Il buon senso pagaL’Italia guadagnerà 25 milioni con la regolarizzazione di 220mila migranti

Nella relazione tecnica del decreto rilancio, si trovano le previsioni economiche sulle spese amministrative della sanatoria limitata ai braccianti agricoli, colf e badanti. Senza contare tasse e contributi, che farebbero salire la cifra. E se avessimo esteso il perimetro ai tanti irregolari di edilizia, logistica e ristorazione?

LOUISA GOULIAMAKI / AFP

Come prevedibile, alla fine dalla mini-regolarizzazione temporanea dei lavoratori migranti lo Stato ci guadagnerà. La cifra si desume dalla relazione tecnica al decreto rilancio, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. A conti fatti, gli incassi del contributo da versare superano le spese di gestione delle pratiche. Tra entrate e uscite, nelle casse pubbliche nel 2020 resteranno 24,9 milioni per una platea stimata di soli 220mila tra braccianti agricoli e lavoratori domestici che accederanno alla sanatoria.

Per quanto riguarda il primo canale di regolarizzazione, quello del datore di lavoro che dichiara di voler assumere un cittadino straniero già presente in Italia dall’8 marzo o già impiegato in nero in agricoltura o come colf e badante, si stimano 176mila domande. Per il secondo canale, quello che permette a braccianti e lavoratori domestici con permessi scaduti dal 31 ottobre 2019 di ottenere un permesso di sei mesi, si stimano invece 44mila domande.

Per presentare la domanda di regolarizzazione, il decreto prevede che il datore di lavoro paghi un contributo forfettario di 500 euro per ciascun lavoratore, più un contributo per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale da stabilire con un successivo decreto ministeriale. L’introito totale è di 88 milioni, al netto del contributo aggiuntivo che deve ancora essere quantificato. La somma finale, quindi, sarà sicuramente maggiore.

Per quanto riguarda invece la richiesta del permesso temporaneo per chi ne ha uno scaduto, è previsto il pagamento alle Questure di un contributo di 130 euro. Che porterà in totale, nelle casse dello Stato, oltre 5,7 milioni.

A conti fatti, si legge nella relazione, «si può pertanto stimare un’entrata complessiva per i contributi predetti di 93.720.000». Escluse le somme forfettarie per i datori di lavoro che vanno ancora definite.

Ma vanno tenuti in considerazione i costi per la gestione delle pratiche che, tra ministero dell’Interno e Questure, ammontano a 75.191.244 euro, di cui poco più di 68 milioni di euro nel 2020 e 6,4 milioni nel 2021. In particolare, per quanto riguarda il ministero dell’interno, si stima una spesa di oltre 27 milioni nel 2020, tra l’assunzione di 800 impiegati con contratto di sei mesi (oltre 18 milioni), un costo di oltre 6 milioni per il pagamento dello straordinario del personale e 200mila euro per l’adeguamento della piattaforma informatica delle Prefetture.

Il costo per la Polizia di Stato sarà invece di 41,6 milioni, tra l’assunzione di 500 impiegati per sei mesi (11,5 milioni), mediatori culturali (4,4 milioni) e il pagamento dello straordinario agli addetti degli uffici immigrazione (24,2 milioni).

Ma anche a fronte dei costi per il disbrigo delle pratiche, alla fine nelle casse dello Stato restano 24,9 milioni solo per il 2020. Se invece consideriamo le spese previste per il 2020 e il 2021, il “guadagno” è di 18,5 milioni di euro.

Una cifra non altissima. Va tenuto in considerazione, però, che la mini-sanatoria del decreto rilancio è limitata a regolarizzare i lavoratori solo dei settori agricolo, allevamento, pesca e acquacoltura, assistenza alla persona e lavoro domestico. Rimangono esclusi molti altri, dalla logistica all’edilizia, dalle consegne alla ristorazione, dove pure lavorano in nero molti immigrati irregolari. Nel commercio e ristorazione si stima un tasso di irregolarità dell’11,7%, nelle costruzioni del 16%. E inoltre, rimangono fuori dalla sanatoria tanti di quelli che, dopo i decreti sicurezza di Salvini, sono finiti nel bacino della irregolarità.

Secondo la Fondazione Leone Moressa, se estendessimo la regolarizzazione ad altri settori, i 562mila migranti irregolari presenti in Italia potrebbero portare nelle casse dello Stato tra 1,4 e 2,6 miliardi di euro l’anno tra Irpef e contributi (su 220mila, invece, dovrebbe variare tra 0,6 e 1,2 miliardi). Una cifra che non tiene conto del contributo forfettario da pagare previsto per ogni lavoratore in nero che viene regolarizzato: i 500 euro per 500mila irregolari diventerebbero così 250 milioni in più di sole spese amministrative.

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