Nicola PiovaniIl paradosso tutto italiano di riaprire i teatri e chiedere alla gente di non andarci

Il compositore premio Oscar parla di distanziamento sociale, le misure per una vera fase due che faccia ripartire il mondo della cultura e dello spettacolo, ma anche di Alberto Sordi, censure e scienza

ANDREAS SOLARO / AFP

Gli Stati Generali si avviano stancamente alla fine, il Senato ci offre lo spettacolo di parlamentari costretti a tornare a Roma di corsa, di venerdì mattina, per un voto di fiducia, la maggioranza attacca l’opposizione perché qualcuno ha mangiato troppe ciliegie in un momento inopportuno, l’opposizione si arrabbia, invece, perché l’esecuzione dell’inno nazionale, durante la finale di Coppa Italia, è stata insoddisfacente.

Ci siamo ormai dimenticati che, a febbraio, si invitavano le persone ad “abbracciare un cinese”, mentre in Cina il salmone norvegese viene incolpato della seconda ondata e, chissà, presto qualcuno ci inviterà a baciare il sashimi per solidarietà.

Secondo il loro lessico si direbbe che Grillo asfalta Dibba, Salvini torna leghista del Nord per un giorno e accusa i tifosi che hanno festeggiato in piazza e la maggioranza gli risponde, in buona sostanza. «specchio riflesso». Deve essere dura per chi fa spettacolo – «i nostri artisti che ci fanno tanto divertire e appassionare» come nella definizione dell’avvocato degli italiani – trovare un modo per intrattenere un pubblico così mitridatizzato da spettacoli di questo tipo.

Ma, per fortuna, questa settimana anche alcuni cinema e teatri hanno faticosamente ripreso e si spera – anche se poi basta uscire di casa per scoprire che le regole, al momento, le rispettano solo cinema e teatri – nel breve tutto potrà ingranare con maggiore energia, convinzione e successo.

Nicola Piovani, gli incontri degli Stati Generali andranno avanti fino a domenica 21. Le sembra che la musica, la cultura, l’arte siano diventati un tema oppure il principio resta comunque che “con la cultura non si mangia”?
Vedo che un po’ tutti i governi fanno fatica a dare uno spazio centrale all’arte dello spettacolo, al teatro, ai concerti. Il cinema ha qualche attenzione in più perché è anche un’industria. Comunque mi sembra che il ministro Franceschini sia abbastanza attivo nel difendere il lavoro degli artisti.

Per la riapertura del Teatro Greco di Siracusa con il suo dramma musicale “L’isola della luce” per rispettare il distanziamento avete in programma di invertire gli spazi e sistemare il pubblico sul palcoscenico. È quasi un’allegoria di un mondo che va al contrario…
È un modo provvisorio per far quadrare i conti. Mi auguro molto provvisorio. Spero che presto tornino le possibilità di assembramento.

È paradossale aprire un teatro, ma chiedere al pubblico di non andarci…
Il paradosso è il virus: nel 2020 il pianeta è in preda a una pandemia del tutto imprevedibile. Comunque, meglio il paradosso del pubblico contingentato che i teatri chiusi nel silenzio tombale.

Sono i giorni degli esami di maturità anche se tutto si svolge senza la consueta euforia. La scuola continua a essere fortemente penalizzata. Adesso pare che il rischio sia che pure la riapertura a settembre slitti, e per via delle elezioni…
La scuola è importante, fondamentale in un paese civile. Ma anche le libere elezioni lo sono. Spero stiano cercando soluzioni che salvino l’uno e l’altro.

Si è parlato molto di censura di opere d’arte questa settimana. Ma, alla fin fine, l’Hbo ha semplicemente aggiunto un avviso prima dell’inizio di Via col Vento. Le polemiche le sono sembrate eccessive?
Certo, censura è un’altra cosa. Ma c’è una tendenza a voler “correggere” le opere del passato. I grandi testi teatrali testimoniano a livello artistico la società del loro tempo. Per i costumi di oggi i grandi testi sono quasi tutti scorretti, Shakespeare compreso: l’antisemitismo de “Il mercante di Venezia”, l’antifemminismo de “La bisbetica domata”, per non parlare delle opere Goldoni e Molière piene di servi allegramente bastonati. L’arte racconta il mondo com’è, non come dovrebbe essere. I politici devono essere corretti, non le opere d’arte.

Abbiamo festeggiato in molti modi il centesimo compleanno di Alberto Sordi. Lei è l’autore di una delle colonne sonore più celebri e legate a un personaggio iconico, il Marchese del Grillo…
La ricordo come un’esperienza divertentissima, un regalo che mi fece Mario Monicelli commissionandomi la musica di quell’allegro film. In quell’occasione conobbi Alberto Sordi, un’esperienza non da poco.

Superò anche un po’ di diffidenza…
Fino a quel momento della mia carriera avevo musicato solo film drammatici, tragici, “impegnati” si diceva in quegli anni. Monicelli ebbe l’idea un po’ bizzarra di commissionarmi la musica di una commedia, sfidando il parere dei produttori, distributori e anche quello personale di Sordi. Quando girammo la scena del teatro, l’orchestra suonò sul set la musica che avevo scritto, e Sordi, convertito, venne da me a complimentarsi. Di lì a poco mi chiese di mettere le parole a quella musica. Il successo di quel film mi aprì la dogana dei film commedia.

Nei primi giorni di pandemia, l’appuntamento col bollettino delle 18 della Protezione Civile era diventato quasi un rito nazionale. Adesso le cifre non sono meno drammatiche, ma ci siamo abituati…
Abbiamo avuto una media quotidiana di deceduti più alta della seconda guerra mondiale. Ancora di recente i dati “buoni” ci parlano “solamente” di una cinquantina di morti al giorno (più di quelli che fa il crollo di un ponte). Negli altri paesi – Brasile, Stati Uniti e ora di nuovo Cina – la situazione è drammatica. Ma c’è ancora qualcuno che la prende sottogamba, minimizzando la portata di questa inaspettata tragedia.

La pandemia finirà per scoraggiare anche chi continuava a nutrire fiducia per la scienza?
A me l’ha aumentata. Ho una fede incrollabile per la scienza, per la ricerca, per gli scienziati – chiaramente i narcisisti ci sono in tutti campi, e il virus dell’esposizione televisiva può colpire anche il più austero degli scienziati. Ma la maggior parte di loro, negli ultimi decenni, ci ha fatto dei regali preziosi: si è allungata la vita media, è migliorata la qualità della vita degli anziani… e sopra a tutto disponiamo di meravigliose anestesie che ci risparmiano dolori terribili, sopportati fino a mezzo secolo fa. Sono fiducioso che la scienza troverà prima o poi una cura che ci libererà da questa prigione in cui siamo costretti in questi mesi.

Fino a pochi mesi fa sentire il colpo di tosse di uno spettatore in platea poteva, al massimo, infastidire gli altri spettatori. Ha cambiato completamente di senso…
Oggi non si può sentire più: la maggior parte delle platee è vuota, molti teatri vivono ancora in un silenzio tombale. Purtroppo.

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