Frugali all’attaccoEuropa divisa sul Next Generation Eu, si va verso il rinvio

L’ambasciatore tedesco presso l’Ue ha già anticipato che un ritardo sarà «molto probabilmente inevitabile». Uno slittamento che l’Italia, con il debito alle stelle e la legge di bilancio da scrivere, non può permettersi. Ma Roma è isolata a Bruxelles

FRANCOIS LENOIR / POOL / AFP

Si complica in Europa il percorso del Recovery Fund. Tradurre nei testi giuridici l’accordo politico raggiunto a luglio dai 27 leader per consentire alla Commissione di emettere obbligazioni e trasferire le risorse agli Stati non è così semplice. In questi giorni, stanno riemergendo le tensioni della vigilia. Tanto che ieri l’ambasciatore tedesco presso l’Ue Michael Clauss ha già anticipato che un ritardo sarà «molto probabilmente inevitabile». È cresciuta, ha detto, «la preoccupazione che il dibattito possa provocare un blocco del negoziato», con «conseguenze per la ripresa del Continente».

Un ritardo che l’Italia, con il debito alle stelle, la Nota di aggiornamento al Def da approvare e la legge di bilancio da scrivere, non può proprio permettersi. Per questo Roma ora ha avviato un pressing diplomatico per puntare a snellire l’iter burocratico del “Next Generation Eu” e rendere più veloce l’esborso dei soldi, ma sembrerebbe ormai isolata a Bruxelles – come scrive La Stampa.

I protagonisti della battaglia europea sono i soliti noti. Polonia e Ungheria respingono le condizionalità legate al rispetto dello stato di diritto per accedere ai fondi. E poi ci sono i “Paesi frugali”, partiti di nuovo all’attacco per sabotare il piano europeo e provare a farlo slittare.

Ma per il governo italiano il fattore tempo è cruciale. La via che si sta tentando è di provare ad alleggerire la procedura prevista per il monitoraggio delle spese, necessaria ad approvare l’erogazione delle rate. Roma, sostenuta da altri Stati del Sud, chiede che la valutazione per autorizzare il via libera ai pagamenti avvenga in contemporanea tra Commissione e comitato economico-finanziario, formato dai governi, e non in un due momenti distinti. E che il parere del comitato sia “non vincolante”, per evitare le solite paralisi. Ma la proposta si è subito scontrata con le resistenze dei Frugali, Olanda in primis, che vogliono invece una valutazione in due momenti: prima si esprime la Commissione, poi i governi devono dare l’ok.

Non solo. L’Italia starebbe provando a eliminare dal regolamento del programma anche le raccomandazioni relative agli aggiustamenti di bilancio e alle procedure per gli squilibri macroeconomici. Ma anche qui gli olandesi si oppongono: la clausola deve esserci.

Ora spetterà ai ministri delle Finanze trovare una soluzione durante la riunione dell’Ecofin prevista per martedì 6 ottobre.

Ieri la presidenza tedesca ha ottenuto la maggioranza qualificata per il mandato negoziale necessario a portare al tavolo con il Parlamento europeo la proposta di compromesso sulla condizionalità relativa allo stato di diritto: un compromesso che allenta i vincoli, pur mantenendo le condizionalità. Ma nove Paesi si sono schierati contro: Olandan, Finlandia, Svezia, Austria e Danimarca da un lato, e Polonia e Ungheria dall’altro, oltre a Belgio e Lussemburgo.

I negoziati con Strasburgo non saranno semplici: il calendario prevedeva che le trattative finissero entro il 15 ottobre per dare modo poi ai Parlamenti nazionali di ratificarlo e farlo entrare in vigore a gennaio. Ma i tempi si allungano, anche perché l’Europarlamento chiede di tagliare gli sconti al bilancio Ue ottenuti dai Frugali per recuperare le risorse per Erasmus e ricerca.

E il vero scoglio poi potrebbe essere all’interno del Consiglio, perché tutti i Paesi dovranno essere d’accordo a far partire le ratifiche nazionali nei rispettivi parlamenti. Basterà un “no” per bloccare di nuovo tutto.

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