CreativitàMai come adesso c’è bisogno dell’energia del design

Margriet Vollenberg, dopo la chiusura del Ventura project: «Spero che Milano resti aperta a nuovi progetti. Gli eventi dal vivo evolveranno, diventeranno più esclusivi in una miscela tra reale e virtuale»

Ventura Centrale 2019, Margriet Vollenberg e Maarten Baas

C’è una foto che ritrae Margriet Vollenberg insieme con l’artista Maarten Baas in cui Margriet esibisce una shopping bag con il messaggio: “Penso che l’anno scorso sia stato migliore di questo” e purtroppo sappiamo quanto queste parole si siano beffardemente avverate. L’impatto del coronavirus è stato come un terremoto che ha scosso tutti i settori produttivi e quello del design non è stato risparmiato. Il Salone del Mobile è stato in un primo tempo rimandato da aprile a giugno e definitivamente cancellato qualche settimana più tardi. A catena, sono stati annullati tutti gli eventi del Fuorisalone, compreso Ventura Project di cui Vollenberg è stata ideatrice e curatrice dal 2010.

Dopo i numeri record dell’anno scorso – 94 mila presenze per gli eventi del Fuorisalone targato Ventura –  l’edizione 2020 si preannunciava ricca di appuntamenti suddivisi tra due location secondo il format che addetti ai lavori e semplici appassionati avevano conosciuto nel corso degli ultimi anni: performance d’autore ai Magazzini Raccordati, nei sottopassi della stazione Centrale, e scounting di talenti nello spin-off Ventura Future, in zona Tortona, organizzato con Base Milano.

Poi sono sopraggiunti il blocco, le lunghe settimane di calma apparente e infine la decisione di annullare tutti gli eventi previsti, arrivata a pochi giorni dalla riapertura parziale delle attività in Italia. Vollenberg ha affidato a un post molto sofferto su Instagram l’addio di Ventura project a Milano: «Ho trascorso molte notti insonni preoccupandomi se e come avrei potuto salvare o trasformare la mia azienda per adattarmi a una nuova normalità ed essere ancora in grado di aiutare il mondo del design e promuovere il talento come abbiamo sempre fatto. È quindi con grande dolore nel mio cuore che sono giunta alla conclusione che non è più possibile costruire il mio sogno e quelli di molti designer e aziende. Le circostanze attuali non mi lasciano altra scelta che terminare i progetti di Ventura. I miei collaboratori e io abbiamo chiamato personalmente i singoli designer e gli espositori di Ventura Projects. È stato uno dei compiti più difficili che abbiamo mai dovuto compiere come squadra. Parlare con tutti i nostri fidati amici e amanti del design è stato profondamente doloroso e commovente. Per ora, guardo indietro con grande orgoglio e gratitudine per ciò che il mio team e io siamo stati in grado di realizzare». In termini pratici, un anno di lavoro cancellato, chiusura della sede italiana e dipendenti a casa.

Il post ha scatenato una valanga di reazioni tra coloro che hanno collaborato con lei e con Organisation in Design, il suo team italo-olandese che organizza eventi e che in dieci anni ha portato a Milano stupefacenti installazioni e qualcosa come 7mila espositori, il meglio del design sperimentale a livello internazionale. C’è stupore, amarezza e gratitudine per il ruolo di svolto da uno dei distretti chiave del Fuorisalone. Il designer Maarten Baas, presenza ormai fissa al fuorisalone di zona Centrale, si dice choccato: «Da zero, Ventura Projects ha creato qualcosa di unico ed è stato in grado di rinnovare ed espandere il loro concetto nel corso degli anni. Molti designer, incluso me, hanno avuto l’opportunità di mostrarsi attraverso i progetti di Ventura. Hanno dato colore alla Milano Design Week e i visitatori sapevano che potevano aspettarsi qualcosa di buono. Si è perso un grande catalizzatore».

