Educazione alimentare Mangiare a scuola sarà sicuro?

Formazione, sicurezza e coinvolgimento dei bambini: le soluzioni creative delle aziende specializzate per riportare la scuola sui giusti binari, anche nel momento del pasto, che si preannuncia più complicato del previsto e preoccupa i genitori

Tra le preoccupazioni per l’incerto avvio delle scuole, ad attanagliare la mente degli genitori italiani c’è anche il tema mensa.
Scomparsa – come luogo fisico – in molte scuole, che hanno dovuto sacrificare quello spazio per far posto a banchi extra distanziati, oppure rivista drasticamente nel servizio. Però il problema pare essere il costo, più che modi, distanziamento e qualità dei pasti.
Save the Children ha diffuso un sondaggio condotto con Ipsos: il rientro a scuola preoccupa sette genitori su 10 e la principale ansia è data dall’incertezza sulle modalità di ripresa (60%), seguita dai rischi legati al mancato distanziamento fisico (51%). Due genitori su 10 temono di non poter più sostenere il costo della mensa scolastica. Sulla mensa, il Ministero dell’Istruzione precisa che il servizio «sarà assicurato prevedendo differenti turni tra le classi. Ove i locali mensa non siano presenti o vengano “riconvertiti” in spazi destinati ad accogliere gruppi/sezioni per l’attività didattica ordinaria, il pasto potrà essere consumato in aula garantendo l’opportuna aerazione e sanificazione degli ambienti e degli arredi utilizzati prima e dopo il consumo del pasto».

Il settore della ristorazione collettiva si è attivato per riorganizzare il servizio al meglio. Spiega a Gastronomika Giordano Curti, direttore generale CIRFOOD – una delle maggiori imprese italiane attive nella ristorazione collettiva, presente in 17 regioni, che produce 100 milioni di pasti l’anno e conta 12.000 lavoratori: «Auspichiamo che la scuola, anche come servizio di refezione, riparta al 100%, privilegiando somministrazioni multi-turno o direttamente in aula, ricordando che la ristorazione scolastica fa parte a pieno titolo dell’educazione alimentare su cui tanto si è dibattuto in questi anni. L’obiettivo sarà permettere agli studenti di consumare il pasto in totale sicurezza, adottando nelle cucine ulteriori accorgimenti per la produzione dei pasti: il servizio mensa potrebbe non coincidere con il classico refettorio, i bambini potrebbero dover mangiare seduti ai loro banchi o magari in orari diversi, ma sarà importante continuare a garantire il pasto inteso come momento di socialità, diete bilanciate e attenzione alle materie prime».

L’azienda sta lavorando al fianco dei direttori didattici per trovare soluzioni ad hoc per ogni scuola a partire dai protocolli emessi dal Ministero della Salute e del Miur. Questa estate ha promosso un progetto intitolato “Nutriamo la Scuola”. Nato in collaborazione con l’Università degli Studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo e Officina Educativa del Comune di Reggio Emilia, ha lavorato su diverse variabili legate al servizio di ristorazione scolastica, con attività e laboratori seguiti da esperti in diverse discipline.

«Il progetto “Nutriamo la Scuola” è partito proprio da Reggio Emilia, la città dove abbiamo la sede», spiega Curti. «Quello che ora è stato fatto qui auspichiamo venga fatto in tutto il Paese, vogliamo mettere l’esperienza emiliana al servizio di tutta Italia, e in particolare al servizio degli oltre 300mila studenti che serviamo solitamente ogni giorno in oltre 450 comuni. La sperimentazione ci ha infatti dato tre insegnamenti principali. Il primo è quello di confermare l’alto valore simbolico e sociale che ha la scuola in presenza, dimostrandosi quindi un vero e proprio diritto. Così come è un diritto garantire un pasto sano ed equilibrato ai bambini, che devono vivere il cibo come momento educativo e conviviale. Il secondo insegnamento ricevuto è che dobbiamo far ripartire e ripensare la scuola in sicurezza e per farlo occorre la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti attivamente nella definizione della nuova scuola (aziende, esperti, università e Istituzioni). Il terzo è relativo all’importanza di sperimentare insieme ai bambini. In particolare, è con loro che abbiamo immaginato il cibo del futuro, con l’obbiettivo di aiutarli a ritrovare e vivere serenamente una relazione diretta con l’ambiente, il cibo, il proprio corpo. I bambini hanno potuto sperimentare, assaggiare, ascoltare e scoprire quanto il cibo sia natura e cultura, memoria e tradizione, storia di luoghi e persone».

Alla fine, si torna sempre sul tema igiene e sicurezza alimentare. Secondo un sondaggio SWG per Osservatorio CIRFOOD, condotto tra genitori di bambini tra i 3 e i 10 anni che usufruiscono del servizio mensa scolastica, il 78% dei genitori è sereno rispetto alla ripartenza del servizio di ristorazione scolastica, a patto di avere le legittime rassicurazioni dalle istituzioni sui dettagli del servizio (59%). L’86% preferisce l’opzione del pasto multi-porzione all’interno del refettorio. «È fondamentale la formazione costante di tutte le persone», chiude Curti. «I dipendenti di CIRFOOD in Italia sono ora circa 12.000, di cui il 92% assunti con un contratto a tempo indeterminato e una presenza femminile di quasi il 90%. Già nel 2019 CIRFOOD aveva incrementato del 4,9% le ore dedicate alla formazione (oltre 105.000 ore), attraverso l’Accademia che ha concentrato le attività verso una formazione sempre più vicina alle necessità del business e che si è rivelata, e continuerà ad essere, cruciale per superare l’emergenza causata dal Covid-19».

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