Abbiamo un problemaSei europei Lgbti su 10 hanno paura di tenere per mano il proprio partner in pubblico

Secondo l’Agenzia europea il 50 per cento di lesbiche, gay, bisessuali, trans o intersex ha subito una molestie e offese. A soffrire di più sono i 15-17enni

Afp

Immagina di avere paura di tenere la mano della persona che ami in pubblico. Di non far sapere a nessuno le tue preferenze sessuali per paura di ritorsioni. Questa è la realtà per la maggior parte di omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali in tutta l’Unione europea.

Negli ultimi sette anni purtroppo non ci sono stati molti progressi per il mondo Lgbti, secondo il sondaggio online fatto dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali a cui hanno partecipato 139.799 cittadini dell’Unione over 15 che si descrivono come lesbiche, gay, bisessuali, trans o intersex.

La ricerca è stata presentata per sensibilizzare gli europei sulla giornata internazionale contro omofobia, transfobia e bifobia (paura contro i bisessuali) e cercare insieme ai 27 governi delle soluzioni per evitare gli attacchi d’odio. Per questo il 17 maggio l’Europarlamento fissando la bandiera arcobaleno all’esterno delle sue sedi di Bruxelles e a Strasburgo.

I dati soni impietosi. Il 61 per cento degli intervistati dice di evitare sempre le dimostrazioni di affetto in pubblico, come tenersi per mano. Uno su tre (33 per cento) evita alcuni luoghi per paura di essere aggrediti, minacciati o molestati. Molestie che ha subito il 58 per cento negli ultimi cinque anni sotto forma di offese e minacce.

Questo perché la discriminazione quotidiana verso le persone Lgbti si incontra a scuola, in ufficio, quando si cerca una casa in affitto quando si chiedere di accedere ai servizi sanitari e sociali. Al ristorante, al bar, nei negozi. Un clima che impedisce alla metà dei partecipanti di dire apertamente la propria sessualità. Solo meno di un quarto dice di comunicarlo senza reticenze.

In teoria esiste una direttiva europea sui diritti delle vittime che imporrebbe alle polizie degli Stati di valutare ogni caso e registrare correttamente qualsiasi motivazione e pregiudizio sessuale verso chi denuncia attacchi d’odio.

Ma nove su dieci non se la sono mai sentita di riferire questi episodi alla polizia o altre organizzazioni e solo il 14 per cento dice di aver denunciato un attacco fisico e sessuale motivato dall’odio. Il dato positivo per l’Italia è che è assieme al Lussemurgo, il Paese dove si denuncia di più: 19 per cento, sopra la media europea.

A subire più molestie sono coloro che si definiscono transessuali (17 per cento), cioè coloro che non si riconoscono nel genere con cui sono nati e gli intersessuali (22 per cento), nati con caratteristiche sessuali che non appartengono rigorosamente alle categorie maschili o femminili o appartengono a entrambi.

Il 53 per cento dei partecipanti Lgbti dai 15 ai 17 anni dice di aver subito discriminazioni nella loro vita, e il 45 per cento di aver avuto problemi per la loro sessualità proprio a scuola. Questa categoria di giovanissimi subisce più molestie rispetto ai Lgbti più anziani.

Il tema non è secondario perché proprio questa categoria di adolescenti è stata inserita per la prima volta nei sondaggi dell’agenzia, assieme ai cittadini di due Paesi candidati all’adesione all’Unione europea: Serbia e Macedonia del Nord.

Proprio in Serbia (53 per cento) e Macedonia del Nord (60 per cento) si registrano le quote più alte di persone Lgbti che non dichiarano in pubblico di esserlo. In questa classifica ci sono anche i cittadini lituani (60 per cento), bulgari (54 per cento) e rumeni (53 per cento). Invece la Danimarca (43 per cento) e i Paesi Bassi (43 percento) sono gli Stati dove le persone si sentono più a loro agio a dichiarare la propria sessualità.

Qual è la situazione in Italia? Il dato peggiore riguarda il clima d’odio. Il 41 per cento degli italiani sostiene che ci sia un aumento di pregiudizio e intolleranza verso il mondo Lgbti. In Europa la media è del 36 per cento.

Il nostro Paese rimane nella media europea per il numero di persone Lgbti che ha paura tenere in pubblico la mano del proprio partner o di frequentare posti per paura di minacce e assalti. «Non è ancora possibile poter tenere la mano della mia ragazza senza che ci siano sguardi arrabbiati contro di lei», ha scritto nel sondaggio online una nostra concittadina 22enne lesbica.

Mentre siamo sotto la media europea, e di molto per la percentuale di persone che dichiara apertamente la propria sessualità non etero: 39 per cento contro il 47 per cento della media Ue.

«Mi era proibito parlare durante le ore dei miei professori di scienze e matematica, perché ero lesbica; Mi è stato anche spesso impedito di entrare in aula», afferma una quindicenne nel sondaggio. Ma la situazione per i 15-17 italiani è migliore rispetto ai loro concittadini europei.

Il 52 per cento degli studenti LGBTI (15-17 anni) in Italia afferma che a scuola qualcuno ha spesso o sempre supportato, difeso o protetto i propri diritti come persona LGBTI. Mentre la media Ue è del 48 per cento. Così com’è alta la percentuale di coloro che hanno sentito il supporto degli insegnanti: 67 per cento contro 60 per cento della media Ue.

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