Vogliamo i colonnelli Il Pentagono pronto a disobbedire l’ordine trumpiano di sedare le proteste elettorali

Martedì 29 settembre ci sarà il primo confronto e il presidente americano ha già detto che sarà un dibattito sleale: ha cercato di abbassare le aspettative, sostenendo che Joe Biden è più allenato di lui a partecipare ai talk show. Intanto i dem cercano nuove personalità per ravvivare una campagna elettorale un po’ spenta

Afp

Vogliamo i colonnelli

La storia si ripete, è noto. Prima sotto forma di tragedia poi sotto forma di conseguenza della presidenza Trump. Stavolta non c’è una congiura come quella degli alti ufficiali che provarono a far saltare in aria Adolf Hitler; però al Pentagono, secondo il New York Times, ci sono generali e colonnelli che stanno decidendo se dimettersi se Donald Trump gli chiedesse di intervenire con l’esercito per sedare manifestazioni dopo il voto. Tra loro ci sarebbe il capo di stato maggiore, Mark A. Milley.

Come nel caso della congiura degli Junker del colonnello Stauffenberg, il sacrificio potrebbe essere inutile. Secondo John Gans, speechwriter alla Difesa ai tempi di Obama, le forze armate non sono pronte a resistere agli ordini del presidente: «Al Pentagono hanno piani emergenziali per una guerra con il Canada e per l’apocalisse zombie, ma non sono pronti per  un’elezione contestata» e potrebbero finire a fare quel che Trump chiede (è tutto vero, è il 2020 ma non solo).

Punture e psichiatri

Martedì 29 settembre c’è il primo dibattito, e Trump ha già detto che sarà un confronto sleale. Ha accusato il moderatore Chris Wallace – un signore dall’aria andreottiana di Fox News ma non abbastanza – di essere “controllato dalla sinistra radicale”. E ha cercato di abbassare le aspettative, sostenendo che Joe Biden è più allenato di lui a dibattere, «lui è in politica da 47 anni». Giorni fa, in un comizio in North Carolina, ha spiegato invece che Biden è rimbecillito e per i dibattiti ricorrerà a droghe stimolanti: «gli fanno un’iniezione bella grassa nel culo e per due ore è meglio di prima».

Trump avrebbe iniziato a prepararsi e guarda vecchi dibattiti di Joe Biden. Mentre Biden è assediato da psichiatri e psicoterapeuti che gli danno consigli su come dibattere con Trump. Primo suggerimento (son cose utili contro qualunque bullo):  «Non perdere tempo col fact-checking. Cercando di contrastare ogni bugia di Trump perdi il controllo del dibattito. Provando a correggerle, ripeti le bugie e le amplifichi». Invece, vanno usati “humor e senso del ridicolo”, per prendere in giro Trump, che non vorrebbe si sapesse ma è fragile.

Florida Man

Ieri Trump, che è il Florida Man più famoso, era a fare campagna nel suo stato di residenza. A Jacksonville si è lamentato della rete NBC, sere fa stava guardando il telegiornale e non hanno dato notizia della sua candidatura al Nobel. Concludendo: «Il tg stava finendo e ho detto, First Lady, non hanno menzionato il Nobel per la pace, è molto imbarazzante» (nessuno crede che chiami Melania “First Lady”, nessuno crede che Melania guardi la tv con lui).

Intanto il suo governatore preferito, il trumpianissimo Ron DeSantis, cerca di fare della Florida uno “stato-santuario” per giovani pirla senza mascherina. Ha proposto una “carta dei diritti” per gli studenti di college, per proteggerli da sanzioni anti-Covid in caso di feste vietate e sbronze di gruppo. E mentre si ironizza sulla sua proposta, lui e un gruppo di consiglieri arrivati a Tallahassee studiano come far vincere Trump in caso di risultato risicato o incerto (in Florida si contano le schede postali appena arrivano; il risultato si dovrebbe sapere presto, nella notte tra il 3 e il 4; ma è la Florida ed è Trump, quindi chissà).

