Silenzio, parla AspesiIl cinismo e l’arte di spronare l’Italia rimproverando gli italiani

Siamo un paese troppo distratto da slogan vacui e da altre sciocchezze, dice la giornalista, per impegnarsi davvero nella ricostruzione post pandemia e nella progettazione del futuro. Meglio non fare previsioni, però, e diffidare dei maghi

Immagine tratta da Wikipedia

È una grossa mancanza della lingua italiana che l’aggettivo “cinico” abbia ormai una connotazione principalmente negativa, perché c’è un aspetto nel cinismo di Natalia Aspesi che ha a che fare solo con la saggezza. Un cinismo perfino tenero che vorrebbe più essere di sprone che di rimprovero e non si fa fatica a immaginarla soddisfatta di essersi sbagliata se mai il suo disincanto, per una volta, non venisse confermato dalla realtà.

A guardarsi intorno, però, non sembra ci sia questo rischio. Semmai la preoccupazione è quella che abbia troppa ragione nel guardare senza fiducia il presente di questo paese affannato più a lamentarsi e a supplicare aiuto, dice lei, che a impegnarsi nella ricostruzione. Del futuro, invece, non vuole parlare. Troppi si affannano, tra i giornalisti, nelle arti divinatorie, consci del fatto che anche quando le loro previsioni verranno sbugiardate, nessuno si affannerà a ricostruirle.

Dal primo momento in cui è stata imposta la quarantena si è detto che, dopo la seconda guerra mondiale, questa era la prova più difficile per il nostro paese.
Siccome io ho vissuto, essendo giovanissima, la guerra e l’ho vissuta superandola allegramente non riesco a trovare qualcosa che, personalmente, mi turbi molto. Penso che stiamo vivendo, in generale, un momento molto brutto di cui questa pandemia è stata la cosa a cui eravamo meno preparati, ed essendo noi abituati a un tipo di vita, sempre in generale naturalmente, molto comoda, molto facile, molto sciocca, ci siamo terrorizzati. Come faccio a dire che questa pandemia è stata la cosa peggiore? Magari l’anno prossimo la terra sprofonda nell’universo…

A molti riesce complicato informarsi sulla pandemia.
Si è talmente detto tutto e troppo di questa pandemia che, come tutto quello di cui ci occupiamo con i social, con le chiacchiere, con gli esperti, con i deficienti, si perde il senso di quello che sta succedendo… Non so più cosa sta succedendo, da un certo momento in poi non l’ho capito più. Mi sembrava di aver capito, invece adesso apro Facebook e uno dice una cosa, quell’altro ne dice un’altra… Penso che bisogna vivere alla giornata, non solo io che sono vecchia e che devo vivere al minuto, ma anche gli altri. Perché ormai si è perso non solo il senso del futuro, anche il senso del presente.

Sui social ci siamo raccontati come stessimo compiendo gesti molto eroici.
L’eroismo è una cosa particolare, non si è eroici perché si mette la mascherina. Ci sono stati medici, infermieri, poliziotti, persone qualsiasi che hanno compiuto atti di sorellanza, fratellanza, solidarietà umana, ma io non li chiamo atti di eroismo perché eroismo è una parola troppo grossa. E, in questo caso, l’eroismo non so cosa c’entri…

È venuto fuori il solito vizio italiano della retorica?
Quello l’abbiamo anche quando parliamo del risotto. Non siamo più in grado di esprimerci con compiutezza e saggezza e così anche i giornali più seri sono scaduti nella retorica del bimbo, la bimba, Gesù… ho molto rimpianto il ‘700 inglese.

L’inno nazionale, i battimani, i canti dai balconi…
Quelle sono dimostrazioni rarissime che diventano pandemiche solo perché se ne parla sui social, in realtà l’avranno fatte quattro persone… Io appartengo a delle generazioni che hanno vissuto tutto in un altro modo. Ho cominciato a mangiare la carne a vent’anni, prima mangiavo solo caffelatte e minestrone. Per questo dico che ho avuto una vita molto fortunata perché mi ha preparato ad accogliere tutto con serenità e cinismo che, secondo me, è molto importante.

