Casual Friday!Weekend, tempo di post facili

Se scrivere un libro è come correre una maratona, mettere giù una listina di 10 cose golose è come mangiare uno snack proteico ogni tre addominali. Indovinate quale delle due condotte sportive ci è più congeniale

Un Libro

“Quanti altri modi ci sono di cuocere una melanzana? La risposta – sono felice di comunicarvi – è molti”. Così Yotam Ottolenghi, cuoco di cui ho già scritto diecimila battute qui quindi non mi dilungo. Il 3 settembre è uscito (per ora solo in inglese) il suo nuovo libro, Flavour, seguito ideale di Plenty e Plenty More, i due ricettari dedicati alle verdure. Con ricette come “tacos di cavolo con sedano rapa e salsa barbecue ai datteri” saprà certamente farci raggiungere le usuali vette di delizia al palato e gli abissi di disperazione alla ricerca degli ingredienti cui ci ha abituato. Nella mia piccola bolla internettiana di stan (=stalker + fan) di Ottolenghi ci si chiede già dove trovare il lime nero fermentato.

Un Ristorante

Notizia vuol dire novità e quindi capita spesso che, a distanza di anni dall’apertura, di un locale sui giornali si parli poco, anche quando meriterebbe più attenzione. Sono tornata la scorsa settimana da Pastamadre, in via Bernardino Corio, mini-trattoria nel triangolo dei ghiottoni di Porta Romana (proprio di fronte c’è Dongiò, certezza calabra; sull’angolo opposto della piazza Trippa, la prenotazione più difficile della città). Pastamadre ha un piccolo menu dove primeggia la pasta fresca (nomen omen), da cui ho ordinato degli spaghetti alla chitarra con battuta di gamberi rossi e burrata davvero entusiasmanti (l’abbinamento è ormai un nuovo classico, ma questa versione era fuori scala). Ma soprattutto, antipasti di verdura dalla semplicità quasi francescana, come dei tenerumi fragranti appena stufati, o arroganti con stile come la cotoletta di melanzana. Che posto, ragazzi!

Un Drink

Tutti d’accordo che sarebbe tempo di mettere una moratoria su Frida Kahlo: l’anno scorso alla festa di Halloween le mie amiche avevano quasi tutte il monociglio (io per fortuna invece impersonavo il topo Rémy del film Ratatouille). Faccio un’eccezione per questa bottiglia del super gin italiano Ginarte, in uscita.

Un Evento

Questo weekend c’è il Festival Franciacorta. Il meteo sarà bello, ho controllato io. A voi non resta che trovare un guidatore designato (mi raccomando).

Un oggetto

È cominciata la stagione della zucca, che amo e mangio in dosi massicce. La metterei anche nel caffè, tranne che in effetti ce la metto (qui una ricetta casalinga per il pumpkin spice latte, senza scomodare Starbucks). Immaginate la mia gioia di fronte a questo episodio crossover tra la verdura del cuore e le pentole preferite: Le Creuset debutta con un’edizione limitata a tema. 

Un Produttore

Se – come me – siete habitué del giornalismo tra femminismo pop e anti-cultura della dieta, conoscerete il vecchio dibattito sulle foto con l’insalata dove le donne ridono sempre, come se quella pallida lattuga facesse battute spiritose. La verità è un’altra: è un cibo triste. Immaginate il mio stupore quando ho scoperto un’insalata che desidero mangiare: si chiama Spicy Baby (sexy!), è croccante e piccantina ed è un mix di Senape riccia, Lattughino romano verde e Red mustard. E sentite qua: la produce Agricola Moderna a Melzo, alle porte di Milano, in vertical farming, cioè quasi senza terra (il 98% in meno di quella impiegata nell’agricoltura tradizionale) e con pochissima acqua (il 95% in meno). Si trova ahimé solo nei dintorni di Milano, per evitare i lunghi trasporti.

Una serie tv

Il purissimo food porn in HD di Chef’s Table, produzione Netflix, ha fatto molto per innovare il racconto del cibo, e la nuova edizione dedicata al BBQ è un’altra operazione di grande fascino. Il primo episodio è dedicato a Tootsie Tomanetz, pitmaster di Lexington, Texas, che a 85 anni suonati lavora come bidella in settimana e griglia quintali di carne nel weekend. Super anche il secondo episodio, dedicato a Lennox Hastie, che a Sydney cucina tutto col fuoco a legna – caviale incluso (EDT ha un bel libro suo, si chiama Fuoco).

Una nuova apertura

Questa settimana ha aperto a Roma un nuovo ristorante: si chiama Gli esploratori (bel nome!) e dietro c’è la casa editrice e/o, celebre soprattutto perché pubblica in Italia l’elusiva Elena Ferrante ma anche per essere da mesi in cima alle classifiche con il libro che tua mamma e tua zia hanno letto quest’estate: si chiama “Cambiare l’acqua ai fiori” ed è un po’ un “50 sfumature di grigio” dove invece del frisson si piange forte, lo chiameremo sadness porn.

Ma sto divagando: Gli Esploratori è un ristorante (a regime potrà ospitare 100 coperti, al momento 50 per mantenere il distanziamento sociale), un’enoteca e una libreria da 4.000 titoli con tanto di libraia e spazio eventi. “Tutto ruoterà attorno all’esperienza di esplorazione delle regioni d’Italia e del mondo, intese nella loro accezione di aree enogastronomiche e culturali. Ogni due mesi nuovo menu, nuova scelta di vini, e nuova proposta culturale abbinata”, spiegano. Che avventura! Incidentalmente, una volta edizioni e/o ha pubblicato un libro intitolato “Il Cuoco”, e il personaggio in questione era [attenzione: SPOILER] letteralmente Satana. Speriamo vada meglio qui.

Uno snack

Ogni anno nel caos di settembre tendo ad abbandonarmi al pensiero magico. Mi convinco che tutto nella mia vita andrebbe bene se solo facessi una cosa molto specifica, in genere non tanto sensata, soprattutto quando lo stress è tanto; quindi ovviamente nel 2020 ho deciso il mio futuro dipende dalla granola. Ne ho fatto un batch con questa ricetta di Bon Appetit e pensavo fosse buonissima finché Susan Van Deth – ex global advertising director convertita alla granola durante un anno sabbatico – mi ha mandato la sua – la trovate qui su.sana superfood, in sintesi è migliore della mia.

Una ricetta casalinga

A pranzo ho cucinato una zuppa di pomodori, praticamente il trench della gastronomia: utile solo nella stagione intermedia, quando è ancora tempo di pomodori, ma già tempo di zuppa. Pomodori appena cotti, frullati; in cima rucola, qualche fettina di pecorino tagliato con la mandolina e crostoni di pane in onore dell’abbinamento classico americano: grilled cheese sandwich e tomato soup. Vi lascio qui la foto: [rimossa perché la cucina di Sara Porro è il luogo dove il food styling va a morire, N.d.R]

[scherzo, l’ho scritto sempre io. Niente foto però, era brutta]

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