Effetti collaterali della dissoluzioneChe fine hanno fatto i beni del Kosovo sparsi per tutta l’ex Jugoslavia

Secondo l’Agenzia kosovara per la privatizzazione ci sono 163 beni immobiliari sparsi negli Stati che formavano la Repubblica socialista. Il problema è che nessuno di questi Paesi riconosce Pristina. Il dialogo con la Serbia svolto a Bruxelles con la mediazione dell'Unione europea potrebbe essere la cornice giusta per trovare una soluzione

Afp

(Pubblicato originariamente da Radio Evropa e Lirë , selezionato e tradotto da OBC Transeuropa)

Il Kosovo non ha ancora accesso alle sue proprietà immobiliari, collegate a 99 aziende statali, situate sul territorio della Serbia. A parte i problemi di identificazione di queste proprietà e della loro ubicazione, l’Agenzia kosovara per la privatizzazione (KAP) ha specificato che le autorità di Pristina non hanno informazioni sul loro eventuale utilizzo o sullo stato in cui si trovano. Tuttavia la KAP specifica che la sua autorità «si applica a tutte le proprietà delle aziende in Kosovo, comprese quelle situate fuori dal paese». In realtà, non ha alcun accesso alle proprietà kosovare situate in Serbia.

L’azienda tessile Jatex, di Gjakovë/Đakovica ad esempio, dispone di 31 sedi nelle varie repubbliche dell’ex Jugoslavia, di cui 24 sul solo territorio della Serbia.

Per i professori di economia Muhamet Sadiku e Musa Limani, è il dialogo tra Kosovo e Serbia svolto a Bruxelles con la mediazione dell’Unione europea la cornice giusta per trovare una soluzione a questo annoso problema. «Ai tempi della Jugoslavia queste aziende di proprietà statale avevano aperto filiali o acquisito proprietà situate in Serbia. Il rifiuto di Belgrado di aderire alle nostre richieste è diventato problematico, poiché la Serbia afferma di essere ancora la proprietaria delle aziende statali del Kosovo, il che non è vero», sottolinea Muhamet Sadiku.

Secondo Musa Limani il Kosovo dovrebbe costituire una commissione speciale di esperti che, nell’ambito delle trattative tra Belgrado e Pristina, siano in grado di argomentare a favore della proprietà dei beni situati in Serbia. «La Serbia si è dichiarata proprietaria di nostri immobili. Alcuni sono stati persino venduti. Ad esempio la società Jatex aveva proprietà in Serbia, che sono state vendute», denuncia. «Il Kosovo dovrebbe formare una commissione di esperti poiché la Serbia si presenta ai negoziati con intere squadre di esperti, che stanno cercando di convincere la comunità internazionale dei propri diritti sulle proprietà in Kosovo raccontando falsità».

Secondo Muhamet Sadiku è giunto il momento di affrontare l’argomento durante gli incontri bilaterali a Bruxelles: «Il fatto che il Kosovo sia stato escluso dal processo di successione all’ex Jugoslavia è una grande ingiustizia. Occorre una specifica procedura di successione tra Kosovo e Serbia, al fine di regolare definitivamente tutti i conti non ancora chiariti».

Nell’ultima riunione di esperti Kosovo-Serbia, tenutasi a metà settembre a Bruxelles, sono stati discussi reclami finanziari e controversie sulla proprietà tra i due paesi.

«La Serbia può rivendicare a buon diritto la proprietà su grandi aziende, miniere, fabbriche in cui ha investito, per le quali ha rimborsato prestiti, o addirittura sta ancora rimborsando prestiti contratti a nome del Kosovo» afferma però Borko Stefanović, ex negoziatore del governo serbo al tempo del presidente Boris Tadić.

Oltre alle proprietà in Serbia, il Kosovo stima di possedere altre 64 proprietà in altri stati nati a seguito della disgregazione della Jugoslavia. Secondo la KAP il Kosovo avrebbe un totale di 163 beni immobiliari, proprietà di aziende statali. Tuttavia la KAP sta incontrando enormi difficoltà anche solo nell’individuare tutti i beni ancora appartenenti alle imprese pubbliche kosovare.

Secondo le informazioni a disposizione della KAP, il Kosovo possederebbe 35 immobili in Montenegro, che sono stati però soggetti a molteplici passaggi di proprietà abusivi. La società statale Rekreatours Pristina è diventata ad esempio Rekreaturs Budva e la KAP non ha più alcun controllo su quest’ultima. Pochi sono i beni registrati a nome di aziende statali e la KAP è riuscita ad avviare solo pochi procedimenti giudiziari per ottenerne la restituzione.

La KAP non ha accesso nemmeno ai beni immobiliari situati in Bosnia Erzegovina, che non riconosce l’indipendenza del Kosovo. Tuttavia ha dato mandato a degli avvocati locali di rivendicare la proprietà di tre aziende statali per le quali ritiene di essere in grado di dimostrare i titoli di possesso. L’azienda statale Jatex possiede poi beni a Zenica, ma questi non rientrano nelle competenze della KAP.

In Macedonia del Nord è un appaltatore autorizzato il responsabile della fornitura di documentazione amministrativa e legale sulle proprietà del Kosovo nel paese. In Croazia invece, dove vi sarebbero cinque immobili di proprietà del Kosovo, non sarebbe stato mai avviato alcun procedimento a riguardo. Il Kosovo ha anche alcune proprietà in Slovenia, ma non ha alcuna informazione a riguardo.

Il processo di privatizzazione in Kosovo è stato avviato nel 2003 da quella che è poi divenuta l’Agenzia kosovara per la privatizzazione. A oggi, nessuna azienda è stata oggetto di procedimenti legali di privatizzazione al di fuori del territorio kosovaro. Esperti del KAP, in collaborazione con il governo e altre istituzioni kosovare, stanno negoziando e visitando i paesi della regione con la speranza di risolvere finalmente la questione. Sono stati formati gruppi di lavoro per identificare i beni immobili rimanenti e trovare una soluzione per la restituzione al loro proprietario, lo stato, come previsto dalla Costituzione della Repubblica del Kosovo.

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