Le conseguenze della BrexitIl recesso del Regno Unito dalla Carta dei diritti Fondamentali dell’Ue potrebbe creare problemi al giornalismo britannico

Dopo la fine del periodo di transizione che scadrà il 31 dicembre 2020, il Regno Unito rimarrà membro del Consiglio d’Europa ma non farà più parte dell’Unione. Gli esperti si dividono su quanto ciò possa realmente avere conseguenze sulla libertà di stampa e sulla tutela della privacy perché Londra non avrà più la possibilità di rivolgersi alla Corte europea di Giustizia per accedere a documenti secretati, e garantire trasparenza.

Quando si parla di diritti umani ci sono due tipi di Europa. La prima è quella rappresentata dalla Convenzione europea dei Diritti Umani creata dal Consiglio d’Europa, che ha istituito dal 1959 la Cedu, la Corte europea per i Diritti dell’Uomo. La seconda è la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea su cui si basa anche la Corte di Giustizia Ue. Con la fine del periodo di transizione dal 31 dicembre 2020, il Regno Regno Unito non farà più parte dell’Unione e la sua Carta dei diritti fondamentali non sarà più vincolante.

Giuristi e esperti hanno sollevato il problema che ciò potrebbe avere delle ripercussioni sulla libertà di stampa, proprio perché il Regno Unito, non avrà più la possibilità di rivolgersi alla Corte europea di Giustizia per accedere a documenti secretati, e garantire trasparenza.

Il sistema giuridico inglese ha reinterpretato i concetti di libertà d’espressione e diritto alla privacy tramite la Cedu, inserita nel sistema legale britannico attraverso lo Human Rights Act del 1998, voluto dal governo Blair. La convenzione ha tracciato le linee guida, per la stampa, sul rapporto fra libertà di espressione e diritto alla privacy. La giurisprudenza ha dovuto affrontare l’apparente conflitto fra l’Articolo 8 (diritto alla privacy) e il conflitto con l’Articolo 10 (diritto di libera espressione). Per quanto riguarda la Privacy, il sistema giuridico inglese ha cercato il più possibile di correre lungo lo stesso binario del diritto alla privacy derivato dall’Articolo 8 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo.

Sia L’UE che il Regno Unito hanno da sempre visto la Convenzione e la Carta come complementari e non contraddittori. Secondo il Dottor. Richard Danbury, avvocato penalista e giornalista investigativo alla BBC e a Channel 4, La Carta non ha avuto «un impatto fondamentale sul diritto dei media nel Regno Unito». E per il momento non sembra che «Brexit avrà un impatto così netto sulle regolamentazioni del giornalismo investigativo britannico.

Secondo Danbury «Il vero ammontare di sentenze che interessano i giornalisti professionisti arrivano dalla Cedu», di cui il Regno Unito farà ancora parte dopo il 31 dicembre 2020 perché continuerà a essere membro del Consiglio d’Europa.  Secondo questa tesi la Brexit non priverà i giornalisti investigativi della facoltà di appellarsi a una corte super partes europea, proprio perché il Regno Unito, avrà la possibilità di appellarsi alla CEDU. «In passato non ci sono stati casi di estrema rilevanza riguardate data protection che sono passati per la Corte di Giustizia Ue», conferma Danbury.

Non tutti sono d’accordo. Per esempio Paul Lashmar, direttore del dipartimento di giornalismo della City University di Londra, prevede che abbandonando l’Unione europea, un gran numero di atti di secretazione potrebbero essere introdotti, cosi da vietare l’accesso a segreti di stato e «limitare la funzione di quarto stato dei giornalisti britannici»

Non avere più la possibilità di rivolgersi alla Corte di Giustizia Ue, potrebbe quindi essere un problema per svolgere giornalismo d’inchiesta del regno Unito. Però, secondo Danbury, a lungo termine non sarà necessariamente un problema così grave perché «anche dovessimo perdere il diritto di appellarci alla CGUE avremmo sempre il diritto di appellarci alla Cedu». Anche se una parte del partito conservatore dal 2016 ha chiesto ripetutamente di rivedere lo Human Rights Act, ovvero l’atto che inseriva la Cedu nel sistema legale britannico, nelle elezioni del 2017 i tories si sono impegnati a non abrogarlo durante il periodo di transizione,  affermando di volersi occupare della questione una volta che il Regno Unito avesse lasciato definitivamente l’Unione europea.

Due anni dopo, per le elezioni del 2019, il partito conservatore ha fatto una parziale marcia indietro, impegnandosi ad aggiornare lo HRA per garantire un coretto equilibrio fra «i diritti dell’individuo e la nostra sicurezza nazionale», impegnandosi a creare, nel giro di un anno, una commissione per proporre delle riforme..

È bene ricordare che però che la giustizia britannica opera in un sistema di Common Law, un sistema di leggi basata sui precedenti, quindi anche se il Regno unito si ritirasse dalla Convenzione, molte leggi incorporate nel sistema inglese nati dalla firma della convenzione, rimarrebbero in vigore. Perché ormai le corti britanniche avrebbero assorbito il diritto alla privacy nel sistema legale.

Anche se la volontà politica di rivedere alcuni aspetti della HRA, esiste ancora fra i conservatori, subito dopo la Brexit effettiva e nel bel mezzo della pandemia non sembra così saggia l’idea di ritirarsi contemporaneamente dalla Cedu e dalla Corte di Giustizia Ue, creando una voragine costituzionale. Di contro, con l’abrogazione della Carta dei Diritti Fondamentali, il problema principale sarebbe legato all’efficienza con cui la Corte di Giustizia Ue ha risolto dispute fra organi pubblici e la stampa britannica, ma non porterebbe a un cambiamento essenziale al sistema dei diritti fondamentali nel Regno Unito.

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