Green dealIl lato verde del NextGenerationEu

Ci sono stati molti tagli ai programmi europei ma il 30% degli investimenti finanziati dal bilancio settennale Ue 2021-2027 e dal piano di 750 miliardi di aiuti approvato dal Consiglio europeo sarà dedicato a progetti per combattere il cambiamento climatico

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«Penso che questo accordo verrà visto come un momento chiave della storia europea ma ci avvierà anche verso il futuro. È la prima volta nella storia dell’Unione che il nostro budget sarà chiaramente legato ai nostri obiettivi climatici», ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo la conclusione dell’accordo tra leader dei 27 paesi membri. 

All’interno dei negoziati anche l’ambiente è stato argomento di discussione e i target climatici proposti dalla Commissione europea sono stati confermati: il 30% degli investimenti finanziati dal bilancio settennale Ue 2021-2027 e dal NextGenerationEU sarà dedicato a progetti per combattere il cambiamento climatico. «Il 30% rappresenta un dato significativo se pensiamo che la precedente Commissione guidata da Jean-Claude Juncker aveva proposto che solo il 20% del piano finanziario pluriennale risultasse legato a uno sviluppo sostenibile», ha riferito a Linkiesta Simone Tagliapietra, ricercatore del think tank economico europeo Bruegel. 

Tagliapietra, riferendosi a come i soldi verranno poi spesi, ha sottolineato come i leader del 27 paesi abbiano avanzato anche una richiesta per sviluppare una metodologia che permetta di definire e monitorare le spese che pongono attenzione al clima. «Finora non era ben chiaro cosa venisse categorizzato come investimento legato alla transizione verde dalla Commissione europea. Quasi una sorta di green washing. All’interno delle conclusioni del Consiglio si legge invece che i paesi richiedono che la Commissione definisca in dettaglio quali finanziamenti sono legati all’impatto ambientale e di stilare annualmente un rapporto sulle spese relative ai cambiamenti climatici nell’ambito dei vari programmi». 

D’altronde la stessa Corte dei Conti europea a inizio luglio ha pubblicato un’analisi in cui evidenzia la necessità di monitorare le spese legate al clima nel bilancio europeo e mette in discussione le previsioni della Commissione perché sopravvalutano gli investimenti verdi, chiedendo quindi di rimediare alle carenze metodologiche presenti nella sua proposta. 

Inoltre, i paesi hanno stabilito che entro la fine del 2020 sarà riesaminato il Quadro 2030 per il clima e l’energia. Secondo Tagliapietra in questa fase di subbuglio e trasformazione, in cui molte aziende stanno modificando i loro modelli di business per andare incontro ad una transizione verde e gli stati si trovano a dover investire molto nella sostenibilità, «è importante che i leader abbiano dato un chiaro segnale sulla loro volontà di rispettare e rialzare gli obiettivi in materia di efficienza energetica ed energie rinnovabili e sulla necessità di decarbonizzare l’Europa per raggiungere la neutralità climatica nel 2050, obiettivo primario del Green deal europeo. Lavorando sulle aspettative contribuiscono così a segnalare al settore pubblico e soprattutto a quello privato quale sia la giusta traiettoria per il futuro».

Per di più, una particolare attenzione nelle conclusioni del Consiglio europeo riguarda la Banca europea degli investimenti il cui consiglio d’amministrazione, formato dai rappresentati dei singoli paesi e della Commissione, è stato invitato a riconsiderare la possibilità di aumentare il suo portafoglio di investimenti. «Per paura di perdere il rating AAA, che porterebbe a un aumento del rischio per obbligazioni e azioni della banca, attualmente la Bei non investe al massimo delle sue capacità. La banca avrebbe la possibilità di fare più prestiti e investire di più, fino a 600 miliardi, e i capi di governo chiedono proprio che questa possibilità venga presa in considerazione. Un incremento di capitale favorirebbe così la trasformazione della Bei in una “banca del clima” che può finanziare molti più investimenti green senza rischio di perdere la tripla A».

Tuttavia, per Tagliapietra manca ancora una tessera all’interno dell’accordo concluso: citare la direttiva riguardante la tassazione dell’energia. Oltre alla plastic tax, alla proposta di ampliare il sistema di scambio di emissioni ad aviazione e trasporto marittimo e all’introduzione di un meccanismo di adeguamento all’importazione del carbonio che vengono menzionati come metodi per finanziare la ripresa economica e il Green deal europeo, è necessario porre maggiore attenzione alla tassazione energetica. «Allo sviluppo di tecnologie “green” come l’idrogeno verde è importante accompagnare anche una revisione della tassazione energetica, uno strumento importante per l’Europa per decarbonizzare i settori pesanti». 

In ogni caso, dati i limiti politici e la struttura ancora molto intergovernativa dell’Unione europea l’accordo raggiunto sembra rispettare le ambizioni individuate dalla Commissione per raggiungere la neutralità climatica entro la metà del XXI secolo. «La palla passa ora ai governi che dovranno strutturare dei piani nazionali di riforma che rispettino i requisiti presenti nell’accordo. Anche l’Italia potrà giocarsi la sua partita se semplificherà le procedure amministrative evitando così di bloccare gli investimenti verdi», conclude Tagliapietra. 

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