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Senza frettaLa lezione di Simon Sinek: «Millennial, imparate ad avere pazienza»

Secondo lo scrittore, un mondo fatto di gratificazioni istantanee ha fatto perdere valore al tempo e alle conquiste graduali

(Foto: Morning Future)

I giovani che in questi anni hanno svolto colloqui di lavoro si saranno accorti dell’importanza delle soft skill, sempre più richieste in un mercato mobile, spesso interdisciplinare e che richiede grande capacità di adattamento. Tra queste qualità ce ne è però una spesso sottovalutata, soprattutto dai Millennial: la pazienza.

In un mondo iper-veloce dove l’istante, nelle sue declinazioni social o dell’informazione, è diventato centrale, può sembrare un paradosso, ma la pazienza è davvero una virtù da coltivare e riscoprire.

Ne è convinto anche Simon Sinek, scrittore e saggista inglese che ha lavorato molto sull’approccio dei giovani al mondo del lavoro. Il suo target di riferimento sono appunto i Millennials – all’incirca le persone nate tra il 1984 e il 2000 – e il riassunto della sua teoria è diventato celebre in una intervista di qualche anno fa resa virale dai social network.

«Non faccio intervista senza che mi venga chiesto dei Millennial», esordisce Sinek, e allora tanto vale andare subito al sodo. «Tendenzialmente pensano che tutto gli sia dovuto, li pensiamo come narcisisti, pigri, dispersivi ed egoisti. Non sono felici, gli manca sempre qualcosa», dice. Non certo un quadro ottimistico, ma che ha delle spiegazioni chiare secondo lo scrittore.

La prima riguarda l’educazione: «Troppi di loro sono cresciuti sotto l’effetti di strategie di educazione familiare fallimentari, perché è stato sempre detto loro che erano speciali e che potevano avere qualunque cosa dalla vita».

Il problema, fin troppo evidente, è che queste aspettative si scontrano presto con una diversa realtà: «Quando trovano un lavoro e arrivano nel mondo reale, in un istante scoprono che non sono affatto speciali, che la mamma non può fare avere una promozione, che se arrivi ultimo non ti danno alcuna medaglia e che non basta volere qualcosa per ottenerlo».

Il problema è quello di essere cresciuti in un mondo fatto di gratificazioni istatanee. Lo spiega ancora Sinek: «Vuoi comprare qualcosa? Basta andare su Amazon e con un clic ti arriva il giorno dopo. Vuoi guardare un film? Con un log in non serve più consultare gli orari del cinema. Vuoi guardare una serie tv? Non serve aspettare le nuove puntate ogni settimana, basta guardarsele tutte di fila».

Questo sistema di gratificazioni istantanee non funziona però sul lavoro, né aiuta a creare relazioni stabili nella propria vita. «Per questo non c’è una app, sono processi lenti, oscuri spiacevoli, incasinati». In altre parole: serve pazienza. Sinek racconta un aneddoto particolarmente diffuso e attuale: «Sono circondato di ragazzi intelligenti, appena laureati. Se gli chiedo come sta andando a lavoro, mi rispondono che pensano di licenziarsi. Se gli chiedo il perché, mi dicono che non riescono a lasciare il segno. Ma magari sono qui da appena otto mesi». La metafora più efficace è quella di una montagna. I Millennial vogliono arrivare alla cima – «lasciare il segno» – senza però curarsi della montagna, senza vedere la strada necessaria per raggiungerla.

Motivo per cui questa costante insoddisfazione, unita alla diffusa dipendenza da social network, provoca spesso depressione e scarsi livelli di autostima.

Imparare ad avere pazienza è però la chiave per accettare meglio se stessi e che le eventuali cadute (o persino i fallimenti) fanno parte del percorso: a venti o trent’anni difficilmente non si avrà una seconda opportunità, un modo per rimediare e ripartire. E allora, con la complicità di un ambiente di lavoro che la sappia apprezzare, la pazienza è una soft skill che vale la pena mettere al centro del proprio atteggiamento.

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