Tutta la città ne parlaNe usciremo migliori, però per masturbarsi è sempre meglio spegnere Zoom

Il New Yorker ha sospeso il giornalista-star Jeffrey Toobin per autoerotismo a telecamera accesa durante una riunione di redazione. Certe mogli italiane potrebbero raccontare di quei mariti, con tutto da perdere e un successo faticosamente ottenuto, che non riescono a trattenersi e mandano foto del loro arnese a donne non particolarmente smaniose di vederlo

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Quando sposa Jeffrey Toobin, Amy Bennett McIntosh di Cincinnati è una ragazza di buona famiglia: si è laureata a Harvard, dove ha conosciuto lo sposo; è una dirigente dell’American Express.

Trentaquattro anni dopo, Amy ha un punto vita da ragazzina, trascorsi coniugali da europea, ed è improvvisamente sposata con l’uomo più ridicolo d’America, primato scippato a Anthony Weiner con una sola, semplice goffaggine informatica.

Anthony Weiner, forse vi ricordate di lui, era l’uomo che mandava in giro foto del suo arnese (probabilmente lo fa ancora, ma ormai non ha più una carriera: le foto del suo bigolo sono meno notiziabili).

Era candidato a sindaco di New York, sua moglie era il braccio destro di Hillary Clinton. L’interrogativo è sempre lo stesso: perché donne apparentemente solide e persino bellocce si mettono in casa tizi così impresentabilmente deboli? Anthony Weiner rimorchiava sconosciute on line: che le sconosciute vendessero le schermate delle loro conversazioni ai tabloid è sorprendente come l’aumento dei contagi quando elimini il distanziamento sul metrò. Fuori d’antifrasi: era prevedibile.

Jeffrey Toobin, almeno, non l’ha fatto apposta. O così dice, e io gli credo, perché noi imbranati della tecnologia da confino siamo solidali tra noi.

È con una certa fierezza che mi sono vantata per mesi di non aver fatto una videochiamata per tutto il confino, di non farne una da anni. Mi bullavo: l’ultima volta si usava ancora Skype. Maramaldeggiavo: Zoom non l’ho neppure scaricato.

Poi, ad agosto, ho dovuto cedere. Intervista a una ventenne americana, chiamata su Zoom con il suo addetto stampa nascosto a spiarci. Due giorni a riordinare uno sfondo plausibile in una zona di casa in cui il segnale del wifi non facesse troppo schifo.

Avevo i libri giusti alle spalle, mi ero pettinata, tutto bene.

Fino al ventesimo minuto, quando la ventenne mi dice che per lei è normale fotografare tutto, è il modo in cui si annota le cose. E io faccio la simpatica agitando il blocco su cui mi sono appuntata le domande per lei, vedi, uso ancora questo, I’m an old lady. E lei mi guarda come mucca guarda treno. E io mi rendo conto che non ho mai attivato la telecamera, e lei parla da venti minuti con uno schermo nero.

A Toobin è successo il contrario, e gli è successo durante una riunione tra grandi firme del New Yorker, per una simulazione della notte elettorale. Quanto può essere noiosa una riunione d’una rivista culturale su un tema del genere? Abbastanza da farti decidere – a te, grande firma sessantenne – che per restare sveglio devi assolutamente menartelo.

E quindi, certo d’aver disattivato la telecamera, te lo tiri fuori e procedi a farti una sega. In videoconferenza. O, come la chiamano a Milano, «una call».

Ci sono molte domande che vorrei fare a Amy, che gli americani già consideravano un caso da studiare: suo marito ha avuto una relazione extraconiugale di lungo corso con tanto di prole illegittima, una cosa inconcepibile lì quanto è classica qui. Chi crede d’essere: Scalfari? Mastroianni? 

Ci sono molte domande, tra le quali: cosa mangia suo marito? Perché per carità, abbiamo avuto tutti tredici anni e sappiamo che una sega, quando ti scappa, ti scappa; ma JT ne ha sessanta, mica è normale che i suoi ormoni siano ancora così vivaci da non riuscire ad aspettare la fine della simulazione elettorale (un’espressione che d’ora in poi non potrà che essere sinonimo di «sega fuori luogo»). 

E anche: non è che per caso lo stava facendo vedere a lei, collegata in schermata adiacente da due stanze più in là? Non è che è una vostra perversione coniugale? Perché due dei presenti alla videoriunione hanno raccontato a Vice che la dinamica dell’incidente include Jeffrey che abbassa la telecamera per inquadrarselo ben bene, e se siamo gente che crede ai testimoni (non lo siamo) dobbiamo pensare a una conversazione parallela con qualcuno per cui la sega risultasse più interessante che per quelli del New Yorker. 

Toobin si è scusato con Amy ma anche coi colleghi, con la famiglia, con gli amici (non chiedetemi perché con gli amici, a meno che non si fosse dimenticato di disattivare il video anche in qualche conversazione con loro o con le loro mogli). 

La portavoce del New Yorker ha detto che è stato sospeso dall’incarico «mentre indaghiamo». Posso solo immaginare le indagini. Le schermate salvate. Gli ingrandimenti. Le testimonianze, «io l’ho visto, era proprio un bigolo, lo stava pastrugnando ben bene». 

Il direttore del New Yorker, David Remnick, ha scritto ai giornalisti che loro prendono «molto sul serio queste cose». Prendono molto sul serio le seghe, hanno capito che non vanno sottovalutate quando Philip Roth è diventato Philip Roth dopo che si erano rifiutati di pubblicarlo. 

La Cnn, della quale Toobin è collaboratore, ha detto che ha chiesto un periodo di permesso, «deve risolvere delle questioni private». Si sarà iscritto a un seminario intensivo sulle funzioni base di Zoom. Prime tredici lezioni: come notare se nel monitor ci sei tu che ti seghi e dedurre quindi rapidamente che non hai disattivato la telecamera; come capire se sei troppo anziano per gestire due videochat contemporanee senza combinare casini.

Oppure non è vero niente. La storia della telecamera che credeva d’aver disattivato, dico. È la prima scusa che gli è venuta in mente, ma sapeva benissimo che lo vedevano. Si eccita solo così, con l’esibizione. 

Non sarebbe il primo. Amy dovrebbe parlare con certe mogli italiane che potrebbero raccontarle l’autodistruttività di uomini che, con tutto da perdere e una carriera faticosamente ottenuta che potrebbe venire brasata da quel gesto, non riescono a trattenersi e mandano foto del loro arnese a donne non particolarmente smaniose di vederlo. 

Certo, se doveva prendere a modello un comportamento di queste parti, Toobin, dia retta: era meglio continuare a sentirsi Mastroianni.

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