Black mirrorA Singapore c’è stata la prima condanna a morte su Zoom

L’uomo è stato giudicato colpevole per crimini legati al traffico di droga. Il Paese è in quarantena da aprile per alcuni nuovi contagi, ma è stato concesso di portare avanti i processi più rilevanti attraverso la piattaforma di videochiamata

Fa impressione la sentenza e colpisce la modalità: a Singapore un uomo è stato condannato a morte via Zoom per traffico di droga. È la prima volta nella città-stato che una sentenza capitale viene comminata da remoto (anche se nel mondo il primato spetta alla Nigeria)

Il condannato, Punithan Genasan, ha 37 anni. Era stato arrestato e processato per un fatto del 2011, per avere coordinato due corrieri nella vendita di 28 grammi di eroina. Ha sempre negato il fatto, ma la sua difesa è stata respinta.

La punizione, severissima, dipende dalle leggi di tolleranza zero sugli stupefacenti: la condanna a morte, in questi casi, è obbligatoria.

Solo di recente sono state introdotte leggi più morbide (si fa per dire) che permettono, in casi particolari, di convertire la pena capitale in fustigazione (altra pratica tuttora in vigore).

Al tempo stesso, dal momento che l’isola è in quarantena da aprile per alcuni casi di contagio rinvenuti tra gli stranieri, è stato consentito l’utilizzo di Zoom per portare avanti i processi più importanti. Quello di Genasan, visto il coinvolgimento in fatti di droga, rientra nella categoria. E da lì è stata letta la condanna.

Ci sarà richiesta di appello da parte dell’avvocato (già annunciata), ma anche i gruppi di attivisti per i diritti umani hanno già commentato, con sconcerto, la decisione della corte.

Come ha dichiarato Kirsten Han, giornalista singaporiana, «comminare una sentenza via Zoom mostra quanto sia cinica e burocratica questa decisione», oltre al fatto che, non potendo utilizzare il tribunale, la famiglia del condannato ha perso una possibilità di vederlo e parlargli.

Anche Amnesty International ha avuto parole dure: «In un momento storico in cui l’attenzione del mondo è concentrata nel salvare e proteggere vite umane, continuare a utilizzare la pena capitale è ancora più ripugnante».

Tuttavia, nonostante le proteste, la stragrande maggioranza parte degli abitanti di Singapore – così dicono i sondaggi – vede con favore le condanne a morte. Le proteste sono poche e i dibattiti sul tema quasi inesistenti, almeno sulla stampa locale.

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