CheersStar (wine) System

Il mercato pare saturo già da un po’, ma non smettono gli annunci di nuovi lanci di brand con testimonial che coincidono con la proprietà. Perché fare un vino è come fare un film, e - a volte - ti fa guadagnare di persino di più

Quando sei abbastanza ricco e conosciuto da aver tempo, soldi e fama da spendere, in cosa investi, oltre che in grandi ville o addirittura isole in cui rigenerarsi e ritrovare la privacy? Nel creare qualcosa di nuovo, in grado di darti soddisfazione, ulteriore prestigio e possibilmente utili, che con la carriera nel mondo dello spettacolo non si sa mai. Sono sempre di più le celebrità, soprattutto internazionali, che non si accontentano di diventare il volto di un prodotto, di sponsorizzare, endorsare, di mettere il proprio nome sulle linee di vestiti – che fai, soprattutto nel 2020, i follower non li sfrutti? – ma spinti dalla voglia di creare qualcosa di proprio, si lanciano in nuove avventure legate a due dei grandi piaceri della vita che già conoscono bene: il cibo e il bere. D’altra parte, lo ha fatto anche la regina d’Inghilterra con le bollicine.

Proprio pochi giorni fa la modella Cara Delevingne ha lanciato la sua linea di prosecco insieme alle due sorelle Chloe e Poppy, in partnership con la Foss Marai dei Biasotto, in Valdobbiadene. Il nome, Della Vite, gioca con il loro cognome, con quel solito effetto che fanno le parole italiane usate dagli anglofoni, ed è stato ovviamente annunciato su Instagram, il miglior canale nel 2020 per dare risonanza a questo tipo di esperimenti.

Brad Pitt e Angelina Jolie, divorziati, ma ancora insieme nel business con il loro Miraval (che producono dal 2012 in partnership con Perrin dalle vigne del loro Château de Miraval in Provenza, acquistato l’anno prima per quasi 60 milioni di dollari e dove nel 2014 si sono sposati) hanno annunciato un nuovo progetto, Fleur di Miraval, la prima maison di champagne concentrata unicamente sul rosé. E in tempo per questo weekend, il rapper Snoop Dogg ha lanciato invece la sua linea di gin aromatizzato alla fragola, Indoggo, ispirata al suo pezzo del ‘94 Gin & Juice, secondo singolo del suo album di debutto, diventato un classico. Ad aprile di quest’anno Snoop aveva già messo (letteralmente) la faccia sull’etichetta di Cali Red, un rosso californiano sotto il neonato brand 19 Crimes, in partnership con l’australiana Treasury Wine Estates.

Ben prima di Snoop Dogg il collega Sean Diddy Combs nel 2007 aveva rilanciato il brand di vodka CÎROC, diventando non solo testimonial, ma anche responsabile del marketing. Marilyn Manson ha scelto l’assenzio, la pop star Nick Jonas e l’attore Dwayne Johnson, aka The Rock, la tequila, come il campione dell’NBA Michael Jordan, con la sua Cincoro, mentre il collega Dwyane Wade ha preferito seguire la strada del vino, fondando nel 2012 le Wade Cellars, che in questo periodo seguono il trend in corso, puntando sul rosé. “Rosé is for when you want to get a little fancy,” scrive Post Malone sul sito dedicato alle sue bottiglie di Maison n.9, novità del 2020 made in France che ha soddisfatto la critica e a cui si accompagna un merchandising coerente con l’etichetta e con l’immagine del cantante. Annunciate in pre-order, come le migliori hit sulle piattaforme di streaming musicale, sono state vendute 50mila bottiglie in 48 ore.

Sul rosé hanno investito nel 2020 anche Cameron Diaz and Katherine Power, con il loro Avaline “vegan-friendly”, “organic” e senza additivi di qui abbiamo parlato anche noi qui, Kylie Minogue e Mary J Blige, in ritardo di un anno rispetto alla star di Sex & The City Sarah Jessica Parker, che ha lanciato a settembre 2019 il suo Invivo X, disponibile anche bianco – in caso ve lo steste chiedendo, mr. Big Chris Noth ha preferito rilevare un’azienda che produce tequila. Nicky Minaj, invece, dal 2013 ha una sua linea di moscato, MYX Fusions, mentre dagli Iron Maiden non potevamo aspettarci altro che birra.

Potremmo continuare l’elenco all’infinito. Il risultato è un mercato che la rivista Fortune già un anno fa aveva definito “saturo” – facevano riferimento in particolare al mondo degli spirits – e che offre spunti senza fine per quei pezzi alla BuzzFeed tipo “Quindici vini creati dalle celebrità di cui non conoscevi l’esistenza”, ma anche agli imprenditori a caccia di nuovi business. Per esempio il canadese Jean Jean P. Pellettier, che ha lanciato nei mesi scorsi Grape Stars, un nuovo marketplace, per il momento disponibile solo via app negli Stati Uniti, che aggrega alcolici (vini e spirits) prodotti o endorsati dalle star e permette al consumatore di acquistarli su un’unica piattaforma, proponendo per il momento 300 brand. L’obiettivo, per il futuro, è di fare concorrenza ad Amazon, ma per i beni di lusso. Sulla loro pagina Instagram è possibile avere un’idea dei nomi coinvolti – anche se non direttamente, ma tramite il circuito di vendita e spedizione.

E se è facile aspettarsi che a fondare una sua Wine Company sia Martha Stewart, come si chiedeva Kerry McDermott su Vanity Fair nel 2019, è lecito chiedersi «Perché ci sono così tante celebrities che provano a entrare nel mio frigo?». L’attore Kyle MacLachlan, agente speciale Dale Cooper in Twin Peaks ed enoproduttore dal 2005, orgogliosamente radicato tra le vigne dello stato di Washington, risponderebbe che fare un vino e fare un film sono a loro modo viaggi creativi. «Entrambi richiedono molto tempo prima di poter essere fruiti. Entrambi possono incontrare delle resistenze ed essere rivalutati con il tempo. Entrambi uniscono diversi elementi per creare (si spera) un’esperienza sublime. Entrambi richiedono alla propria guida un visionario. Entrambi possono sollevare una vasta gamma di critiche. E a volte entrambi ti conciliano il sonno». Così i musicisti alla John Legend, con la sua LVE, costruiscono paragoni musicali, e l’ex calciatore, oggi allenatore, Andrea Pirlo, usa metafore sportive, per cui «Un grande vino è come un grande calciatore: lo riconosci subito». Ognuno ha la sua versione, e vale anche per gli spirits.

Sicuramente, al di là del romanticismo e della necessità di esprimere la propria creatività in altri campi, c’è un aspetto economico non di poco conto. Drake, già in altro nella lista tra i rapper più facoltosi del mondo, ha nel 2016 dato vita a una linea di whiskey che da subito ha registrato vendite consistenti. George Clooney nel 2017 ha venduto il suo brand di Tequila per un miliardo di dollari a Diageo, uno tra i maggiori produttori di liquori e birra al mondo che già collaborava con David Beckham e Diddy, e sempre a Diageo Ryan Reynolds ha appena venduto il suo Aviation American Gin per oltre 610 milioni – da accordi, rimarrà comunque il testimonial per altri 10 anni, forte del suo seguito da capitalizzare.

