Il presidente antiamericanoTrump pensa a un golpe in caso di sconfitta, chissà se Conte è ancora equidistante tra lui e Biden

L’Atlantic svela un piano al vaglio del team presidenziale per non accettare l’esito del voto del 3 novembre e per far nominare i Grandi elettori agli Stati guidati dai repubblicani. A domanda se accetterà un passaggio pacifico di consegne, il Cialtrone in Chief ha risposto: «Vedremo»

MANDEL NGAN / AFP

Donald Trump, il primo presidente antiamericano degli Stati Uniti, sta pensando a un golpe costituzionale in caso di sconfitta elettorale il 3 novembre contro Joe Biden. Il giornalista investigativo Barton Gellman ha svelato sull’Atlantic che il team presidenziale ha pensato a un piano eversivo per ignorare i risultati elettorali di novembre, nel caso fossero negativi per Trump, e per consentire agli Stati guidati dai repubblicani di nominare al collegio elettorale che formalmente sceglierà il presidente esponenti locali col mandato preciso di mantenere Trump alla Casa Bianca.

A far scattare il golpe costituzionale sarebbe l’accusa trumpiana di brogli a favore del suo avversario, a maggior ragione se Biden dovesse prevalere in Stati tradizionalmente conservatori come la Georgia o il Texas, ma l’obiettivo è far scattare il piano negli Stati cosiddetti in bilico che decideranno l’esito delle elezioni.

«Le assemblee statali – ha detto un consulente giuridico di Trump all’Atlantic – diranno “non crediamo che i risultati nel nostro Stato siano corretti, quindi ecco la nostra lista di Grandi elettori che pensiamo rifletta accuratamente i risultati nel nostro Stato”».

Il piano eversivo è stato raccontato all’Atlantic da diverse fonti locali e nazionali del Partito repubblicano e per quanto autoritario e antidemocratico sembri la Costituzione americana non vieta ai singoli stati di agire in questo modo, da qui l’idea del team Trump.

Il presidente da tempo mette le mani avanti, parla di irregolarità nel voto, insinua l’illegittimità delle schede inviate via posta, ostacola in vari modi l’esercizio di voto a distanza, suggerisce ai suoi elettori di andare a votare anche dopo aver spedito la scheda, lascia intendere che potrebbe rinviare le elezioni, ribadisce che non accetterà un risultato che non gradisce e potrebbe potrebbe dichiarare vittoria la sera stessa del voto senza aspettare il conteggio totale dei voti.

Ancora ieri, Trump ha rifiutato di impegnarsi a favore di una transizione pacifica nel caso dovesse perdere il 3 novembre: «Vedremo che succederà», ha detto in conferenza stampa.

Il rischio di una crisi costituzionale senza precedenti è altissimo e solo una straordinaria vittoria a valanga di Biden, al momento improbabile, potrebbe evitare la deflagrazione delle istituzioni americane con effetti anche sul futuro della nostra politica.

Ricordiamo che Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono ferventi trumpiani, oltre che putiniani e orbaniani, garanzia di autoritarismo da importazione. Ma anche che gran parte dei grillini alleati di governo con il Partito democratico preferisca Trump a Obama e alle élite liberal, mentre qualche giorno fa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, definito da Nicola Zingaretti «un punto di riferimento fortissimo per tutti i progressisti», ha detto che per l’Italia non cambierebbe niente nel caso vinca Trump o Biden.

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