Droni, cybersecurity e satellitiCome l’Unione sta spendendo i fondi per la difesa europea

Tra le voci previste dalla Commissione ci sono i progetti di intelligence e comunicazione sicura a cui sono stati destinati 182 milioni di euro e programmi legati allo sviluppo di sistemi capaci di intercettare pericoli chimici e nucleari

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«I Balcani, il Medio Oriente, l’Africa e il Caucaso sono minacce alla sicurezza dell’Unione». Come racconta il report del Parlamento europeo del dicembre 2019, la difesa del Continente passa da qui. Da tempo i Paesi europei, così come gli alti vertici di Bruxelles, hanno intrapreso un lungo percorso di rafforzamento delle competenze dell’Unione in materia di difesa e sicurezza, cercando di andare oltre il livello degli Stati nazionali.

Lo richiedono soprattutto le attuali sfide geopolitiche. Come evidenzia il report, «è necessario che l’Unione faccia sentire la sua voce in un contesto dove sia le grandi potenze, come Stati Uniti, Cina e Russia, sia attori regionali, come Turchia e Iran, stanno cercando di allargare in ogni modo la loro sfera di influenza». L’impegno diretto dell’Unione diventa così sempre più importante viste anche le difficoltà della Nato, definita dal presidente francese Emmanuel Macron «in uno stato di morte cerebrale», di reggere il passo.

La difesa e la sicurezza dell’Unione non possono però essere lasciate solo agli Stati. Secondo il rapporto annuale del 2019 pubblicato dall’Agenzia europea della difesa, nel biennio 2017-2018 gli Stati europei hanno aumentato le spese in materia portandole a 223 miliardi di euro di aggregato, l’1,4% del loro Pil.

Una cifra che si avvicina molto a quella del 2007, quando raggiunse i 225 miliardi prima di una lunga stagione di crisi e di tagli, ma che mostra anche l’arretratezza di cui soffre ancora il Continente in materia di investimenti in nuove tecnologie. In questo settore la spesa è di soli 44,5 miliardi di euro (appena il 20% del budget complessivo), una cifra ben lontana da quella spesa dalla Cina, che si attesta sui 60 miliardi, e dagli Stati Uniti, che arriva addirittura a 160 miliardi.

Servirebbe perciò maggiore collaborazione tra i Paesi membri, che porterebbe di conseguenza notevoli vantaggi a livello di costi: secondo uno studio della Commissione Europea l’assenza di comunicazione tra gli Stati europei costerebbe tra i 25 e i 100 miliardi di euro l’anno.

Per questa ragione dal 2019 l’Unione ha deciso di investire nel settore della difesa, aiutando le aziende europee a collaborare in alcuni progetti che rientrano nel quadro della Cooperazione strutturata permanente (PESCO). Il budget attuale è di 525 milioni di euro, con l’ambizione di destinare un budget ben più corposo nel prossimo quadro finanziario pluriennale per il settennato 2021-2027.

Un piccolo finanziamento che però sta aiutando programmi come il sistema di comunicazione satellitare o il drone europeo a diventare realtà. Scelti attraverso un sistema di “call for proposal”, questi progetti vengono finanziati attraverso due fondi europei, il Padr (l’azione preparatoria del gruppo di ricerca) e l’Edidp (programma di sviluppo dell’industria europea di difesa).

A queste tre voci vanno aggiunti due progetti proposti per l’aggiudicazione diretta come l’Eurodrone, un sistema aereo senza pilota destinato a svolgere operazioni di intelligence e sorveglianza a cui sono stati destinati 100 milioni di euro, e il programma di comunicazioni militari Essor, che beneficerà di un contributo di 37 milioni. La Commissione ha infine previsto anche un finanziamento di 25 milioni di euro per la ricerca sulla dominanza dello spettro elettromagnetico e sulle future tecnologie di rottura per la difesa, con l’intenzione di assicurare la leadership e l’indipendenza tecnologica dell’Europa a lungo termine.

Tra i 19 progetti selezionati nell’ultima chiamata, a cui sono destinati 205 milioni di euro, alcuni sono destinati a segnare l’immaginario europeo degli anni a venire. Uno di questi è “Geode”, un programma di comunicazioni satellitari che sfrutta il sistema di posizionamento Galileo.

A questo progetto, dal costo complessivo di 92 milioni di euro nei prossimi sei anni, parteciperà anche l’italiana Leonardo, azienda partecipata dello Stato attiva nel settore della difesa e dell’aerospazio. Tra i progetti di elettronica e comando vanno invece segnalati “Esc2” e “React”, due programmi dal valore rispettivo di 22 e 14,8 milioni che permetteranno ai militari di sviluppare sui velivoli del futuro un sistema di controllo e attacco elettronico.

Tra i progetti finanziati c’è anche la difesa: il programma “Ecysap”, dal valore di 18,9 milioni di euro, permetterà alle forze armate di avere un software capace di identificare la presenza di possibili minacce cibernetiche in tempo reale.

I 525 milioni del biennio 2019-2020 sono solo un inizio: l’intenzione europea sarebbe quella di investire ancora di più nel settore della difesa negli anni a venire. Secondo la prima bozza del quadro finanziario pluriennale per il settennato 2021-2027 elaborata a giugno 2018, la Commissione prevedeva di stanziare 13 miliardi per il Fondo europeo di difesa, a cui sarebbero stati aggiunti ulteriori 6 miliardi e mezzo per la military mobility, l’adeguamento delle infrastrutture europee al transito di assetti militari, e 14 miliardi per la European Peace Facility, a supporto delle operazioni europee.

L’intenzione della Commissione era quella di dividere i 13 miliardi del Fondo, destinando un 1/3 a finanziamenti per la ricerca (una spesa di circa 4 miliardi) e i 2/3 a progetti collaborativi per lo sviluppo di capacità militari cofinanziati con gli Stati. La volontà di offrire il sostegno delle istituzioni europee alla cooperazione tra gli Stati in un ambito tanto delicato quanto la difesa sembra però aver trovato un ostacolo nell’epidemia di coronavirus.

Le stime al ribasso del bilancio comunitario 2021-2027 hanno infatti portato la presidenza finlandese del Consiglio dell’Unione a proporre di dimezzare il budget di 13 miliardi. Una richiesta solo parzialmente accolta dalla Commissione che nella sua nuova bozza ha previsto di destinare 8 miliardi di euro al Fondo europeo di difesa.

«Questo è piuttosto il momento di raddoppiare gli sforzi in tale direzione e usare il bilancio Ue per stimolare in Europa più cooperazione industriale in materia di sicurezza. L’Europa della difesa va resa una realtà efficace e credibile», hanno dichiarato otto esperti europei di difesa e sicurezza internazionale in un appello congiunto sulle colonne del Frankfurt Allgemeine Zeitung il 27 aprile. Lo stesso chiedono anche i ministri della difesa di Italia, Spagna, Francia e Germania, uniti nel voler mantenere alto sia il livello di ambizione sia le risorse per una comune difesa europea.

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