Richiesta inascoltataIl governo ha ignorato l’allarme del Comitato tecnico scientifico sulla zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro

Il verbale pubblicato da L’Eco di Bergamo svela che il Cts invitò l’esecutivo a chiudere i due comuni lo scorso 3 marzo. Nonostante le raccomandazioni, la decisione è stata rimandata per quattro giorni, fino al 7 marzo

Lo scorso 3 marzo il Comitato tecnico scientifico chiese al governo di chiudere i due comuni di Alzano Lombardo e Nembro, trasformandoli in “zona rossa”. A svelarlo è L’Eco di Bergamo. Il quotidiano ha pubblicato per la prima volta i documenti integrali della riunione del Cts all’indomani della pubblicazione di altri verbali – desecretati dal governo – che non includevano quelli relativi alla mancata zona rossa nella bergamasca. Il documento è stato reso noto dopo una richiesta di accesso agli atti del consigliere regionale di Azione Niccolò Carretta.

Nel documento si legge che il Cts proponeva di adottare «le opportune misure restrittive già adottate nei comuni della zona rossa anche in questi due, al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue».

«Ciascuno dei due paesi – continua il verbale – ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molta probabilità ascrivibili ad un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 (indice di contagio, ndr) è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di un’ulteriore diffusione del contagio».

Nonostante le raccomandazioni, quindi, il governo ha rimandato la decisione per quattro giorni fino a che, il 7 marzo, la situazione non si è aggravata al punto da sottoporre a misure di quarantena l’intera Lombardia e altre 14 provincie.

Nel corso delle quattro settimane successive gli ospedali del bergamasco si sono riempiti di malati, mentre migliaia di persone sono morte nelle loro abitazioni o nelle case di cura. Complessivamente, nel mese di marzo, sono morte a Bergamo poco più di seimila persone, un aumento del 568 per cento rispetto ad un anno normale.

Nei mesi scorsi il governo ha sempre addossato tutte le responsabilità della mancata istituzione della zona rossa in val Seriana alla Regione Lombardia, che avrebbe avuto il potere di farla autonomamente. Sulla vicenda è in corso un’indagine della procura di Bergamo, nell’ambito della quale sono stati sentiti tra gli altri il presidente della Lombardia Attilio Fontana, l’assessore al Welfare Giulio Gallera e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Lo stesso Conte aveva già parlato di questo episodio in passato, argomentando che anche se vi erano chiari segnali di un contagio diffuso in altri comuni lombardi, come Bergamo, Cremona e Brescia, la situazione era «ben diversa da quella che ci aveva portato a cinturare i comuni della Bassa Lodigiana e Vo’ Euganeo».

Assicurando inoltre che solo la sera del 5 marzo arrivò la «conferma dell’opportunità di una cintura rossa per Alzano e Nembro». In più, ha spiegato Conte, le ragioni del rifiuto hanno prevalso anche per la difficoltà di sigillare Alzano Lombardo e Nembro, che non sono isolate come Codogno, ma fanno parte di fatto dell’abitato della città di Bergamo.

La questione va pertanto ad ingrassare il dossier che riguarda i due comuni di Alzano Lombardo e Nembro, insieme ai documenti, visionati da Linkiesta, forniti dall’Ats Bergamo e Asst Bergamo Est a inizio luglio, che registravano tra novembre e gennaio centodieci polmoniti «sospette» all’ospedale di Alzano Lombardo.

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