Tutti i virologi del presidenteCome Conte ha usato la retorica del comitato tecnico-scientifico per giustificare le sue azioni

Il premier ha citato sempre il ruolo di esperti e scienziati per legittimare il proprio operato, ma spesso ha anche sfruttato le difficoltà della scienza, costruendosi un’eventuale via di fuga nel caso in cui le misure non si fossero rivelate valide

Giuseppe Conte
Handout / Palazzo Chigi press office / AFP

Nell’epoca delle fake news, delle verità alternative e della difficoltà di discernere tra fondi attendibili e non, una strategia retorica utilizzata dai politici per rendere credibili le proprie parole è quella di proporle corroborate da dati, immagini e fatti. Lo sanno bene i leader (e i loro collaboratori) che hanno dovuto affrontare e ancora stanno affrontando l’emergenza del Covid-19.

Nei momenti di crisi, infatti, per convincere del proprio operato, accanto alla retorica e all’eloquio del leader, diventano cruciali i ’dati’, i ’fatti’, proposti come  prove (magari incontrovertibili) della validità dell’azione politica, per legittimarla. 

Secondo Mark Thompson, autore del celebre saggio “La fine del dibattito pubblico: Come la retorica sta distruggendo la lingua della democrazia”, i politici moderni, nel tentativo di essere allo stesso tempo politicamente vendibili e legittimati dai dati, si ritrovano intrappolati tra due retoriche: una più tipicamente politica, che tende a difendere faziosamente e propagandisticamente il proprio operato, e una tecnocratica, tipica di un linguaggio che prova a spiegare le proprie ragioni con modalità che cercano di scimmiottare il metodo logico ed empirico proprio della scienza.

Di nuovo, le situazioni di crisi e la specifica crisi del Covid-19 costituiscono un esempio della tensione che può prodursi tra quelle due retoriche. A questo proposito, la comunicazione messa in campo dal presidente del Consiglio Conte e dai suoi collaboratori nei mesi della crisi risulta piuttosto interessante: a un’analisi ravvicinata vediamo infatti come il ricorso all’autorità’ della tecnica e della scienza sia stato intensivamente utilizzato per costruire la propria legittimità di problem-solver.

In Italia, il governo si è dotato di ben 15 task-force, da quella per la ricostruzione guidata dal manager Vittorio Colao, fino a quella per la riapertura delle scuole, arrivando a coinvolgere ben 450 esperti. Non è quindi un caso che, nel periodo dell’emergenza, Conte abbia fatto spesso riferimento alle personalità che hanno coadiuvato l’azione del governo: dal continuamente citato comitato tecnico-scientifico, composto da personalità della pubblica amministrazione con competenze nell’ambito sanitario, fino ai più generici esperti e scienziati, spesso presenti nelle parole del presidente del Consiglio.

Tanto che dai suoi interventi pubblici si ricava l’impressione che Conte si sia servito del comitato tecnico-scientifico, degli esperti e degli scienziati per legittimare e giustificare il proprio operato.

A questa conclusione, perlomeno, si giunge attraverso l’analisi ravvicinata dei discorsi del presidente del Consiglio che qui si propone, che comprende il periodo tra il 22 febbraio, data in cui si tiene il Consiglio dei ministri che approva il d.l. con il quale vengono introdotte misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica, e il 16 maggio, giorno della prima conferenza-stampa tenutasi all’aperto nel cortile di Palazzo Chigi. Le dichiarazioni considerate sono in totale 41: 16 interviste, 4 informative alla Camera e 17 conferenze-stampa (in alcuni casi dei veri e propri discorsi alla Nazione, senza le domande dei giornalisti).

Il comitato tecnico scientifico viene citato nel 69% delle dichiarazioni (29 su 41) e richiamato in totale per ben 58 volte nel periodo considerato. In media, quindi, è stato  citato due volte per ogni occasione; nelle sole informative alla Camera, ben 16 volte.

Sommando a questi dati le occasioni in cui Conte ha nominato gli esperti (45) e gli scienziati (15) si arriva a quota 118. Per ben 118 volte quindi, il Presidente del Consiglio, nei suoi discorsi, ha fatto riferimento al comitato tecnico-scientifico, agli esperti o agli scienziati.

