Non solo jihadisti Lupi solitari e suprematisti. Tutti i volti del terrorismo “bianco” in Europa

L’ultimo rapporto dell’Europol inquadra il fenomeno degli attacchi e dei soggetti che li compiono, stilando un quadro variegato, ma in cui si rintracciano elementi comuni: l’indottrinamento e l’azione tramite cellule che si imitano e mescolano a vicenda

Afp

Studiano molto, approfondiscono, ascoltano e imitano. Poi agiscono, in silenzio. Con un ordigno artigianale, costruito magari nel proprio scantinato e seguendo delle istruzioni online, con una pistola oppure con dei coltelli. Presentano caratteristiche comuni, ma non è detto che i loro profili e le loro azioni si somiglino.

Li muove l’indottrinamento, la violenza e la volontà di agire. Spesso, si lasciano ispirare da chi, prima di loro, ha compiuto atti simili e magari li ha diffusi in rete, diventando una vera e propria “leggenda”. Accecati e sedotti dalla promessa di un riscatto personale, si impongono con brutalità e violenza, compiendo attacchi che intimoriscono la società e i civili. Che restano il target ideale da colpire. I terroristi, in Europa, appartengono a realtà composite, che però si possono decifrare. Lo ha fatto, in queste ore, l’Europol, nel suo report più recente, che ha esaminato numeri, comportamenti ed episodi legati al terrorismo nel 2019, in tutta l’Unione europea.

I numeri
Dallo studio sono emerse evidenze e segnalazioni molto precise: 13 Stati membri, in un anno, hanno contato 119 attacchi terroristici, cifra che comprende quelli portati a compimento, quelli falliti, ma anche quelli sventati. Gli attentati, nell’ultimo anno, hanno mostrato una tendenza “al ribasso”, visto che, complessivamente, le azioni sono diminuite rispetto all’anno precedente.

I responsabili appartengono a gruppi diversi: dalle reti che fanno riferimento al fondamentalismo islamico e jihadista (ritenute ancora una delle minacce più pericolose) al terrorismo “bianco”, cioè dell’estrema destra. Nel 2019, gli attacchi a firma jihadista sono stati sette, mentre sono stati circa 14 i tentativi falliti perché contrastati dalle autorità (continuando una tendenza avviata nel 2018). In totale, in 19 Paesi membri, le persone arrestate perché coinvolte o sospettate di essere vicine a pericolose cellule terroristiche sono state 1.004 e Belgio, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito hanno riportato i numeri più alti.

Complessivamente, gli arresti sono diminuiti leggermente per il secondo anno consecutivo (nel 2018 i fermati erano 1.056 e nel 2017 1.219), ma le cifre dimostrano chiaramente come il terrorismo sia rimasto geograficamente diffuso e ben radicato su tutto il continente europeo. Come segnalato dal report, in Europa, l’anno scorso, i morti causati dal terrorismo sono stati dieci, mentre si contano 27 feriti.

I decessi sono stati tutti causati da attacchi di matrice jihadista, così come 26 dei 27 sopravvissuti (soltanto una persona è stata colpita dal terrorismo bianco). Ma la relazione dell’Europol conta anche 17 civili deceduti all’estero nel 2019, in un attentato perpetrato nello Sri Lanka.

Jihad e terrorismo “bianco”: gli elementi comuni
Il report, poi, divide per categorie e motivazioni le cellule terroristiche che maggiormente operano in Ue. E se i gruppi più attivi (e pericolosi) appartengono al jihadismo e all’estremismo di destra, il documento analizza anche le azioni dei gruppi etno-nazionalisti, quelli eversivi di sinistra e gli anarchici, che però vengono percepiti come meno pericolosi degli altri.

Anche se solitamente un’ideologia prevale sull’altra, gli esperti non escludono una commistione di violenza tra gruppi diversi (rendendo le cellule ancora più pericolose). Esistono, infatti, questioni trasversali che uniscono estremismi apparentemente lontani: jihadismo e terrorismo di estrema destra, per esempio, attribuiscono un ruolo fondamentale alla radicalizzazione (che in entrambi i casi si concretizza su internet o in carcere) e all’azione solitaria.