Atlanta Strippers

Negli Stati Uniti non si usa l’espressione “la sinistra riparta da” (inserire nome dell’ultimo personaggio che ha fatto qualcosa di quasi progressista). Se lo facessero, dovrebbero ora ripartire dalle spogliarelliste di Atlanta. Alcune di loro, afroamericane e belle in ogni taglia, hanno girato un video in cui ballano e rappano per incoraggiare a votare. Il loro slogan e il nome del loro sito di informazioni su come votare sono #getyourbootytothepolls, porta al seggio il tuo culetto (la parola vote è scritta in pailettes su gloriosi glutei non piccoli e semoventi).

Personal trainers

In caso le spogliarelliste di Atlanta abbiano di meglio da fare, la sinistra potrebbe ripartire da Bryant Johnson, personal trainer di Ruth Bader Ginsburg. Alto nero bello e incravattato da funerale, si è fermato davanti alla bara esposta al Campidoglio, si è inginocchiato e si è messo a fare pushup (una scena da filmone americano, i pushup più commoventi di sempre).

Lindsey e Jaime

Lindsey Graham è eletto in South Carolina come Frank Underwood di House of Cards, e anche la sua storia, sottotraccia e non, non è male. Ex amico del cuore di John McCain poi nemico di Trump, poi (forse convertito, forse convinto in malo modo, dicono) è diventato super-trumpiano e lo segue sempre, sui campi da golf e da presidente della commissione Giustizia (aveva promesso di non far votare nessuno alla Corte Suprema in un anno elettorale; sta per farlo).

E da senatore anche stimato è diventato un nemico numero uno per mezza America. E ora, per la prima volta, e nel suo stato molto repubblicano, i sondaggi lo danno quasi alla pari con lo sfidante, il giovane afroamericano centrista Jaime Harrison.

Che è stra-finanziato, continua a ricevere milioni di dollari da tutto il paese, ha portato il vecchio pallido Graham a lanciare un appello in tv. E a lamentarsi che il sostegno a Harrison “lo sta uccidendo”, e che il rivale riceve fondi da gente che lo odia (forse lo aiuteranno i commissari elettorali del South Carolina: intanto gli ex repubblicani del Lincoln Project e altri lo bullizzano talmente che dispiace).

Fox disfattista

Tentativi di brogli a parte, Trump è nervoso. E come sempre quando è nervoso, maltratta chi ha intorno. Ora ce l’ha con Fox News, che ha diffuso sondaggi per lui pessimi: danno Biden avanti di 7 punti percentuali in Pennsylvania, di 11 in Nevada, e di 5  nell’Ohio, che i democratici davano per perso. «Sono ridicolmente sbagliati», ha detto. «La Fox ha detto che avrebbe cambiato sondaggisti, ma non l’hanno fatto. Intervistano troppi democratici» (potrebbe avere ragione).

Trump si diverte

Secondo persone vicine al presidente e intervistate per il Daily Beast, Trump è contentissimo delle reazioni alle sue dichiarazioni sulla transizione dei poteri. “Sembrava galvanizzato”, e lieto di “aver mandato ai pazzi” i giornalisti con il suo non-impegno a rispettare le procedure e le regole della democrazia. Anche perché, secondo molti sondaggi, le notizie di possibili brogli e possibili golpe deprimono gli elettori vicini democratici e non li stimolano ad andare a votare.

Covid negli Stati rossi

L’ultima mappa del contagio sembra quella dell’elezione di Trump: la maggior parte delle zone rosse sono nei “red states”, gli stati repubblicani dove ha stravinto. E stavolta a essere colpiti sono i suoi elettori, c’è stato un aumento del 30% di infezioni nelle zone rurali. Secondo gli analisti, i sopravvissuti voteranno comunque per Trump.

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