Niente lockdown, niente crisi (per ora)L’approccio svedese ha salvato le aziende

Un articolo del Financial Times racconta che l’inusuale strategia del paese scandinavo di non disporre la quarantena generale e di proseguire la produzione ha avuto effetti positivi sull’economia, che ora si trova in uno stato migliore rispetto a quella di molti altri paesi europei

Stina STJERNKVIST / TT NEWS AGENCY / AFP

La strategia della Svezia sull’epidemia di coronavirus ha limitato i danni economici e tenuto in piedi le aziende, che anzi hanno «registrato risultati di gran lunga superiori alle aspettative».

È quanto emerge da un articolo del Financial Times, che analizza gli effetti economici della scelta del governo, che ha deciso di non fermare la produzione e non ha imposto particolari restrizioni ai suoi cittadini.

Il risultato è un bilancio in termini di morti e contagi più alto rispetto ad altri paesi (tant’è che le vicine Finlandia e Norvegia avevano deciso di chiudere i propri confini), ma comunque inferiore rispetto ad altri, come la Francia, il Belgio e il Regno Unito. L’intenzione di ricorrere all’immunità di gregge per salvare l’economia potrebbe aver pagato.

«Non ho mai visto una porzione così alta di aziende registrare profitti superiori alle aspettative. Si tratta di quasi tutte le aziende», ha detto al FT Esbjorn Lundevall, chief equity strategist della banca SEB.

Swedbank, la banca più antica del paese e una delle tre principali svedesi, per esempio, ha registrato un bilancio di 6 miliardi di corone svedesi, un profitto leggermente inferiore al normale ma comunque quasi il 40% più alto rispetto alle previsioni degli analisti.

Secondo i pronostici, il Pil svedese nel 2020 dovrebbe perdere un 5%, una percentuale molto simile a quella prevista per Norvegia e Danimarca e un risultato di gran lunga migliore rispetto a Italia, Regno Unito e Francia.

Secondo quanto riporta il chief executive di Swedbank, Jens Henriksson, le grandi aziende che erano corse ai ripari all’inizio della crisi chiedendo prestiti aggiuntivi alla banca stanno già iniziando a ripagarli, mentre le imprese più piccole non hanno mai avuto bisogno di chiedere grandi somme. In generale, le dichiarazioni di bancarotta sono state estremamente esigue. A soffrire di più sono state le aziende con una grossa vocazione all’export, mentre quelle concentrate sui mercati domestici non hanno subito grosse perdite.

Anche Volvo, pur avendo registrato una calo del 38% nelle vendite, ha retto il colpo, mentre gli introiti di Ericsson sono addirittura cresciuti ed Electrolux è arrivata quasi in pareggio.

Secondo il FT, una possibilità è che i pronostici degli economisti fossero troppo pessimistici rispetto alla realtà. Ciò naturalmente non previene i rischi legati ad una eventuale seconda ondata di virus, ma in generale il vantaggio psicologico legato alla serenità da parte delle persone all’idea di uscire di casa, andare al lavoro e a fare shopping, ha contribuito ad un bilancio sostanzialmente positivo. Anche la decisione di mantenere aperte le scuole ha contribuito largamente al mantenimento di uno standard di normalità tra le famiglie. «La chiusura delle scuole avrebbe avuto effetti a lungo termine. È difficile quantificare l’impatto finanziario esatto, ma ha un grande peso», ha concluso Lundevall.

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