L’indagine restituisce dei dati talmente chiari da rendere evidente la presenza di una precisa strategia comunicativa, probabilmente volta ad avvalersi della dimensione ’scientifica’ per sostenere la validità dell’azione di governo. Tuttavia, al contrario di quanto fatto, ad esempio, dalla cancelliera Angela Merkel o dall’ormai ex primo ministro francese Édouard Philippe, i quali hanno spesso spiegato ai cittadini le ragioni ’scientifiche’ delle loro decisioni, Conte ha sempre ritenuto sufficiente limitarsi a nominare il comitato tecnico-scientifico e gli esperti per legittimare il proprio operato, senza approfondire le motivazioni delle sue scelte.

Ancora più interessante è l’analisi dell’uso dei termini “esperti”, “scienziati” “comitato tecnico-scientifico”, se si va a  investigare la funzione che ciascuna parola ha rivestito nella retorica contiana dell’emergenza, esaminandone l’utilizzo nel contesto della frase. 

L’utilizzo del termine comitato è stato prevalentemente utilizzato da Conte per legittimare l’azione del suo governo, con un insistente riferimento a un lavoro di concerto fra l’esecutivo e il comitato stesso. Il presidente del Consiglio cita infatti le ’valutazioni’, le ’indicazioni’ e le ’raccomandazioni’ del Comitato per legittimare le misure adottate per contrastare l’epidemia, con la pretesa, così,  di dare loro un fondamento scientifico. 

Ecco alcuni esempi estrapolati dalle dichiarazioni di Conte: «le raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico/ sulla base delle valutazioni del comitato tecnico scientifico/ sulla base delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico/ ispirate alle indicazioni del comitato tecnico-scientifico/poggiano sempre sulle valutazioni del comitato tecnico-scientifico/ abbiamo aspettato anche il parere del comitato tecnico scientifico/ basata su accurate valutazioni del comitato tecnico-scientifico/ Alla luce delle raccomandazioni del comitato tecnico-scientifico/insieme, seguendo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico/ sulla base delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico/Lo abbiamo fatto sulla base delle raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico/ sempre con le raccomandazioni del comitato tecnico scientifico dei nostri esperti».

Lo stesso Conte, probabilmente per timore di essere accusato di voler delegare il potere agli scienziati, insiste nel sottolineare che quello fra il governo e il comitato tecnico-scientifico è un rapporto di collaborazione, e non di sottomissione, in cui l’esecutivo lavora “in stretto contatto” coi tecnici.

Altri esempi sempre tratti dal discorso di Conte: «il Governo ha contribuito, insieme al Comitato tecnico-scientifico e a tutte le parti/Abbiamo chiesto un approfondimento al Comitato tecnico-scientifico per avere tutte le
e richieste/le facciamo vagliare dal comitato tecnico-scientifico/in stretto contatto sempre con il comitato tecnico scientifico/al lavoro per confrontarci con un comitato tecnico scientifico».

Nella retorica della crisi, gli esperti hanno la stessa funzione legittimante che il presidente del Consiglio assegna al comitato tecnico-scientifico, anche se in questo caso si ricorre a un tono meno istituzionale: non sono più citate le ’indicazioni’ e le ’raccomandazioni’, ma, più genericamente, il consiglio e l’ausilio degli esperti: «Nel momento in cui il consiglio degli esperti ce lo permetterà inizieremo/Abbiamo bisogno anche dell’ausilio degli esperti/ come ci avevano suggerito gli esperti/insieme col conforto dei nostri esperti se i dati continueranno ad essere incoraggianti/con l’ausilio di questi esperti il Governo sta elaborando un programma/Se non ti avvali del consiglio di esperti sei arrogante, se te ne avvali»

Il termine scienziati, poi, più che per legittimare scelte specifiche, sembra serva soprattutto per evidenziare il contesto di incertezza in cui lo stesso governo opera, contesto che non risparmia nemmeno il mondo della scienza: «Dobbiamo fidarci degli scienziati, manteniamo la distanza di un metro/hanno difficoltà pure gli scienziati/Non c’è una soglia specifica decisiva. Anche gli scienziati più qualificati hanno difficoltà a fare/Che gli scienziati stessi, hanno espresso una varietà di posizioni/Anche gli scienziati hanno difficoltà a fare previsioni».

Insomma, se la scienza ha dubbi, figurarsi la politica. Conte ha così sfruttato le difficoltà della scienza per giustificare le proprie, costruendosi un’eventuale via di fuga nel caso in cui le misure non si fossero rivelate valide. Una strategia specifica che sembra molto coerente con la strategia più generale che il Presidente del Consiglio ha adottato in tutta questa fase di comunicazione di crisi: raccontare quanto è bravo e attento il governo (e il suo leader) piuttosto che spiegare il perché delle sue scelte. Excusatio non petita, accusatio manifesta

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