È appena ricorso l’anniversario della morte di Vittorio Gassman, nessun modo migliore che riguardare i suoi film per ricordare quanto la retorica faccia parte della nostra natura…
La retorica è una delle poche cose che la gente capisce. “Prima gli italiani”, questi slogan vuoti qui… ma come “prima gli italiani” che viviamo nel mondo? Trovo molto pericolosa questa retorica patriottica perché fa credere alla gente che, purtroppo, non legge un giornale, non legge un libro, non sa nulla di quello che è successo in passato, che davvero possiamo isolarci dal mondo. Invece no, non siamo isolati, tant’è che arrivano gli immigrati. Ma non è che arrivino per cattiveria, arrivano perché il mondo è così. È facile da capire. Però bisogna accettare che il mondo sta cambiando. Sono così contenta di esser vecchia. Vi lascio tutti i pasticci. Che magari abbiamo creato noi, ma arrangiatevi… (sorride, ndr)

Alla mia generazione piace deresponsabilizzarsi e magari qualcuno scriverà “ok boomer” sotto la sua risposta.
I problemi sono stati creati dagli altri? Allora risolveteli. Perché noi abbiamo risolto il dopoguerra. Abbiamo ricostruito un paese che era distrutto e alla fame. Voi ricostruitelo dopo la pandemia.

Oltre alla retorica, è venuta fuori la vanità.
Non me lo dica. Io vedo anche gente molto stimabile, miei colleghi, che parlano continuamente di sé, della loro cultura, di quello che sanno. Ma che bisogno c’è che qualcuno ti apprezzi? Io per esempio son presuntuosissima, non ho bisogno che gli altri mi apprezzino. Basto io che mi apprezzo così tanto che non ho bisogno di nessuno. Ma poi non ha senso, in un mondo come questo, che vive solo di insulti. Quando dici che sei di un’intelligenza superiore ti fanno solo una pernacchia.

E la vanità di medici, presunti esperti e scienziati se l’aspettava?
Queste persone sono state chiamate da certa informazione a caccia non di notizie serie, ma di qualsiasi cosa. Ma i medici non sono più vanitosi dei giornalisti che vanno nei talk show. Anzi, loro perché ci vanno? Perché un giornalista democratico va in uno di quegli orridi talk show? Per vanità. Accetta pur sapendo che dirà qualcosa che verrà sotterrato dalle stupidaggini degli altri. Ci va per farsi vedere. Ma stai a casa tua, studia, vai con l’amante, fai qualcosa di divertente, impara il tango, non andare in tv.

Magari vanno con l’ambizione di riuscire a fare la differenza anche in quel contesto…
Non credo, altrimenti la seconda volta con gli stessi compagni di serata non andrebbero. Lo fanno per farsi vedere perché ormai se non hai l’immagine, se non vai in televisione, se non sei un influencer non sei nessuno, anche se magari sei un grande giornalista. Questa gente vuole essere qualcuno, io non lo so perché, magari hanno una vita squallida.

A proposito di amanti… durante la quarantena si diceva che, una volta finita la quarantena, ci sarebbe stato un boom di divorzi.
Perché crediamo ai maghi? Chi è che lo può dire? Altra cosa che detesto: noi non siamo maghi. Perché ci chiedono sempre, non a me, ma vedo in televisione, il futuro? Lei cosa pensa o crede che succederà? Lo chieda al mago Merlino. Ma perché lo chiede a me? Perché dovrei sapere cosa succede? Allo stesso modo qualcuno poteva prevedere che ci sarebbero state più riappacificazioni in quarantena. Ormai non riusciamo più ad accettare la realtà, ce la creiamo, la diciamo prima, poi se non succede, pazienza, la dimentichiamo. Io vorrei il silenzio. Il silenzio è l’unica arma necessaria in questo periodo.

