L’autoconvocatoCaro Giuliano, no al populismo e alle ricostruzioni un po’ così su Pannella

Ci sono molte cose discutibili del pensiero pannelliano, ma l’idea di Ferrara che il leader radicale sia stato il precursore di Di Maio e di Vito Crimi è surreale. Ecco un elenco parziale delle ragioni. A cominciare dall’imputazione più banale: era contro il finanziamento pubblico ai partiti. Vero, ma voleva sostituirlo col finanziamento privato (non proprio la stessa cosa degli scontrini e delle rendicontazioni)

Nessun essere umano è bianco o nero, figuriamoci Marco Pannella, campione mondiale di contraddizioni, di trasformismi, di discese ardite e di risalite. Secondo il carissimo Giuliano Ferrara, però, Pannella è l’avo dell’attuale antipolitica, il padre putativo di Luigi Di Maio e di Beppe Grillo, di Toninelli e di Casaleggio padre e figlio. 

Ci sono molte cose discutibili a proposito di Pannella, ne avrei a decine da imputargli, ma considerarlo il maestro di Vito Crimi non è certamente tra queste. La ricostruzione di Ferrara è un po’ così, surreale, riflette il momento confusionario del miglior giornale italiano, Il Foglio, diventato improvvisamente e inspiegabilmente l’organo della bufala dei barbari europeizzati e di Casalino anziché di Taricone. 

Pannella diciamo che è stato molte cose, rompicoglioni in primis, ma è stato tutto tranne che un alfiere dell’antipolitica. L’unica iniziativa antipolitica che ha condotto, e che Giuliano non ha citato, è l’invito a votare scheda bianca alle elezioni del 1983, ma per il resto come Giuliano sa benissimo Pannella è stato la quintessenza della politica. 

Ferrara dice: «Era contro il finanziamento pubblico». Vero, Pannella ha fatto la battaglia contro il finanziamento pubblico ai partiti, ma Ferrara si è dimenticato di ricordare che Pannella voleva sostituire i soldi pubblici ai partiti con il finanziamento privato ai partiti, come in America. Non esattamente la stessa cosa della rendicontazione, degli scontrini, dei finanzieri delle Cayman, degli allarmi Soros e di tutte le ipocrisie dell’antipolitica. Il suo modello è sempre stato Tocqueville, non Rousseau. 

Pannella tuonava contro la cupola partitocratica, aggiunge Ferrara. Verissimo, ma oltre a confondere la denuncia del consociativismo con un attacco alla politica, Giuliano dimentica che per Pannella della cupola partitocratica facevano parte anche i magistrati e i sindacati e i giornali e la RAI-TV, cioè la sua era una battaglia (sacrosanta) contro il sistema di potere italiano di allora, chiuso e associato anche a delinquere, non contro le istituzioni politiche, che anzi rispettava come pochi altri.

O dobbiamo ricordare Radio radicale e la trasmissione dei lavori parlamentari, le interviste ai politici di tutti gli schieramenti, i convegni, i congressi, le udienze in diretta quando nessuno se li filava (e non per sbugiardare i politici, al modo dello streaming, ma in ossequio al principio del conoscere per deliberare)? 

O dobbiamo menzionare i congressi radicali “per la nobiltà della politica”, le costituenti per la creazione di nuovi partiti o per la costruzione di nuove alleanze politiche, dall’unità socialista al Polo laico al Partito democratico ai Verdi arcobaleno, oppure le idee ricorrenti sul transpartito e la ricerca continua di coinvolgere i politici degli altri schieramenti sulle sue iniziative?

Oppure la necessità di cercare di volta in volta alleanze single-issue non importa se con la destra o la sinistra e poi candidarsi di conseguenza con il Polo e contro il Polo, con l’Ulivo e contro l’Ulivo?

Giuliano sa benissimo, perché era uno dei pochi a raccontarlo, che mentre gli eredi del PCI picconavano il Parlamento in nome dell’antipolitica, facendo entrare i carabinieri a Montecitorio e cancellando l’autorizzazione a procedere nei confronti dei deputati e dei senatori, Pannella era l’unico, l’unico, che lo difendeva con  gli autoconvocati delle 7, perché nessuno doveva permettersi di toccare i Caini.

Non mi pare esattamente la stessa cosa del cappio, del vincolo di mandato e della scatoletta di tonno che agitano i tagliatori di teste parlamentari che votano Sì al referendum, come Ferrara, in quanto primo passo verso un glorioso futuro di superamento della democrazia rappresentativa a favore della democrazia diretta dal software di una società di web marketing. 

Certo, Pannella ha fatto politica con gli strumenti della democrazia diretta, in particolare quando era fuori dal Parlamento, ma sempre dentro un contesto di rispetto delle procedure e dei pesi e contrappesi costituzionali, mai con finalità o modi eversivi. Al contrario, digiunava e disobbediva civilmente per pretendere il rispetto delle leggi che gli altri, chiamiamoli gli antipolitici, con insolenza offendevano. Uno dei suoi più leggendari digiuni, per dire, durante il quale bevve la sua urina in diretta televisiva, è stato quello per far rispettare al Parlamento l’obbligo costituzionale di eleggere i giudici della Consulta. 

L’impegno per i diritti civili di Pannella che cosa ha da spartire con Paola Taverna? E il capodanno in trincea a Osijek in divisa croata con il terzomondismo d’accatto di Di Battista? O la lista Nathan a Roma con la Raggi? La battaglia contro la gogna mediatica, per la giustizia giusta e per le carceri, e contro il 41 bis e le leggi speciali di polizia, che cosa hanno in comune con Fofò dj? Candidare il carcerato Tortora, combattere la cultura del sospetto come anticamera della verità e sostenere Sciascia contro i professionisti dell’antimafia in che modo rientrerebbe nel Pantheon ideale del vaffa day, dei meetup e della Associati?

E la fantasia pannelliana degli Stati Uniti d’Europa e di istituzioni politiche democratiche continentali, ma anche l’alleanza delle democrazie, il primo segretario di partito straniero e il presidio radicale all’Onu per un governo transnazionale in che modo avrebbero preparato la strada a Salvini e a Ignazio Corrao? E la difesa di Israele quale unico paese democratico del Medio Oriente, al punto di volerlo fare entrare nell’Unione europea, più le campagne per i diritti civili in Russia, dove sono stati uccisi due dirigenti radicali, e l’impegno anti nazionalista serbo-russo nei Balcani possono davvero essere considerati alla base dell’analfabetismo pro Putin e pro Cina dei Grillo boys alla Farnesina?

Una delle frasi più ricorrenti di Pannella era questa: «A volte bisogna essere impopolari per non essere antipopolari», in nove parole un manifesto ideologico dell’antipopulismo.

Ah, naturalmente Pannella era contrario al taglio dei parlamentari. 

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