Vite smarriteLa scomparsa del piccolo Gioele è l’ennesimo caso di un fenomeno fin troppo diffuso

Il bimbo di quattro anni si aggiunge a una lista di oltre 45mila minori ancora formalmente da rintracciare. È un argomento così presente nella quotidianità italiana che il Viminale ha una struttura commissariale che si occupa specificatamente di questo tema

Pixabay

La storia del piccolo Gioele sta tenendo col fiato sospeso gran parte dell’opinione pubblica. In una sorta di drammatico ricorso storico, esattamente dieci anni fa a sparire nel nulla era stata un’altra ragazza, di pochi anni più grande: Sarah Scazzi. Dopo 42 giorni si scoprì che la 15enne era stata uccisa e poi nascosta in un pozzo.

Le speranze di ritrovare vivo Gioele, invece, sono ancora intatte, sebbene si affievoliscano inevitabilmente ogni ora che passa: sono 16 giorni che i suoi cari, a cominciare dal padre, non hanno notizie di lui, mentre della madre, Viviana Parisi, si conosce già il drammatico epilogo: la dj è stata trovata morta nelle campagne di Caronia, in provincia di Messina. Ma di Gioele, 4 anni, occhi vispi e una folta chioma nera, non si sa ancora nulla.

È per questo che esattamente da 16 giorni Gioele è stato inserito nella lunga lista delle persone scomparse. Un fenomeno più diffuso di quel che si pensi, tanto che al Viminale esiste una struttura commissariale, guidata oggi dal prefetto Silvana Riccio, che si occupa specificatamente della tematica.

«Abbiamo immediatamente offerto le nostre competenze e la nostra esperienza per ritrovare Gioele – spiega il commissario a Linkiesta – Abbiamo suggerito sin da subito, come credo ora si farà, di utilizzare il geo-radar che consente di vedere non solo in superficie ma anche nel sottosuolo».

Ogni scomparsa d’altronde è un caso a sé, ed è bene non tralasciare nessuna eventuale pista: «Siamo in stretto contatto con gli investigatori e col prefetto di Messina. Le ricerche ora si amplieranno e parteciperà anche l’esercito», dice Riccio.

Nel frattempo, mentre tutta Italia tiene il fiato sospeso, questa vicenda ha riacceso la luce sul tema delle persone scomparse: «È un bene che se ne parli, sarebbe però opportuno occuparsene anche quando non ci sono emergenze», dice la Riccio, non nascondendo una sottile critica a media e opinione pubblica.

I numeri, in effetti, dimostrano come il fenomeno sia ormai diventato ordinario: secondo l’ultimo aggiornamento, le denunce di scomparsa registrate dalle Forze dell’ordine dal primo gennaio 1974 (anno di istituzione della banca dati Sdi – Sistema d’indagine) fino al 30 giugno 2020, sono 250.008. Di queste, 188.182 riguardano soggetti che sono stati poi ritrovati, mentre sono ancora formalmente da rintracciare 61.286 persone.

Solo nel 2019 le denunce di scomparsa sono state 15.209: quasi 42 al giorno. E il 2020, nonostante il lockdown, sta seguendo lo stesso trend: nei primi sei mesi dell’anno le persone scomparse sono state 4.833 e solo 3.052 sono state ritrovate. Ma il dato incredibile riguarda proprio i minori: mentre il 5,5 per cento delle denunce complessive appartiene alla fascia di età over 65 e il 41,72 per cento corrisponde alla fascia della maggiore età, il 52,72 per cento rientra nella fascia di età minore degli anni 18. Di fatto, Gioele è in una lista comprendente 45.028 nomi: tanti sono i minori scomparsi e ancora da ritrovare.

Come accade in questi casi, però, dietro i freddi numeri ci sono storie e vite spezzate.

Innanzitutto di stranieri: oltre il 90 per cento del totale, infatti, sono extracomunitari. Come spiega ancora la dottoressa Riccio, «in molti casi assistiamo a minori che fuggono dalle strutture di accoglienza. Gran parte dei migranti che arrivano in Italia considerano il nostro Paese solo luogo di approdo e poi si muovono per andare in altri Stati dove, casomai, hanno familiari o amici». Altre volte, però, i minori stranieri cadono nella vasta rete della prostituzione (soprattutto nigeriane e rumene) e dello sfruttamento lavorativo (tunisini e marocchini), scomparendo così dai radar delle ricerche.

Accanto a tutto questo, poi, c’è la fetta di italiani. Ad oggi, stando sempre ai dati raccolti dall’ufficio commissariale, parliamo di 2.592 minori. Sono storie in alcuni casi scolpite nella memoria collettiva, come Denise Pipitone e Angela Celentano, mentre di altre si è quasi persa ogni traccia.

Pochi, ad esempio, ricordano Sergio Isidori, scomparso nel nulla a cinque anni. Era il 23 aprile 1979: a Villa Potenza, frazione di Macerata, si stava celebrando il funerale del parroco e c’era moltissima gente. Sergio uscì per raggiungere il fratello Giammaria sotto casa. Quando quest’ultimo rientrò a casa da solo, la madre gli chiese notizie del piccolo, ma Giammaria rispose che non l’aveva visto. Il bambino era sparito nel nulla. Oggi la sorella Giorgia dedica la sua vita proprio ai familiari delle persone scomparse con l’associazione Penelope, di cui è presidente nelle Marche.

I tempi da allora, però, sono cambiati e l’attenzione dedicata al fenomeno è altissima. «La nostra struttura – spiega ancora Riccio – fa anche formazione: è fondamentale non temporeggiare nella denuncia, ma andare subito dalle Forze dell’ordine appena si teme il peggio. Allo stesso modo aiutiamo gli agenti che raccolgono le denunce stesse: già in quel momento fare una domanda piuttosto che un’altra può essere determinante nella conduzione delle indagini e nel ritrovamento».

Anche in riferimento alle cause che spingono un bambino ad allontanarsi dalla famiglia, però, i tempi sono cambiati. Se una volta si temeva soprattutto l’allontanamento forzato di un minore ad opera del genitore, oggi sono anche altri fenomeni ad essere particolarmente critici: accanto al disagio familiare o al mancato rendimento scolastico, da qualche anno si annovera tra le cause potenziali anche l’uso distorto della rete.

«Il cyberbullismo, l’adescamento in rete (grooming), il ricatto sessuale (sexting) o addirittura l’estorsione sessuale (sextortion) rappresentano sempre di più un serio pericolo per i giovanissimi, che a volte cercano nella fuga una scappatoia che può trasformarsi in tragedia, come è accaduto in passato per alcuni casi di cronaca», sottolinea la dottoressa Riccio.

È per questa ragione che la prima emergenza, all’interno del fenomeno, restano i minori. Proprio come nel caso di Gioele. E, nonostante l’ufficio commissariale svolga un ruolo di coordinamento e formazione fondamentale, resta ancora molto da fare: «La nostra struttura è minima – spiega ancora il commissario – avremmo bisogno di maggiori strumenti informatici, soprattutto per curare la banca dati ed è un problema considerando che non abbiamo capitoli finanziari a disposizione».

Per non parlare, poi, dell’aspetto ordinamentale: «Occorre, soprattutto per gli stranieri, unificare le normative perché di fatto oggi ogni Paese europeo tratta il tema in maniera diversa».

Il problema principale ruota attorno all’esigenza di una maggiore sensibilità. Perché, come dice ancora Riccio, «è questione di civiltà occuparsi non solo di chi scompare, ma anche dei familiari che lottano per ritrovare il proprio caro o, nella peggiore delle ipotesi, per darne una degna sepoltura».

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta