È lui o non è lui?Striscia la Notizia scrive a Folena, via Linkiesta, per smentire di aver alimentato il populismo in Italia

Secondo il programma satirico, l’ex capo della Fgci nel suo libro anticipato da Linkiesta avrebbe commesso un «pacchiano errore» non capendo che in realtà Antonio Ricci ha creato il suo tg e il Gabibbo per sfottere gli eccessi della tv anni ’90 e non per alimentarla

Gentile direttore,
nell’articolo di Pietro Folena che riprende un brano dell’ultima fatica letteraria dell’ex capo della FGCI, si commette un pacchiano errore, confondendo causa ed effetto. Inserire Striscia tra i programmi che hanno contribuito ad alimentare deriva populista del Paese è sbagliato.

Striscia nasce e cresce proprio per prendere di mira, anzi diciamo meglio sfottere, gli eccessi della tv anni ’90, da Funari a Santoro, con le sue piazze urlanti, da Biscardi a Gad Lerner, con il pubblico in sala modello “curva sud”.

Utile in questo senso rileggere quanto scritto da Antonio Ricci a proposito della “tivù dei mostri” nel suo libro “Striscia la Tv” pubblicato da Einaudi nel lontano 1998.

LA TIVÙ DEI MOSTRI, DA “STRISCIA LA TIVÙ”
(…) Il mostro per eccellenza è il Gabibbo. Esiste perché si mostra e del mostro ha tutte le caratteristiche. Lui è la Televisione. È un monito, uno spauracchio. (…) È l’uomo che non esiste, l’uomo che dice parole non sue. (…) Il Gabibbo è venuto fuori nel momento degli esternatori: era l’ottobre del ’90. In giro c’erano Giuliano Ferrara, Vittorio Sgarbi, Funari, Santoro e Cossiga. Questi «nuovi mostri» avevano trovato urlando la scorciatoia per entrare nelle case dei telespettatori. Non tracimavano più dal vetro, per fare prima lo rompevano addirittura. Chi poteva rappresentarli meglio questi populisti catodici (forse futuri dittatori), di un pupazzone rosso che, con gli occhi fuori dalla testa, bercia: «Ti spacco la faccia!» Il Gabibbo sa che per bucare il video ti devi «impupazzare», che senza la maschera in tivù non puoi presentarti. (…) Brecht diceva: «Beato il popolo che non ha bisogno di eroi». Ma noi non riusciamo addirittura a fare meno dei pupazzi.

Ci permetta poi un’ultima considerazione. Curioso che proprio Folena nella sua “rappresentazione” di quegli anni televisivi dimentichi di inserire Michele Santoro. Come scrisse Antonio Ricci nel libro Me Tapiro: «Michele è un maestro, ai tempi d’oro mi piaceva perché era sangue e violenza, la sua formazione teatrale era stata determinante. Era riuscito ad attualizzare la sceneggiata napoletana, mettendo in croce o’malamente di turno. Michele sublimava Il processo del Lunedì di Biscardi. Aizzava le curve».

Evidentemente per Folena ci sono populisti che rovistano nella rumenta e amici “maestri di televisione”.