri cento miliardi, euro più euro meno, come contributi a fondo perduto, attraverso il famigerato Recovery Fund. 

Non essendo in grado di riassumerne l’argomentazione, e nemmeno di capirla, riporto la sintesi che la stessa Meloni ha affidato al suo profilo twitter: «Surreale si stia discutendo di ciò che hanno deciso Germania e Francia col trattato di Aquisgrana che nulla ha a che fare con l’Europa, ma è accordo per una sorta di “super-Stato” dentro l’UE che si muove non per beneficienza ma per interesse dei due Paesi».

Il fatto poi che a opporsi siano anzitutto i sovranisti di Visegrád (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) guidati dall’amico Viktor Orbán, decisi a fare di tutto perché il grosso dei finanziamenti europei continui a rimpinguare le loro sovrane casse, e non quelle italiane o spagnole, è appena una ciliegina sulla torta. 

Ma anche tra i paesi dell’asse del nord, dall’Austria all’Olanda, sono in molti a utilizzare gli argomenti di Salvini e Meloni contro la prepotenza e l’arroganza dell’asse franco-tedesco, che pretende di decidere per tutti. E indovinate qual è la primissima decisione che intendono fargli rimangiare? Le parole della ministra austriaca per gli Affari europei, Karoline Edtstadler, non potrebbero essere più chiare: «I soldi che ora vanno a Italia, Spagna oppure Francia vanno usati per superare la crisi e vanno restituiti». 

Insomma, se quei prepotenti di Merkel e Macron credono di convincerli a usare i fondi comuni per regalare miliardi all’Italia, beh, dovranno vedersela con loro. Posizione che ovviamente non stupisce da parte di conservatori e sovranisti austriaci, ungheresi, olandesi o polacchi. Stupisce un po’ di più, almeno se le parole hanno ancora un senso, da parte dei sovranisti italiani.

E questo, a pensarci bene, è probabilmente il più grande regalo che Merkel e Macron, se tengono duro, possono fare all’Italia. Relegare i nostri sovranisti in una posizione analoga – fatte le debite proporzioni e distinzioni – a quella dei partiti del Fronte popolare che nell’Italia appena uscita dalla guerra, letteralmente in macerie, si schierarono contro gli aiuti americani del Piano Marshall, per ovvie ragioni ideologiche e internazionali. 

Una scelta che gli avversari ebbero buon gioco a bollare come antinazionale, in contrasto con i più immediati ed elementari interessi del paese. Quanto al paradosso per cui oggi sarebbero proprio le destre nazionaliste a finire in una tale posizione da amici del giaguaro, obiettivamente, non fa che unire l’utile al dilettevole.

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