Mentre Milano dice addio a Ventura e alle sue declinazioni internazionali di Berlino, Londra, Kortrijk, Dubai e New York, altre modalità di condivisione degli eventi si stanno facendo strada. Su tutti, il Virtual Design Festival di Dezeen che ha offerto un palcoscenico alternativo a molti designer che avevano programmato di esibirsi a Milano quest’anno. Il virtuale può sostituire davvero gli eventi live? Secondo Vollemberg no: «Non credo che il contatto diretto e il contesto degli eventi live possano essere tradotti in forma digitale. Penso tuttavia che l’online diventerà una modalità sempre più importante nel fare esperienze e che virtuale e reale esisteranno uno accanto all’altro».

I lavori degli studenti del Royal College of Art di Londra esposti al Ventura Future 2019

Siamo nella fase del post terremoto in cui si comincia ad avere un’idea precisa delle macerie ma non è ancora chiaro come e quando si potrà tornare a costruire qualcosa. «In questo momento stiamo ancora finendo di sistemare tutto ciò che è collegato alle iniziative di Ventura e solo dopo inizieremo lentamente a capire come muoverci e quali saranno le domande che questa nuova realtà ci impone. Dobbiamo davvero pensare a se e come gli eventi torneranno a esistere e a come dovrà essere gestito il pubblico». Alessandro Michele, art director di Gucci, è stato tra i primi a esternare la sua visione del mondo post-Covid decretando la fine delle sfilate di moda così come le abbiamo conosciute finora. Secondo la sua visione, il presupposto perché venga organizzato un evento è che ci sia davvero qualcosa da mostrare, superando di fatto l’imperativo della stagionalità. Man mano che i giorni passano, sembra evidente che queste parole non siano una mera provocazione. «Penso che in futuro dovremo considerare le presentazioni come eventi da condividere con una selezione ristretta di visitatori e pensare a forme alternative, forse più esclusive. Sarà una miscela tra virtuale e reale. Ogni cambiamento costringe a fare delle riflessioni. In questo senso il post-Covid sta delineando un mondo nuovo in cui i designer avranno un ruolo chiave. Stiamo vedendo che le persone lavorano molto da casa ed è probabile che questa modalità venga confermata anche in futuro. C’è molto lavoro per i designer, perché un tavolo da pranzo e una sedia, oggi, non sono pensati per lavorare ma per mangiare. Abbiamo bisogno di nuovi progetti che ci aiutino ad affrontare questa nuova modalità lavorativa. Mai come in questo momento i designer e le aziende hanno davvero bisogno l’uno dell’altro. La domanda che tutti ci stiamo facendo è cosa sia necessario produrre e contemporaneamente sentiamo l’esigenza di nuove soluzioni. I designer sono chiamati a lavorare su entrambi i fronti e a collaborare per tracciare una nuova via. Sono ottimista sul fatto che i designer svolgeranno un ruolo importante, un ruolo che va oltre l’aspetto estetico. Come ho già detto, più che mai, per far fronte a questa crisi e alle sue conseguenze il mondo ha bisogno della creatività e dell’ingegno che il design può offrire».

Con Milano è un addio o un arrivederci? «Quando ho fondato Ventura l’ho fatto perché mi sono resa conto che c’era bisogno di una piattaforma per i designer emergenti. Abbiamo dimostrato che anche i giovani meritano un posto a Milano e che alcune parti della città dimenticate possono essere riqualificate attraverso il traino di manifestazioni come Ventura. Di questo sono consapevole e resto orgogliosa del lavoro che abbiamo fatto in questi anni. La situazione che si è creata a causa della pandemia è qualcosa che nessuno poteva conoscere o prevedere in alcun modo. Se c’è qualcuno che non biasimo è Milano. È stata nel mio cuore per anni, è la città in cui ho iniziato la mia carriera e resta un punto di riferimento fondamentale per l’industria del design. Mi dispiace davvero aver dovuto prendere questa decisione che coinvolge inevitabilmente la città, ma sfortunatamente il lockdown è arrivato nel momento sbagliato, in perfetta sincronia con i nostri progetti. Spero che Milano resti aperta a possibili progetti futuri».

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