Quesiti linguisticiLe regioni italiane hanno “governatori” o “presidenti”? Risponde la Crusca

In Italia, l’unico a potersi fregiare del titolo di “governatore” è il capo della Banca d’Italia. Per il resto, non essendo il nostro Paese una federazione, sarebbe meglio non usarlo

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana (Miguel MEDINA / AFP)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Alcuni lettori ci chiedono se sia opportuno usare, come i media fanno ormai da tempo, il termine governatore riferito ai presidenti delle regioni; una lettrice chiede anche quale sia la forma del femminile.

Risposta

Se lasciamo da parte per una prossima occasione la questione della morfologia femminile di governatore, a maggior ragione potremmo archiviare la proposta sulla sua pertinenza come titolo dei presidenti di regione in Italia rinviando a quanto abbiamo scritto (20/7/2018) a proposito di premier. Come il premier inglese non è previsto, né nel nome né nei poteri e ruoli, dalla nostra costituzione, così i governatori non hanno posto nel nostro ordinamento. In Italia, l’unico a potersi fregiare di questo titolo è appunto il governatore della Banca d’Italia, come ha ricordato Antonio Patuelli. Con questo nome designano il loro massimo dirigente anche altre banche nazionali e gli inglesi lo usano pure per membri di qualche consiglio di amministrazione. In ogni caso basta un’occhiata a Wikipedia per controllare dove è in uso il corrispondente del nostro governatore e si fa presto a vedere che, in campo politico-istituzionale, questo titolo designa quasi sempre il capo di governo di uno stato inserito in una federazione, come negli USA.

La parola è ripresa proprio dagli Stati Uniti, ma non è ovviamente un anglismo. Se non vogliamo retrocedere sino a ricordare il celebre e infelice “governatore della Giudea”, Ponzio Pilato, delle antiche traduzioni della Bibbia, potremmo anche fermarci ai governatori dei territori africani ai tempi dell’Impero fascista, tanto per citare un precedente non proprio onorevole di questo titolo. Abusivamente i giornali lo hanno attribuito ai presidenti delle nostre regioni, che in effetti tendono sempre più a fare da governatori, ma non lo sono, anche perché non è uno stato confederato con altri quello di cui presiedono il governo.

Posta dunque l’improprietà istituzionale del nome, come quella di premier, frutto dell’americomania dei nostri media, riflettiamo un po’ sulla parola, visto che è pienamente nostra, discesa dal latino gubernatorem, e già attestata in italiano dal Duecento. In latino il significato di base era quello di chi regge il governo di una nave, il timoniere che la governa. Ma già in latino si era sviluppato quello esteso di ‘guidatore, reggitore’, anche con responsabilità politiche. Il TLIO registra quasi tutti questi valori dal tardo XIII secolo, dal “governatore de la nave” citato nei Fatti di Cesare ai “Nove governatori e difenditori del chomune e del popolo di Siena” di un documento senese della stessa epoca, passando attraverso valenze più generiche di guida spirituale o politica.

La prima edizione del Vocabolario della Crusca, che categorizza la parola anche come aggettivo, restringe ormai il significato al ruolo di capo politico. Come si può vedere consultando la minuziosa voce del GDLI, la parola è passata dal suggerire un ruolo morale a indicarne uno via via più organizzativo e infine decisamente istituzionale (sembra soprattutto dal XVI secolo). Anche il femminile governatrice, sia pure con un ventaglio più ristretto di significati e senza responsabilità politiche, circola dal Duecento.

CONTINUA A LEGGERE

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta