Queste ragazze, queste nuove melodieLa canzone femminile è il fatto nuovo, non m’era mai parso quel che ora mi pare

La musica non è soltanto maschile, e negli ultimi tempi le donne sono capaci di scrivere cose migliori: frammentano l’acqua che scorre, interrompono rivoli con dita da pianiste, sguazzano nelle pozzanghere musicali coi loro piedi nudi ostentati

Afp

Queste ragazze, queste giovanissime ragazze che cantano, che scrivono le loro canzoni perché se non le scrivessero loro nessun altro saprebbe, e questa che pare un’ovvietà è invece un’evidenza perché te ne rendi conto ascoltando le loro canzoni, le canzoni scritte da loro soltanto… tutte le altre canzoni sono scritte soltanto da tutti… queste ragazze… queste ragazze… ho ascoltato qualche loro canzone… lo dico come se fosse una cosa epica, un versetto epico, lo è: ho ascoltato qualche loro canzone. 

Queste ragazze che scrivono un verso e poi un altro verso, non so se mi spiego ma loro mi capiscono e questo mi basta, e per quel verso scrivono una linea melodica che pare di Cole Porter, e poi un altro verso, e per questo altro verso un’altra linea melodica che pare di un’altra canzone di Cole Porter o di Riz Ortolani o di Irving Berlin o di Piero Piccioni, perché gli uomini portano l’acqua, anche profumata e coi petali dentro, e loro ne fanno abluzioni. 

Si sa, l’uomo è portatore. Che altro sennò, almeno questo. Queste ragazze frammentano l’acqua che scorre, interrompono rivoli con dita da pianiste, sguazzano nelle pozzanghere musicali coi loro piedi nudi ostentati. Piedi bellissimi che sono la più gradita conquista delle ultime generazioni, che hanno piedi sempre più belli e sempre più sfacciati, sfrontati più del viso. 

Queste ragazze per le quali la solitudine è una conquista, e verso la solitudine conducono la loro canzone scostando foglie, districando amori rampicanti, amori di uomini caotici nel cervello, fragili come foglie, timidi nella crescita, molli e esili nei loro tortuosi pampini. Anche l’amore si isola in esse, si apparta con queste ragazze, perché l’amore è singolare, l’amore che è un piacere. Gli amori al plurale sono solo materia di biografie o di pettegolezzo. 

Insomma, queste ragazze combattono una piacevole guerra. A me non pare sia già accaduto in passato. A te pare? Non rispondere, è una domanda retorica, non cominciamo coi commenti. Viva la retorica senza dibattito. Lei, la ragazza, non risponderebbe, mi farebbe la linguaccia, ci saremmo capiti. 

Ah, finalmente il dualismo, la diatriba, la differenza, il contrasto, il diverbio, la divergenza, la pugna tra canzoni. È il fatto nuovo. Le ragazze avanzano, la canzone femminile è il fatto nuovo, non m’era mai parso quel che ora mi pare. La canzone maschile piagnucola, miagola, guaisce, non la smette col suo vittimismo secolare, col suo piagnisteo da abbandono, coi suoi versi sfracellati, con le spappolate melodie e le poltiglie degli arrangiamenti: la canzone bisognosa di cure. 

Ne avrò ascoltate due o tre delle une e degli altri (le ragazze sono una alla volta, gli altri sono tutti in un mazzo), di più non ce la faccio, ma ho avuto fortuna, era il carotaggio perfetto, il campione inflessibile, me lo ha assicurato la ragazza, mi ha detto «ascolta, rifatti la bocca alle orecchie».

Ha ragione, queste canzoni smantellano i maschi, li stendono e ci passano sopra la pialla. Non avrei mai creduto che le canzoni eccetera eccetera… il cui ascolto è prevalentemente maschile, e la cosa fa un po’ senso. Anche il maniacale collezionismo dei supporti è di mascolina immobilità imbambolata . «Collezionami questa», sembra lei dire, anzi lo dice, «riduciti a quello che sei: sei finale». Alla platea utente lo dice, a quello che tra addetti ai lavori è chiamato con precisione da nomenclatori «questo cazzo di fruitore». Sono tutte mie figlie, queste ragazze. Ah, il mio paternalismo vanitoso e un po’ ridicolo. 

Ma è per farci appunto due risate, la ragazza e io, alle spalle, sempre alle spalle, dell’umanità. L’umanità in ascolto, ecco, l’umanità in ascolto, non dico altro, fate caso a questo, a una cosetta, a come il soggetto maschile ascolta le sue canzoni totemiche, e a come le ascolta una donna. Come le ascolta una donna? Ah, non ve lo dico. Se non avete mai colto, se non cogliete la differenza, non siete che uomini nella bolla di un rassicurante vittimismo. Queste ragazze sono la più convincente espressione di un piacevole dispotismo.

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