Che cosa dicono i documentiIl caso delle 110 polmoniti sospette ad Alzano lombrado tra novembre e gennaio

Le relazioni parlano di un’impennata già dallo scorso inverno. Numeri insoliti che la procura di Bergamo adesso dovrà verificare. Ma perché questi dati anomali non sono stati segnalati a tempo debito?

MARCO BERTORELLO / AFP

Tra novembre e gennaio ci sono state centodieci polmoniti «sospette» all’ospedale di Alzano Lombardo, finito ora al centro dell’inchiesta della Procura di Bergamo, che indaga sulla gestione del pronto soccorso durante l’emergenza Coronavirus.

Lo svelano anche i documenti, visionati da Linkiesta, forniti dall’Ats Bergamo e Asst Bergamo Est al consigliere regionale di Azione Niccolò Carretta, autore di una richiesta di accesso agli atti relativi all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano lombardo.

I numeri dimostrano l’impennata di polmoniti sconosciute già dallo scorso inverno. Secondo quanto emerso, prima dei due pazienti scoperti ad Alzano, c’erano stati molti ricoveri con diagnosi in codice 486 che significa «polmonite, agente non specificato». Centodieci sono stati i casi tra novembre e il 23 febbraio, giorno in cui il coronavirus è stato individuato ufficialmente in provincia di Bergamo e alla cartella clinica si è aggiunta la voce «polmonite da Sars-coronavirus associato».

Nei documenti firmati dal direttore generale dell’Ats di Bergamo Massimo Giupponi, si legge inoltre: «Del flusso SDO (schede di dimissione ospedaliera, ndr) relativo al periodo 01/12/2019 – 23/02/2020, nel presidio ospedaliero Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo risultano 145 dimessi con diagnosi ricomprese tra i diversi codici utilizzati dal sistema di classificazione delle malattie (ICD 9 CM) di polmonite».

Mentre dalle tabelle allegate, i casi risultano 40 a dicembre e 52 a gennaio, a cui si aggiungono le 18 dello scorso novembre riportate in una seconda relazione nella quale si sottolinea anche che tali polmoniti atipiche nel 2018 sono state 196 e nell’anno successivo 256. Il 30% in più, in tempi che ancora si potevano considerare “di pace”.

Numeri che, come ci conferma una fonte interna alla Regione Lombardia, conteggiano solo i ricoveri e non i semplici accessi al pronto soccorso, né tanto meno le diagnosi di polmonite fatte dai medici.

Senza dubbio sono circostanze sospette, quelle di Alzano lombardo. Al quale lo stesso Giupponi, però, tenta di fornire un contesto: «La semplice analisi della scheda di dimissione ospedaliera non consente di poter ascrivere tale diagnosi a casi di infezione misconosciuta da Sars Cov-2» scrive il direttore generale. Tradotto: per identificare quei dati come casi di coronavirus era necessario il tampone.

L’Ats di Bergamo sostiene in una nota che «non c’è stata presenza precoce di Covid19 da dicembre a febbraio» e chi il trend ad Alzano è stato «coerente con la stagione». Sottolineando come «gli esiti del lavoro sui ricoveri consentono di affermare con discreta ragionevolezza come non siano riscontrabili evidenze statistiche» che facciano sospettare «una presenza precoce di ricoveri per polmoniti» da Covid in Provincia di Bergamo nel «dicembre 2019 e nel bimestre gennaio e febbraio 2020».

I dati emersi dalle varie relazioni saranno comunque oggetto di approfondimento investigativo. Anche in vista delle stesse dichiarazioni scritte da Giupponi riguardo ai primi casi di Covid-19: «in data 22/02/2020 decideva (la Direzione dell’ASST Bergamo Est ndr) di procedere all’effettuazione di tamponi su pazienti ricoverati nel presidio stesso con diagnosi di accettazione polmonite/insufficienza respiratoria, pur in assenza dei parametri definiti dalla Circolare del Ministero della Salute del 27/01/2020 per la definizione di “caso sospetto”». Cioè, i primi casi di Alzano lombardo sono stati individuati contraddicendo le circolari ufficiali.

In più, a destare qualche dubbio sono anche modalità e tempistica con cui i dati sono stati pubblicati. Come mai, anche solo per ricostruire se e come sono davvero sfuggiti questi casi sospetti, i dati anomali non sono stati segnalati a tempo debito da chi ne aveva la competenza?

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