«Sono sicura che ci sono partnership in cui semplicemente si tratta di mettere un nome sulla bottiglia» sostiene l’esperta di food e wine Rebecca Seal. «Ma per molti di coloro che fanno vino, come per la coppia Jolie-Pitt, non è solo un espediente per fare più soldi, ma una vera opportunità». Il problema, sostiene però Victoria James, è che «più bottiglie di vino si fanno, inferiore è la chance che sia un buon vino». La sommelier americana si scaglia contro quelle celebrities prestate alla vinificazione, perché la maggior parte di loro, a detta sua, non sanno nemmeno che cosa sia il terroir, e hanno un unico obiettivo, conciliare le loro risorse e i milioni di follower che hanno su Instagram, visto che «ogni post su una bottiglia equivale a migliaia di dollari di vendite». E in effetti ci sono operazioni come quella di BABE wine, lanciato dall’imprenditore Joshua Ostrovsky, più noto come The Fat Jewish, che ha scelto come testimonial Emily Ratajkowski (che per la cronaca ha da poco lanciato la sua linea di moda, un business a lei più affine) sapendo che si sarebbe rivelata una macchina da soldi.

Ma ci sono anche celebs come Kate Hudson, entrata nel mondo del vino e della vodka seguendo il padre, che spiega «non si fa il vino per fare soldi, ma perché si è appassionati», o come Brad Pitt, che lo definisce anche un investimento nel futuro dei propri figli. Pitt ha spiegato che il loro Miraval non è un ‘celebrity wine’. «Prima di tutto» ha detto «è una tenuta meravigliosa ed eccezionale di cui mi sono innamorato e su cui continuo a investire per renderla una delle più belle della Provenza». Per le papille della critica, in effetti, quello che viene lì prodotto è uno tra i migliori vini nello show biz, insieme al costoso Brut Armand de Brignac di Jay-Z. Tra i migliori, a seconda delle classifiche, c’è anche Les Quelles de la Coste di John Malkovich, che produce nel sud della Francia 18mila bottiglie all’anno tra Cabernet Sauvignon, Pinot Noir e blend in edizione limitata e, ovviamente, rosé. Anche i vini biologici del pioniere Sam Neill (l’attore di Jurassic Park), tra le vigne della Nuova Zelanda già dal lontano 1993, hanno buona fama, e così quelli della rockstar Jon Bon Jovi, andati a ruba. Non se la cava male neanche la famiglia Ciccone, e tra le eccellenze non vanno dimenticati i vini della famiglia Coppola, ormai parte di un impero nato nel 1975 dalla passione del regista Francis Ford, seguito anche in questo dalla figlia Sofia e poi dalla nipote Gia, che con la sua linea sa parlare meglio alle nuove generazioni.

C’è chi comincia la propria avventura nella Napa Valley, chi tra le colline francesi, chi preferisce l’Italia – tra i tanti Mick Hucknall, il cantante dei Simply Red, che ha scelto la Sicilia – dove già troviamo i nostri connazionali Andrea Bocelli, Gianna Nannini e Roberto Cavalli in Toscana, Bruno Vespa, in Puglia, e così via. E per chi se lo fosse perso, in Campania Danny De Vito dal 2006 fa limoncello. In ogni caso, che si tratti di business, velleità, o passione, molti non rinunciano a racchiudere nelle proprie creazioni un tributo alla propria carriera, come nel caso di Bob Dylan e del suo ottimo whiskey artigianale “Heaven’s Door Whiskey”, di Sting con il suo “Message in a bottle” che nasce sulle colline Toscane, o dei Trains, che con la loro azienda “Save me San Francisco Wines” (che dà gran parte del ricavato in beneficenza) producono anche le “Drops of Jupiter”, come a voler legare in modo ancora più stretto successi e passioni.

Se il vino e gli spirits ormai vi annoiano, o siete astemi, c’è sempre l’acqua di Jaden Smith, con uno sguardo all’ambiente come ci si aspetta da un ragazzo della Generazione Z, o ancor meglio il gelato, al gusto Cookies & Cream Remix lanciato da Selena Gomez la scorsa settimana per l’azienda americana Serendipity e accompagnato da una canzone ad hoc scritta con il quartetto k-pop sud coreano BLACKPINK. Dagli Stati Uniti assicurano che sarà questa la prossima tendenza.