Nei primi giorni di confusione, qualcuno diceva, corredandolo con le statistiche, che non dovevamo spaventarci perché sarebbero morti solo gli anziani. A me sembrava tremendo…
No. Gli anziani muoiono. Per ora non ho avuto il Covid, ma fra cinque minuti mi viene l’infarto oppure cado per terra e mi spacco in dieci pezzi. Il vecchio è soggetto a morire. È più impressionante se di Covid o di qualunque cosa muore un ventenne. Ma se un novantenne invece di ammalarsi di Covid muore perché gli viene un coccolone non ci stupiamo. Quando sento i nostri vecchi, i nostri nonni… è melensaggine. I vostri nonni perché li chiudete in quelle galere mostruose che sono le case di cura, anche quelle più ricche? Se amate vostro nonno tenetevelo in casa, fatelo vivere, dategli della gioia, invece di rinchiuderlo come un animale. Dove muore. Era quello che aspettavate, diciamo la verità.

Adesso, però, per i nonni che stanno con i nipotini c’è un bonus statale.
Quella è una stronzaggine. Ma cosa vuol dire? La famiglia, continuano a parlare della famiglia… I nonni fan parte della famiglia o no? Se sono dei badanti vanno pagati, ma non continuate a romperci le scatole con babbo, mamma, nonna, piccino, nipotino, mentre tutti si odiano in famiglia…

Quando ero bambino speravo di vedere i miei nonni anche per avere la mancia da loro. Adesso saranno i nonni a sperare di prendere la mancia per aver visto i nipoti.
Chissà a quanti ragazzi, pure tra quelli che fanno il nostro mestiere e quindi dovrebbero mangiare alla mensa perché non guadagnano, sono tuttora i nonni che danno le mancette per mangiare la pizza…

Esistono moltissimi nuovi bonus statali.
Voglio dirle anche questo, sono le cattiverie dei vecchi: questi che adesso piangono perché il ristorante è stato chiuso e ora la gente non ci va più, quanto hanno denunciato al fisco l’anno scorso? 12mila euro in tutto l’anno? Bene, quello è quanto gli basta per vivere. Non bisogna chiedere sempre agli altri. Bisogna anche sapersi arrangiare.

Si è detto molto e fatto poco per il fatto che il peso della quarantena e della pandemia ricade soprattutto sulle donne.
Gli uomini appena possono, figuriamoci… mi racconta mia nipote che lavora come manager in un’azienda che adesso negli uffici ci sono tutti gli uomini, ma le donne sono rimaste a casa. E non per volontà dell’azienda, ma della famiglia. Il maschio, il marito, appena hanno potuto si sono liberati dalla casa, dai figli che sono in casa, dal dover aiutare la moglie. Invece le donne fanno lo smart working e intanto accudiscono i figli. È la gioia degli uomini che non si occupano più della cosiddetta parità e sono tornati a essere quelli di sempre. Loro in giro a divertirsi perché anche lavorare può essere un divertimento e le signore in casa a lavare in pavimenti. Però le donne lo accettano.

Cherie Blair, moglie di Tony, ha raccontato che lui non lava un piatto dal 1997 e che non hanno personale di servizio.
Non ci credo. Non per Tony Blair, ma lei che è un grande avvocato non ha una signora gentile che le pulisce i pavimenti? Però, pensandoci, c’è una cosa strana: io sono una divoratrice di soap opera e fiction e, in quelle americane, ci sono i ricchi che mangiano sempre nelle scatolette di cartone e non c’è mai una persona di servizio. Magari c’è una grande spia della Cia, una signora importantissima che fa cose di ogni colore, ma poi lava i piatti. In queste fiction le donne fanno sempre i lavori di casa anche se sono principesse.

Magari hanno paura di eventuali polemiche, che a breve pure avere un collaboratore domestico per il pubblico a casa diventi disdicevole.
Oggi avere una domestica con la quantità di signore disgraziate che si offrono da tutto il mondo, a decine, disperate, che arrivano da paesi di una miseria vergognosa… Ma le padrone di casa italiane sono delle iene. Una cosa vergognosa. Eccolo il famoso “prima gli italiani”.

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