Dalla gloriosa nazione kazakaTorna Borat, un nuovo film in tempo per le elezioni americane

A 14 anni di distanza dal primo capitolo che suscitò scandali e polemiche, ecco il seguito. Il finto giornalista viaggerà per le strade di un’America alle prese con il Covid e con un problema altrettanto grave: l’Amministrazione Trump

VINCE BUCCI / Getty Images North America / Getty Images via AFP

È tornato anche lui. Borat, il fantomatico giornalista kazako inventato (e interpretato) da Sacha Baron Cohen sarà protagonista di un nuovo film. Il seguito o, per l’esattezza, il subsequent moviefilm, per utilizzare il bizzarro inglese sfoderato dal protagonista, della pellicola d’esordio del 2006. Con la regia di Jason Woliner, lo distribuirà Amazon Prime e uscirà in tutto il mondo il 23 ottobre, prima delle elezioni americane.

Il titolo è “Gift of Pornographic Monkey to Vice Premiere Mikhael Pence to Make Benefit Recently Diminished Nation of Kazakhstan”. Il protagonista non è solo: ad accompagnarlo nelle strade americane ci sarà anche la figlia, che Borat vuole regalare a «qualcuno vicino al trono». Sul trono, come è intuibile ci sarebbe, secondo la sua ottica “kazaka”, Donald Trump.

A distanza di 14 anni, l’obiettivo di Cohen – che ha girato il film in gran segreto durante la pandemia – è sempre lo stesso: raccontare e prendere in giro, dal punto di vista di un personaggio assurdo, gli eccessi e le stranezze dell’America contemporanea. Questo significa, per necessità di cose, concentrarsi sull’amministrazione Trump e sui suoi sostenitori. «È più pericoloso il virus o i democratici?», chiede ai suoi ospiti di quarantena, sostenitori del presidente. «I democratici», rispondono loro. Ed è solo il trailer.

Ad accompagnare l’annuncio del nuovo film ci sono anche i canali Instagram e Twitter della fantomatica Repubblica del Kazakistan (non quella vera). In uno si dice che non sarà possibile assistere al dibattito tra Trump e Biden a causa «della cattiva connessione». Ma il problema, si legge nei commenti, sarà risolto poco dopo «usando quella dei maledetti uzbeki».

Al termine, come è ovvio, arrivano i complimenti a quello che, per loro, è il vincitore: Donald Trump. Che sarà il vero protagonista del film di Borat. Forse l’unico personaggio che riesce a essere più assurdo di lui.

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