Questione di relazioneI partiti sono deboli perché parlano coi media invece che con gli elettori

Il Partito democratico e Italia Viva hanno dimenticato una questione non da poco: i cittadini. Ma l’azione politica non può esaurirsi al governo e alle camere del Parlamento. Giorgio Gori se n’è accorto, e sarebbe il caso che anche altri lo facessero

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Filippo MONTEFORTE / AFP

Stamane m’è venuta una di quelle idee che non condivido (cit. Altan) o meglio che mi meraviglia avere. M’è parso, leggendo del dibattito nel Partito democratico e vivendo in presa diretta l’esperienza di Italia Viva (almeno qui a Milano), che paradossalmente Nicola Zingaretti (e coloro che lo sostengono) e Italia Viva, cioè Matteo Renzi, abbiano un punto in comune. Ed è un punto di debolezza, non di forza.

Tutti e due gli schieramenti sembrano pensare che la funzione della politica si esaurisca nella attività di Governo e del Parlamento. Il rapporto con la società, con le complicate dinamiche che generano motivazioni, determinano il consenso e orientano i comportamenti sembra esaurirsi nella relazione con il sistema mediatico e i mezzi di diffusione dei messaggi. Un cane che si morde la coda e un sistema che si autoalimenta ma che rischia di separarsi dal resto della società. Una condizione che la quarantena e il distanziamento fisico imposti dalla pandemia esaltano. E così il distanziamento fisico diventa davvero sociale!

Sotto, ma neanche troppo sotto, c’è un’interpretazione meccanicistica delle dinamiche cognitive che producono il consenso, o meglio la costruzione di significati. Si pensa: se faccio questo le persone penseranno questo. Per di più nella stragrande maggioranza dei casi chi governa e chi fa politica in realtà non fa mai qualcosa che abbia un effetto diretto, verificabile “un giorno dopo l’altro”.

Le persone sono quindi di fronte ad annunci veicolati dal sistema mediatico che costruisce una sua realtà diversa sia da quella dei decisori sia da quella dei destinatari delle decisioni. Ricordiamolo sempre, quello che le persone sanno del mondo in cui vivono lo sanno prima di tutto e essenzialmente dal sistema mediatico. Poi, in un secondo momento, vivranno le conseguenze di questo e si formeranno delle opinioni in merito, ma queste saranno sempre una differenza relativa rispetto alla realtà creata dai media.

Sotto, ma neanche troppo sotto, si sottovaluta il sistema di relazioni che si costruiscono e si manutengono nella società. Le chiacchiere alla macchinetta del caffè. Certo, il partito del ‘900 appare una forma di relazione, un modo di stare nella società, inefficace, inattuale, ma questa era la sfida del nuovo secolo e rimane ancora la sfida per la politica che non può non pensarsi come una cultura (in senso antropologico), un modo di vedere le cose, una scorciatoia cognitiva per dare senso a quello che si fa, per condividere obiettivi, per accettare ed elaborare gli imprevisti, per assumere i rischi che ogni decisione comporta.

E questa visione condivisa si costruisce solo con la relazione. Che sia personale o web poco importa ma deve essere una relazione, una serie di nodi come in una rete. Le azioni comunicative servono a costruire relazioni non a convincere. Tessere una rete è cosa diversa da lanciare una cima o una corda alla quale si spera qualcuno si attacchi. Una sfida del genere deve tener conto del fatto che volenti o nolenti le persone di questo tempo (che a molti continua ad apparire un incidente, un tempo sbagliato, che prima o poi sparirà) vogliono contare e pensano di poterlo fare molto più che nel passato. Non riconoscono le autorità nel modo in cui molte di queste pensavano sarebbero state riconosciute!

I contemporanei pretendono di essere coinvolti. E questo non richiede solo tempo e fatica (risorse) ma prima di tutto un riconoscimento. Di qui credo passi la definizione della leadership necessaria, una leadership consapevole del proprio ruolo indispensabile di semplificatore della complessità e di annodatore di una rete di relazioni. E su questo mi pare Giorgio Gori abbia voluto attrarre l’attenzione del Partito democratico. Ma sarebbe il caso che anche altri ascoltassero.