Inside ZagabriaIl 5 luglio si vota in Croazia con lo spettro del crollo del turismo

Dal 2000 al 2019 nel Paese si è passati da 7 a 21 milioni di turisti all’anno. Ma la pandemia potrebbe avere un effetto catastrofico sull’economia troppo dipendente dall’arrivo dei cittadini stranieri in vacanza

Afp

A partire dal 2000 la Croazia ha visto costantemente crescere i numeri riferiti al proprio settore turistico, numeri che negli ultimi quattro lustri sono sostanzialmente triplicati: si è passati da poco più di 7 milioni di arrivi e quasi 40 milioni di pernottamenti nel 2000 ai quasi 21 milioni di arrivi e 109 milioni di presenze nel 2019.

Nel 2019 il 14,5% degli arrivi e il 19,5% dei pernottamenti sono da attribuire a cittadini provenienti dalla Germania. Seguono poi al secondo posto i turisti della confinante Slovenia con poco più del 7,6% di arrivi e il 10% di presenze, e al terzo posto i cittadini dell’Austria che totalizzano il 7,1% degli arrivi e il 7,5% dei pernottamenti complessivi. L’Italia si colloca al quarto posto per numero di arrivi, con 1,2 milioni di turisti (5,8%), e al quinto posto per numero di presenze, per un totale che si approssima ai 5,5 milioni di pernottamenti (5%).

In quest’ultima statistica l’Italia è preceduta dai cittadini provenienti dalla Polonia, che nonostante registrino quasi 250.000 arrivi in meno rispetto all’Italia – il 4,7% del totale – totalizzano il 5,7% dei pernottamenti. Questo a dimostrazione del fatto che la permanenza media dei turisti italiani in Croazia è inferiore a quella della cittadinanza polacca e degli altri paesi menzionati (HTZ).

La Croazia vive di turismo
In Croazia la tendenza di forte crescita degli ultimi 20 anni delle variabili connesse al turismo si è accompagnata poi ad un consolidamento dell’incidenza del settore turistico sull’economia della nazione. Nel 2018, il rapporto tra entrate derivanti dal turismo e Prodotto Interno Lordo è arrivato a segnare il 18,4% (fonte dati Eurostat), facendo della Croazia il primo paese in Europa per importanza relativa del settore in questione.

Per apprezzare meglio la significatività di questo dato può essere utile un paragone: nello stesso anno il medesimo rapporto per l’Italia, un paese da 130 milioni di arrivi e 430 milioni di presenze (dato 2018, fonte Istat) si è assestato al 2,4%. Dunque, non è esagerato affermare che la Croazia vive di turismo, poiché nel corso degli anni ha puntato in misura sempre maggiore su questa risorsa, che, oltre all’evidente capitale naturale, può contare anche su 10 siti e 13 eventi culturali riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità – in Italia questi sono 55 e 12 rispettivamente (fonte Unesco).

Tutto questo senza contare che proprio quest’anno la città di Rijeka (Fiume in italiano) si apprestava a godere del titolo di Capitale europea della cultura 2020 , quando tutto è stato bloccato subito dopo le iniziative connesse alle festività del carnevale. Quindi, forte anche di questa designazione, le aspettative della Croazia riguardo a questa annata turistica erano indubbiamente quelle di superare i numeri del 2019.

Tuttavia, il contesto di incertezza dovuto al dilagare della pandemia del coronavirus COVID-19, che ha di fatto azzerato la mobilità delle persone, potrebbe avere un effetto catastrofico sull’economia croata. Questo nonostante la Croazia sia stata uno dei paesi meno colpiti, con circa 2.500 casi di persone positive e poco più di 100 deceduti per le complicazioni dovute all’infezione, per un rapporto contagiati/abitanti pari allo 0,06% (fonte VRH, dati al 25.06.2020) – l’Italia alla stessa data ha un rapporto prossimo allo 0,40%.

Pil a -9%?
Il Fondo Monetario Internazionale, nel tentativo di prevedere le conseguenze economiche causate dalla pandemia, ha recentemente stimato per il 2020 un rallentamento dell’economia globale pari al 3%. In questa previsione il dato della Croazia segna un -9%, collocandola – insieme all’Italia – tra i dieci paesi che nel 2020 subiranno una maggiore contrazione del proprio Prodotto Interno Lordo rispetto al 2019 (fonte IMF).

Tuttavia, considerando il peso del settore turistico nell’economia croata, e alla luce del fatto che l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha stimato una diminuzione mondiale degli arrivi turistici del 58% nel caso in cui gli spostamenti riprendano gradualmente a partire dal mese di luglio (-78% degli arrivi se il graduale ritorno alla mobilità inizierà a fine 2020, fonte UNWTO), le previsioni sulla Croazia del Fondo Monetario Internazionale potrebbero essere sottostimate.

I dati più recenti sul turismo in Croazia mostrano infatti che prevale ancora uno scenario di incertezza dovuto all’assenza di linee guida chiare e uniformi sulle misure preventive da adottare e sui protocolli da seguire per andare in vacanza: da inizio giugno in Croazia si sono registrati 532mila arrivi (di cui il 23,5% tedeschi e 19,5% sloveni) e 2,6 milioni di pernottamenti, due variabili che segnano entrambe un calo di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019 (fonte MTRH).

Il record dei 21 milioni di arrivi dello scorso anno sembra dunque essere molto lontano, soprattutto se si tiene conto del fatto che il contributo dei turisti italiani sarà probabilmente minimo. Infatti, sembra che la maggior parte dei cittadini italiani, uno dei paesi più colpiti dalla pandemia, siano intenzionati a trascorrere le proprie vacanze all’interno dei confini nazionali.

Chi il prossimo 5 luglio uscirà vincitore dalle elezioni parlamentari in Croazia dovrà sicuramente confrontarsi con le conseguenze economiche della pandemia e, al fine di rilanciare il paese, dovrà inevitabilmente avere un occhio di riguardo al settore turistico, che nel frattempo sta tentando di ripartire – anche se a singhiozzo – tra nuovi focolai di contagio e timide riaperture dei confini nazionali e timori di nuove chiusure: per un qualsiasi turista, la prospettiva di ritrovarsi nel mezzo di un lockdown durante le proprie vacanze costituisce un disincentivo assai forte rispetto all’intenzione di intraprendere un qualsiasi viaggio all’estero.

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