Ambiente insanoTroppi i morti per inquinamento: nell’Unione europea superano i 600mila l’anno

Un problema, sempre più vicino, che si insinua in ogni aspetto e momento delle nostre giornate e a cui, come sottolinea l'ultimo rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente, siamo esposti quando camminiamo, lavoriamo e ci rilassiamo nelle nostre case

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Le malattie che colpiscono il Vecchio Continente dipendono sempre più dall’inquinamento ambientale derivante dall’attività umana. Nell’Unione europea e nel Regno Unito un decesso su otto avrebbe proprio questa come causa. Lo dichiara apertamente l’ultimo rapporto dell’Eea, l’Agenzia Europea dell’ambiente, “Ambiente sano, vita sana: come l’ambiente influenza la salute e il benessere in Europa”.

Si sa: la natura che ci circonda costituisce la base per la buona salute e il benessere della popolazione. Aria, acqua e cibo sani sono essenziali per sostenere una vita altrettanto sana. L’ambiente ci garantisce uno spazio per le attività ricreative, il relax e un luogo dove coltivare l’interazione sociale. Ci rifornisce di materie prime che alimentano i nostri sistemi di produzione e garantiscono tutti quei confort di cui, quotidianamente, fruiamo. Una natura sana è un meccanismo chiave per garantire la salute pubblica, ridurre le malattie e promuovere la buona salute e il benessere. Le soluzioni verdi offrono, così, una tripla vittoria per la salute, la società e l’ambiente.

Ciò che si sa meno, però, è che a mettere a repentaglio tutto questo c’è l’inquinamento ambientale. Un problema, sempre più vicino, che si insinua in ogni aspetto e momento delle nostre giornate e a cui, come sottolinea l’Eea, siamo esposti nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, e anche quando mangiamo, giochiamo, dormiamo, guidiamo, camminiamo, nuotiamo o corriamo.

«Esiste un chiaro legame tra lo stato dell’ambiente e la salute della nostra popolazione – ricorda Virginijus Sinkevičius, commissario europeo della Lituania con il portafoglio per l’ambiente e gli oceani dal 2019 – Tutti devono capire che prendendoci cura del nostro pianeta non stiamo solo salvando gli ecosistemi, ma anche delle vite, soprattutto quelle più vulnerabili. L’Unione europea è dedita a questo approccio e con la nuova strategia per la biodiversità, il piano d’azione per l’economia circolare e altre iniziative imminenti siamo sulla buona strada per costruire un’Europa più resiliente e più sana per i cittadini europei e oltre».

Un dato, su tutti, porta alla luce la gravità di questo problema. Nel 2012, il 13% di tutti i decessi nell’Ue è stato ricondotto all’inquinamento ambientale: si parla di oltre 630mila morti. «Decessi che sono evitabili e che possono essere significativamente ridotti grazie agli sforzi per migliorare la qualità dell’ecosistema», si legge nel report dell’Eea.

Dal documento sono emersi altri numeri poco rassicuranti: oltre 400mila morti premature all’anno nell’Ue sarebbero da ricondurre all’inquinamento atmosferico. Dodicimila, invece, a quello acustico, causa, sempre annualmente, di oltre 48mila ischemie cardiache. Molto impattanti anche l’esposizione alle sostanze chimiche, ai campi elettromagnetici, all’acqua contaminata così come alle ondate di calore. Queste ultime sono le più letali, e colpiscono soprattutto le aree urbane. In aggiunta, le forti precipitazioni, le inondazioni, l’innalzamento del livello del mare, nonché i cambiamenti climatici a lungo termine minacceranno sempre di più le infrastrutture, la produzione alimentare e le attività economiche. Altri effetti a catena del cambiamento climatico, come la perdita di biodiversità, avranno effetti indiretti, che porteranno alla riduzione della produttività agricola e a un minore potenziale per l’identificazione di medicinali vegetali.