Li definiscono “lupi solitari” e rappresentano l’estremista perfetto in grado di portare a termine un attacco, perché imprevedibile e introvabile. L’azione solitaria rende queste due forme di estremismo particolarmente pericolose. Il motivo? Chi opera da solo risulta fortemente motivato e l’assenza di una gerarchia ben definita rende più semplice la clandestinità.

Fondamentalisti islamici e terroristi di estrema destra lodano altri attentatori, che di fatto ispirano azioni altrettanto violente. L’Ue valuta, infatti, sia il terrorismo jihadista, sia quello “bianco” come la più imponente minaccia proveniente dagli attori solitari, proprio perché dietro di loro non c’è (apparentemente) nessuno, né sono diretti da organizzazioni più grandi. La dottrina estremista bianca della resistenza senza leader e le sue conseguenze servono, infatti, a istigare quella che viene chiama la “guerra di razza” (il cui concetto somiglia molto a quello di “guerra santa”).

Il jihadismo che resiste
Gli affiliati al fondamentalismo islamico si confermano ancora, almeno in termini numerici, la principale minaccia in Ue: 15 su 19 Stati membri, infatti, riferiscono di aver individuato sul proprio territorio persone direttamente collegate al jihadismo. La guerra al di fuori dell’Europa continua a influenzare quanto accade all’interno dei confini continentali e la propaganda dello Stato islamico, nonostante la morte del suo leader Abu Bakr al-Baghdadi, rimane una delle forme di proselitismo più efficace.

Nella rete di Daesh finisce ancora un alto numero di giovani: la maggior parte dei terroristi (o aspiranti tali) ha un’età compresa tra i 20 e i 28 anni e il più giovane tra gli autori individuati aveva meno di 18 anni. La maggior parte sono maschi (l’85%), ma nel 2019 anche otto donne sono state segnalate alle autorità perché vicine a cellule radicali. Il 60% degli affiliati jihadisti sono cittadini del Paese che hanno o avrebbero voluto colpire e anche se molti di loro sono partiti per la Siria e l’Iraq (e lì sono rimasti), decisi a combattere con lo Stato islamico, in Europa è ancora preoccupante il fenomeno dei “ritornati”, i foreign fighters decisi a rientrare nel continente e intenzionati a compiere atti eversivi.

Il terrorismo di estrema destra
Violenti, “spettacolari” e particolarmente incisivi, gli atti a opera degli estremisti di destra, nel 2019, hanno mostrato come la diffusione virtuale delle immagini degli attentati abbia inciso in modo significativo sui criminali appartenenti a questi gruppi.

Si tratta, principalmente, di suprematisti bianchi, neonazisti, neofascisti e formazioni ultranazionaliste sparse in tutta Europa. L’idea alla base del terrorismo bianco è quella di imporre la supremazia della “razza bianca”, attraverso comportamenti autoritari, xenofobia, misoginia e aperta ostilità verso tutti i tipi di minoranze.

Nel report, gli Stati membri hanno riferito di sei attacchi nel 2019 (uno in Lituania, uno in Polonia e quattro nel Regno Unito). Gli autori degli attentati contro la moschea di Christchurch in Nuova Zelanda, a Poway e al el Paso in America, a Baerum in Norvegia e ad Halle, in Germania hanno confermato di essersi ispirati ad azioni simili, perpetrate da altri e trovate in rete.

Come accade tra i jihadisti, anche i terroristi “bianchi” si servono di internet e dei collegamenti internazionali per consolidare rapporti e forme di indottrinamento. La propaganda, nel loro caso, è quella di difendere i confini nazionali e le abitudini dalla “minaccia islamica” e dai fenomeni migratori. Come segnalato nel report di Europol, nei primi mesi del 2020, a causa del lockdown introdotto per contenere l’epidemia causata dal nuovo coronavirus, i principali gruppi terroristici potrebbero aver occupato gli spazi vuoti creati dall’emergenza sanitaria.

È nei momenti di difficoltà sociale, infatti, che da sempre si alimentano i fenomeni di radicalizzazione: i terroristi e chi fa proselitismo potrebbero aver sfruttato la pandemia per divulgare e diffondere il loro messaggio.

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