Etichette Se pensate di scegliere liberamente che cosa mangiare, non avete mai letto l’Osservatorio immagino

La settima edizione di questa enorme statistica sulle preferenze dei consumatori rivela come le informazioni sulle confezioni guidino le scelte alimentari degli italiani. Tra parole chiave e bandiere italiane, tutto quello che ci condiziona negli acquisti

Illustrazione di Giacomo Bagnara per Osservatorio Immagine

Ogni sei mesi, utilizzando il codice a barre GS1 per identificare circa 112 mila prodotti e incrociando le informazioni rilevate sulle etichette dal servizio Immagino di GS1 Italy con i dati Nielsen sul venduto, l’Osservatorio Immagino riesce a cogliere i trend di consumo emergenti, misurandone la diffusione negli assortimenti, la copertura nelle famiglie acquirenti e l’impatto sulle vendite. Offre una misurazione del rapporto tra informazione ricercata e risultati di mercato e inaugura così un modo nuovo di guardare i fenomeni di consumo nel nostro paese, misura quelli emergenti, identifica i segmenti di popolazione che li determinano e fornisce al sistema del largo consumo un patrimonio informativo prezioso per soddisfare sempre meglio i consumatori.

I prodotti alla base dell’Osservatorio Immagino hanno sviluppato circa 36 miliardi di euro di vendite pari all’82% di quanto venduto nel totale mercato del largo consumo in Italia da ipermercati e supermercati.

E la tesi è evidente: quello che c’è scritto in etichetta e sul pack condiziona il nostro modo di nutrirci.

Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy spiega come: «L’Osservatorio Immagino monitora i cambiamenti delle informazioni in etichetta e riesce così a seguire l’evoluzione sia della domanda che dell’offerta e a cogliere tutti i segnali che arrivano dal mondo del largo consumo. Si sceglie in base alle informazioni scritte sulle etichette che arricchiscono di nuovi contenuti il processo di scelta del consumatore che vuole sapere molte più cose su quello che sceglie e consuma. A questo si aggiunge che da tempo si susseguono tante novità legislative che hanno introdotto nuovi obblighi per le aziende e hanno arricchito le etichette di nuove informazioni».

Ma entriamo nello specifico dell’anno scorso e scopriamo come le informazioni evidenziate sulle confezioni hanno influenzato le scelte d’acquisto dei consumatori.

Il 2019 è stato l’anno delle proteine: i carboidrati restano i protagonisti in valore assoluto ma calano nel totale dei nutrienti, mentre le proteine crescono nettamente. L’aumento dell’apporto proteico degli alimenti acquistati risente della crescita di prodotti come uova, mozzarelle, affettati, carne.

Continua ad attenuarsi la moda del free from: cresce l’offerta di prodotti ma rimane sostanzialmente immutata la richiesta. Antibiotici, additivi e zuccheri sono i meno amati dai consumatori, che l’anno scorso hanno scelto questi come ‘free from’ favoriti.

Cresce invece tutta l’area dei prodotti per intollerati al glutine e al lattosio: tra le categorie che hanno contribuito alla crescita di questo segmento carni bovine elaborate, maionese e affettati.

In crescita i prodotti a cui sono aggiunti elementi di benessere: i prodotti che hanno in etichetta più fibre e fermenti lattici ci piacciono molto.

I prodotti vegetariani (in totale se ne contano quasi 80mila nella grande distribuzione) pesano sul carrello della spesa degli italiani il 5,3% in valore. Il trend di crescita continua a essere spinto da una sempre maggiore offerta.

Tra i loghi sul packaging è la bandiera la più gettonata e apprezzata: affettati, surgelati, pasta, sughi e detersivi tra i prodotti più ‘italiani’ venduti.

Ma cresce anche l’apprezzamento verso prodotti che mostrano i loghi che promettono una scelta etica da parte delle aziende: EU organic, Corporate Social Responsability, Friend of the sea.

Prosegue la passione per i prodotti ‘benefici’, che promettono un apporto nutritivo speciale all’organismo: il giro d’affari nel 2019 è cresciuto del 2% sull’anno precedente per più di 5000 prodotti identificati con qualche caratteristica positiva sul benessere. Qualche esempio? Avocado e the macha, primi tra i cibi considerati benefici.

Tra le parole che più di altre ci convincono c’è il termine ‘croccante’: i cibi con questo aggettivo sul pack vendono più degli altri. Seguono ‘cremoso’, ‘morbido’ e tenero’: siamo davvero alla ricerca di conforto quando scegliamo che cosa mangiare! Ma la parola più performante del 2019 è ‘ruvido’, che ha raddoppiato la crescita del sell-out: forse perché ci riporta a una presunta origine naturale dell’alimento? Ma soprattutto perché abbinata alla parola ‘pasta’ ci offre una immediata sensazione di godimento del palato.

Sui prodotti per la casa l’argan la fa da padrone, e i detersivi sono sempre più ‘green’: + 10% per questo segmento, grande attenzione verso i pack riciclabili e/o realizzati in plastica riciclata.

Pensateci, la prossima volta che leggerete un’etichetta.

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