Bisogna poi sottolineare che il peso e l’impatto dell’inquinamento e del cambiamento climatico in Europa non sono omogenei. Chiare differenze vengono registrate tra i paesi dell’Europa orientale e occidentale. La percentuale più alta di morti attribuibili all’ambiente (27%) riguarda la Bosnia ed Erzegovina. Quella più bassa l’Islanda e la Norvegia al 9%. In Italia il dato si attesta tra il 12% e il 13%.

Il report sottolinea anche che il 90% dei decessi imputabili all’inquinamento deriva da malattie non trasmissibili, tra cui tumori, malattie cardiovascolari, disturbi mentali, comportamentali e neurologici, disturbi muscolo-scheletrici e asma. Nel 2012, tra i mali ricondotti a questo “grande problema” svettano i tumori (prima causa di morte con oltre 250mila decessi), seguiti a ruota da malattie ischemiche cardiache (circa 134mila), broncopneumopatie croniche ostruttive (80mila) e ictus (46mila).

La relazione dell’Eea, che si è servita dei dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità, evidenzia non solo che la qualità dell’ambiente europeo svolge un ruolo chiave nel determinare la nostra salute e il nostro benessere ma anche che cambiamenti demografici e ineguaglianza sociale influenzano pesantemente la salubrità ambientale, che a sua volta si ripercuote sulla popolazione. E soprattutto sulle comunità socialmente svantaggiate che attualmente lottano sotto il triplice carico della povertà, degli ambienti di scarsa qualità e di cattiva salute. Insieme a loro sono i bambini, gli anziani e i soggetti malati le categorie più colpite dall’interazione con un ambiente “insano”. Livelli più elevati di esposizione a fattori di stress ambientali e il maggiore carico di impatti sull’integrità fisica e mentale aggravano così le disparità esistenti in materia di salute.

«Sebbene assistiamo a miglioramenti nell’ambiente europeo e a una chiara focalizzazione del Green Deal su un futuro sostenibile, la relazione indica che è necessaria un’azione forte per proteggere i più vulnerabili nella nostra società, poiché la povertà spesso va di pari passo con la vita in condizioni ambientali carenti e di cattiva salute. Affrontare queste connessioni deve essere parte di un approccio integrato verso un’Europa più inclusiva e sostenibile», sottolinea Hans Bruyninckx, dal 2013 a capo dell’Eea.

La ricerca si è proposta anche di studiare il legame tra l’attuale pandemia Covid-19 e l’ambiente. Ciò che viene ipotizzato è che il virus avrebbe realizzato il famoso “salto di specie” dagli animali all’uomo come risultato imprevisto della pressione che l’aumento dei nostri consumi avrebbe esercitato, e continuerebbe a fare, sui sistemi naturali. I primi dati su questa correlazione suggeriscono che l’inquinamento atmosferico e la povertà sarebbero collegati a tassi di mortalità più elevati. Tuttavia, secondo una valutazione iniziale presente nel rapporto, sono ancora necessarie ulteriori ricerche per chiarire questo collegamento.

«Il Covid-19 è stato un altro campanello d’allarme che ci ha spinto a riflettere sulla relazione tra i nostri ecosistemi e la nostra salute e la necessità di affrontare i fatti: il modo in cui viviamo, consumiamo e produciamo è dannoso per il clima e ha un impatto negativo sulla nostra salute», ha affermato Stella Kyriakides, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare dal 1° dicembre 2019.

In conclusione, ciò che l’ultimo report dell’Eea sostiene è la necessità di adottare un approccio integrato alle politiche ambientali e sanitarie per affrontare i rischi ambientali, proteggere i soggetti più vulnerabili e poter fruire dei benefici che gli ecosistemi offrono a sostegno della salute e del benessere. In questa direzione, sottolinea il report, si sta muovendo il Green Deal europeo, che rappresenta un cambiamento fondamentale nell’organizzazione dell’agenda politica europea perché definisce una strategia sostenibile e inclusiva per migliorare la salute delle persone e la qualità della vita, prendendosi cura della natura. Senza lasciare indietro nessuno.

 

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